Passaporto italiano, residenza in Italia, 23 e 20 anni rispettivamente, domicilio ed etnia non resi noti da fonte ufficiale: tale il profilo di due delinquenti tratti in arresto tre giorni addietro – di questo pomeriggio l’informativa dai portavoce di Polcantonale e ministero pubblico – quali responsabili (oh, via: dicasi che sono solo “sospettati”) della tentata truffa ai danni di uno o più anziani con l’ormai consolidata tecnica delle telefonate-“choc”. L’individuazione della coppia di giovani malviventi ha avuto luogo a Lugano anche sulla scorta di informazioni fatte tempestivamente pervenire alle forze dell’ordine; a quanto consta, i criminali avevano dapprima costruito una serie di pressioni sulla vittima designata (o sulle vittime designate; sono in corso accertamenti circa l’eventuale partecipazione dei soggetti ad altri colpi perpetrati in Ticino e/o in Svizzera) e poi si erano presentati in prima persona chiedendo che fossero loro consegnati denaro e gioielli quali beni “necessari” – tale il racconto – nel quadro di un’inchiesta di polizia a carico di un uomo consanguineo dell’anziano preso di mira.























































































