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Morazzone: uccide il figlio, va a cercare l’ex-moglie e la accoltella. Preso sul confine

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(ULTIMO AGGIORNAMENTO, ORE 15.19) Ancora quando sentiva sul collo il fiato delle forze dell’ordine, che lo stavano cercando quale presunto omicida e sicuro autore di un tentato omicidio, ha continuato a credere che per lui terra salvifica e di rifugio sarebbe stato il Ticino; solo a Viggiù (provincia di Varese), mentre si trovava in prossimità di più punti di valico (Clivio su Stabio frazione San Pietro, Saltrio su Mendrisio quartiere Arzo, ma anche l’ordinario Cantello frazione Gaggiolo su Stabio frazione Gaggiolo), è stato infine fermato. Davide Paitoni, 40 anni l’età, cittadino italiano, residenza a Morazzone (provincia di Varese) dove si trovava ristretto agli arresti domiciliari per un fatto di sangue occorso circa un mese fa ovvero il ferimento di un collega di lavoro alla “Colfert SpA” (filiale di Azzate, già sotto denominazione della “Varesina accessori srl”), è in stato di arresto dalle ore 8.27 di oggi nel contesto di un’operazione cui hanno preso parte decine di effettivi dell’Arma dei Carabinieri. Le ricerche erano scattate nella notte sulla notizia dell’accoltellamento di una 36enne – rivelatasi poi essere l’ex-moglie del 40enne – che era stata raggiunta dall’uomo nelle pertinenze dell’abitazione dei suoi genitori, in territorio di Gazzada-Schianno, Comune della cintura del capoluogo, e che lì era stata colpita con più fendenti all’addome, alla schiena ed al volto. Nell’immediatezza dei soccorsi ricevuti o al più tardi una volta giunta in ospedale, la donna – 36 anni, staccatasi circa un anno fa dal consorte e tornata a vivere nell’abitazione dei genitori – aveva riferito agli inquirenti che insieme con l’autore dell’aggressione si trovava per l’appunto il figlioletto di sette anni.

Drammatico l’esito degli accertamenti esperiti durante la perquisizione a casa di Davide Paitoni, in via Cuffia a Morazzone, sull’evidenza del cadavere di un bambino nell’armadio padronale; a rigore di prima indagine, l’ora del decesso del bambino – decesso la cui causa è da attribuirsi alla mano dell’uomo, a quanto pare con una coltellata alla gola – è indicativamente da riportarsi al pomeriggio di ieri, di fatto sull’orario in cui era stata concordata la riconsegna alla madre. La quale, infatti, nulla temendo si era accostata all’ex-consorte all’ora dell’appuntamento. E forse, già sul primo balenare della lama, l’intuizione di quanto la situazione fosse già precipitata; poi la scoperta del corpicino inanimato, l’approntamento di posti di blocco in ogni direzione utile, l’individuazione della vettura – una “Volkswagen Golf” di colore grigio – con cui Davide Paitoni stava tentando di dileguarsi, l’inseguimento, lo sfondamento di una postazione di presidio da parte dell’omicida, l’accerchiamento dell’uomo – ormai costretto alla fuga a piedi – alle pendici del Colle Sant’Elia. Al momento della resa, Davide Paitoni era ancora in possesso di un coltello, presumibilmente quello con cui aveva perpetrato un omicidio ed un tentato omicidio nel volgere di poche ore, e di una dose di cocaina.

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