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Vaiolo delle scimmie, primo caso in Ticino. E scatta il tracciamento dei contatti

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Confidare nel meglio, essere sempre (di nuovo) pronti per il peggio. A distanza di 28 mesi dalla conclamazione del primo caso di positività al Covid-19, fonti dell’Ufficio del medico cantonale dichiarano essere stato confermato ieri il primo caso di “vaiolo delle scimmie”, che è poi una comune espressione di riferimento per indicare l’infezione trasmessa dagli animali all’uomo (in forma aggettivale singola: infezione zoonotica) e che scaturisce da un virus dello stesso gruppo – meglio dicasi: della stessa famiglia – di quel vaiolo che in Europa è da tempo debellato. Dalla letteratura medica apprendiamo che tale “vaiolo delle scimmie” è assai meno trasmissibile ed assai meno grave rispetto al vaiolo così come lo conosciamo; il che consola, serbandosi statistiche da cui consta che il vaiolo vero e proprio, nei primi 80 anni del secolo scorso, causò buoni 300 milioni di vittime.

Le scimmie, in realtà, c’entrano non molto e non sempre: è “vaiolo delle scimmie” giacché identificato per la prima volta in una scimmia, ma la trasmissione ha luogo principalmente per colpa di roditori. Giustamente tutelato nella sua riservatezza il portatore di tale morbo, primo a queste latitudini ma 46.o in ordine di tempo nel contesto elvetico; all’estero, con elevato grado di probabilità, il contagio; soggetto ora in cura come paziente ambulatoriale ed in isolamento a casa sua. Torna un altro fra gli incubi dei due anni “acuti” di Covid-19: è partita ed anzi si sarebbe già conclusa – ma calma con le certezze irrefutabili – la campagna di tracciamento dei contatti al fine di “identificare possibili catene di trasmissione” e di “informare attivamente queste persone”. Se tutto sarà andato comme il faut, cioè senza propagazione del virus, sapremo non prima di tre settimane, periodo-finestra di controllo dello stato di salute. Non incoraggiante, proprio no.

Non consola nemmeno il sentirsi dire che trattasi di “rara malattia”, e che la trasmissione tra umano ed umano è condizionata ad un “contatto stretto e prolungato”, e che non ogni modalità di contatto genera immediata infezione; ma anche stavolta nelle orecchie riecheggia il “déjà-véçu”, manca solo la raccomandazione al recupero delle mascherine Ffp numero da zero ad infinito per evitare il passaggio delle famigerate “goccioline respiratorie” alias “droplet” e poi siamo punto e a capo. Ma pare che basti anche un contatto – e qui a tempi brevi, quasi nell’istantaneità – con le lesioni cutanee di una persona infetta; aspetto, questo, in cui l’autoprofilassi può generarsi sulla scorta dell’osservazione e dell’attenzione, come dire che se sorge in me un sospetto su Tizio presterò ogni cura nel restare a debita distanza dal medesimo (altro paio di maniche è il contatto per urto o per casualità. Come l’esperienza coronavirale ci ha forse insegnato, non possiamo vivere ogni istante sotto una campana di vetro). Peraltro: proprio a margine del margine delle comunicazioni a nostra tutela, chi ben sa per studi condotti precisa che si può essere colpiti dal “vaiolo delle scimmie” anche dal solo contatto “con oggetti contaminati di recente”; in teoria, propagazione possibile da qualsiasi punto a qualsiasi punto e senza che di ciò ci si accorga (esempio banale: un corrimano, una sbarra di aggancio sul bus, la maniglia di una porta in luogo pubblico. Preoccupati? Beh, tranquilli tranquilli no). E si faccia conto: nelle ultime sei settimane, oltre 3’000 i casi emersi tra Europa, Stati Uniti ed Australia; pur nella misura delle parole utilizzate, nessuno nega che questa è una “malattia infettiva fastidiosa con potenziale di diffusione anche importante”, per quanto essa non sia da considerarsi “al pari di un virus con potenziale pandemico”, ovvero testuale – “nulla di paragonabile” al Covid-19. Aggiunta: “Per ora”.

I punti salienti per incominciare a capire: a) primi sintomi corrispondenti a febbre, mal di testa, dolori muscolari, dolori alla schiena e gonfiore dei linfonodi; b) fra uno e tre giorni dopo la comparsa della febbre, sviluppo di un’eruzione cutanea con vescicole o pustole; c) negli stessi tempi, diffusione dell’eruzione cutanea dalla testa al resto del corpo, eventualmente sino ai palmi delle mani ed alle piante dei piedi; d) urgono a questa stregua il consulto con un medico e le analisi di laboratorio; e) in caso di conferma dell’infezione, isolamento sotto ordine del medico cantonale. Di regola non sussiste bisogno di ricovero in struttura nosocomiale; di regola la guarigione ha luogo nel volgere di alcune settimane; come dire che per eccezione si può finire in ospedale, e che per eccezione può prendere corpo una malattia sistemica anche grave.

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