Home POLITICA Follow the goat / Politica sì, ma prima di tutto viene l’uomo

Follow the goat / Politica sì, ma prima di tutto viene l’uomo

Se si escludono le scolaresche in visita, qualche persona direttamente interessata su argomenti specifici e la frotta dei sindaci e dei municipali coinvolti nelle aggregazioni, non è che le due tribunette sovrastanti l’aula del Gran Consiglio siano propriamente luogo frequentatissimo durante l’attività parlamentare; ci sono i giornalisti, passano ogni tanto i messi per lasciare copie degli atti parlamentari inoltrati; almeno, per quel che il sottoscritto candidato – occasionalmente in visita nel corso dell’ultimo quadriennio, quando vi fosse compatibilità con altri impegni – ha avuto modo di vedere. Ieri, tuttavia, non si sarebbe potuto mancare: era l’ultima seduta, quella in cui il presidente dell’assemblea (in questo caso, “la” presidente Pelin Kandemir Bordoli, ultima in rotazione annuale nella legislatura) tiene un discorso per chiudere i lavori, tra l’altro ad esaurimento del lunghissimo ordine del giorno carico di residui che nella circostanza sono stati messi a regime.

A colpire, dirò, l’assenza delle “altre” istituzioni: uno si aspetta che all’appuntamento del congedo partecipino almeno i sindaci dei principali Comuni del Ticino, come omaggio a persone con cui per lungo tempo essi si sono trovati a confronto ed a colloquio; difficile il pretendere che i cittadini si affezionino alla cosa pubblica quando poi, in un’occasione specifica e nota, non si manifestano nemmeno coloro che detengono le chiavi della vita politica declinata nel quotidiano; sta di fatto che non c’erano. Interessante invece il clima: l’omaggio tributato a qualcuno che per scelta – o per regole interne ai partiti, o per mancata designazione (capitolo a parte, questo) – non si ripresenterà, magari dopo tre o quattro legislature di fila; il saluto collettivo a Pelin Kandemir Bordoli, anch’ella alla seduta dell’addio; il ringraziamento ad alcuni funzionari (la mitologica Jole Agostinetti, indispensabile “macchina” della segreteria: ha visto 45 anni di Gran Consiglio e, se mai vorrà scrivere un libro di memorie, non faticherà a trovare l’editore); le strette di mano tra avversari e compagni di schieramento, temibili più i secondi rispetto ai primi. Fuori, ai tavolini dei ritrovi pubblici e centrale in questo senso rimane un bar – l’“Incontro” – dal nome ecumenico, riunioni improvvisate o coordinate, per gruppi sì ma anche con mescolanze varie, qui i leghisti e là i socialisti ed all’interno i liberali-radicali, chissà che si stesse trattando anche qualche sostegno trasversale da “panachage”; volti tesi e volti distesi, quasi un “mantra” la scaramanzia (“Eh, mi sa che ci salutiamo qui, sai, sono ormai una cariatide, largo ai giovani, che dici, devo stare tranquillo?”). Nulla di spiato: sembrava, anzi, che qualche pronunciamento fosse espresso proprio per far sì che altri, a distanza d’una decina di metri, potessero comodamente ascoltare. Cose che di sicuro accadono ad ogni fine di percorso, nella scuola, sul posto di lavoro, nelle associazioni; e, per questo, cose che non sono destinate a sedimentarsi, anche perché d’un buon terzo dei granconsiglieri si dura fatica a ricordare il cognome ed il ruolo avuto, magari perché timidi o magari perché la loro è stata una specie di cameo nelle attività parlamentari, e senza che sia rimasta traccia.

Un’immagine rimarrà però impressa a lungo nella testa dell’osservatore casuale, e ieri ero quell’osservatore: su un lato della piazza, un deputato ed un giornalista che si abbracciavano con sincera commozione dell’uno e dell’altro. Non so che cosa si fossero detti, non so che cosa si stessero raccontando; ma pareva – e forse mi sbaglio, è stato il “flash” che dura un attimo e dal quale per discrezione si distoglie lo sguardo – che l’uno fosse compartecipe di un problema dell’altro, e che lo stesse vivendo come proprio. Se così fosse, una preghiera ed un grande “In bocca al lupo”: le battaglie in politica sono importanti, ma l’umanità dell’uomo in quanto persona viene prima di ogni conflitto.

Alessandro “Bubi” Berta, candidato numero 60 al Gran Consiglio,

lista numero 16 Udc