Home CRONACA Covid-19, l’intera Italia diventa “zona rossa”. Ticino, “test” positivi a quota 68

Covid-19, l’intera Italia diventa “zona rossa”. Ticino, “test” positivi a quota 68

(ULTIMO AGGIORNAMENTO E RIEPILOGO, ORE 23.30) Non più la sola Lombardia insieme con 14 province fra Veneto, Piemonte (compreso il Verbano-Cusio-Ossola), Emilia-Romagna e Marche, ma l’intera Italia diventa “zona rossa” in conseguenza dell’epidemia da Covid-19. A decretarlo, con ritardo di un mese rispetto ai logici tempi di reazione di fronte ad una conclamata situazione virale di carattere epidemico ed ora con tendenza alla pandemia, è stato stasera Giuseppe Conte, presidente del Consiglio della Repubblica italiana, peraltro con atto che sarà esecutivo solo da domattina. Restano in vigore le solite norme “ad usum Delphini”, in particolare quella che consente ai frontalieri (solo permesso “G”; esclusi invece gli studenti di formazione post-obbigatoria ed oltre) di entrare sul suolo ticinese; per contro, applicandosi “in extenso” quanto disposto nella notte precedente dallo stesso capo del Governo tricolore, un cittadino svizzero o una persona residente in Svizzera non potrà accedere ad alcuna parte del territorio italiano.

Frontiera “bucata” – Proprio sull’applicazione delle regole, stamane e per l’intera giornata, molte le inaccuratezze destinate a suscitare perplessità. Vero, infatti, che qualche cittadino con targa “Ti” ha provato a varcare il singolo punto di valico e che lì, per contro, è stato bloccato sull’intervento di operatori della Guardia di finanza (pochi i mugugni, da tragicommedia tuttavia il respingimento di una madre che stava andando in visita ai figli domiciliati sul territorio comunale di Campione d’Italia); ancor più certo il fatto che i controlli alle frontiere o nell’immediato retrovia hanno goduto di scarso e sporadico potenziamento da parte delle forze italiane dell’ordine, che a differenza di quanto opinato dalle autorità politiche in Roma non dispongono nemmeno di adeguato contingente dispiegabile per funzioni di controllo e di repressione di eventuali “furbetti” in sgusciamento tra le maglie. Morale, nessuna verifica sistematica dei documenti e dei permessi e delle autocertificazioni; in alcuni casi, una chiamata “a campione” nella teoria delle vetture al momento del transito sul punto di confine. Nulla di cui meravigliarsi, tanto di più essendo stato tale scenario prefigurato su queste pagine appena poche ore prima; azzerata la già dubbia credibilità delle assicurazioni fornite alle autorità federali nei colloqui di ieri; scarse tracce di pattuglie in prossimità dei valichi impresenziati.

Positivi in ascesa – Altri 10 nomi si aggiungono alla lista delle persone risultate positive al “test”. 68, pertanto, i soggetti sotto trattamento. Ospedali, altro giro di vite – Si alza di un altro metro la barriera di protezione attorno a nosocomi e strutture degne di protezione in Ticino: annunciati e contestualmente posti in essere altri provvedimenti a cura dei responsabili dello Stato maggiore cantonale di condotta, in chiave sia degli operatori sanitari sia degli ospiti dei servizi in stazionamento. Alla sintesi, nel primo caso sono stati introdotti criteri di prevenzione, obiettivo la razionalizzazione del personale disponibile negli ospedali in modo da garantire la migliore presa a carico dei potenziali pazienti (oltre a quanto disposto da Bellinzona; per quanto concerne invece i degenti, da tutelarsi in quanto persone vulnerabili, imposta l’interruzione delle visite in ogni contesto ospedaliero e nelle case per anziani.

Assistenza – Rimangono operativi i numeri gratuiti di telefono per quanti abbiano bisogno di informarsi sull’evolversi della situazione: 0800.144144 (tutti i giorni, ore 7.00-22.00) quale servizio cantonale, 058.4630000 (tutti i giorni, 24 ore su 24) quale servizio federale.