(ULTIMO AGGIORNAMENTO E RIEPILOGO, ORE 15.52) Per chi sta di qua, e si sente legittimato ad affermarlo, si tratta di un’imposta e non di una tassa. Trattandosi di un’imposta, nel caso di specie a prelievo sui salari dei frontalieri “vecchi” (cioè posti sotto contratto prima della metà di luglio 2023), essa si pone in violazione di un accordo elaborato, stampato, parafato, sottoscritto e pubblicato. Trattandosi di una violazione, non abbiamo nessuna intenzione di renderci complici. Dal momento poi che a tutt’oggi non avete ancora risolto un problema da voi stessi originato, ed il come ed il quando sono ben noti, noi ci tuteliamo – così come ci siamo tutelati in prima battuta commissionando una perizia giunta poi a confermare le nostre affermazioni – e blocchiamo una parte dei ristorni, nella misura del 46 per cento effettivo sul totale, il che si traduce nel congelamento di oltre 50 milioni di franchi verso la sola Lombardia. Parole ed opere dell’autorità politica cantonale, da Palazzo delle Orsoline in Bellinzona, ore 9.00 di martedì 30 giugno 2026; in traduzione, ci aspettiamo che Berna e Roma trovino una quadra, ci aspettiamo che Berna sostenga senza “se” e senza “ma” e senza riserve le tesi di cui è alfiere il Governo ticinese, ci aspettiamo che quella nostra perizia (autore Pascal Hinny, ordinario di diritto tributario all’Uni Friborgo: non l’ultimo della pista, meglio, uno che la pista ha progettato e costruito, se si passa la metafora) sia perno delle dichiarazioni di principio e fondamento per un equo giudizio, laddove all’equità corrisponda un “Sì, Bellinzona ha ragione e non può non aver ragione”, e quindi il filo sia tranciato di netto.
Del pregresso si immagina che tutti siano al corrente, e dunque la si fa breve, come del resto laconicamente breviloquente è stato stamane Claudio Zali presidente dell’Esecutivo cantonale nel dare notizia dell’assunto ed esecuzione al medesimo: esistono i “nuovi” accordi sul frontalierato, in sede parlamentare a Roma è stata adottata una norma in forza della quale le autorità politiche regionali “di frontiera” – e qui entrano in linea di conto la Lombardia ed il Piemonte – hanno facoltà di imporre un balzello definito come “compartecipazione al Servizio sanitario nazionale” e rapidamente ribattezzato “tassa sulla salute”, in riecheggiamento tra l’altro di una bastonata fiscale che in landa di Tricoloria i lavoratori autonomi si trovarono fra capo e collo a metà Anni ’90 e si va con lo spannometro ma sbagliandosi di poco se non di nulla. Okay: peccato che tale “compartecipazione”, funzionale all’utilizzo dei servizi sanitari di base e cioè medico ed assistenza ospedaliera, abbia tutte le caratteristiche dell’imposta, esercitandosi essa sull’entità del reddito; di più, a rigore del testo della Legge numero 213 in firma la vigilia di San Silvestro 2023 e ripubblicata due settimane dopo sulla “Gazzetta ufficiale”, con imperativa retroattività al 2024. Attenzione, questo è un punto rilevante: la retroattività è legittima. Ed attenzione, anche quest’altro è un punto rilevante: a Roma dicono che è una tassa, a Berna cincischiano ma che cosa vogliono ‘sti dannati ticinesi che pretendono anche che A voglia dire A e che uno valga uno; a Bellinzona si resta dell’avviso espresso e confermato.
Evidenza pratica: a) Torino, in quanto sede della Regione Piemonte, ha fatto sapere di non aver nemmeno preso in considerazione l’inserimento di tale tassa “rectius” imposta; ergo, a Torino arriva sùbito il 100 per cento dei ristorni al versamento, e dunque 8’668’106 franchi su 8’668’106, ricevuta, grazie, ci si vede alla prossima tornata; b) Milano, per contro, sulla tassa *rectius” imposta aveva dichiarato di voler fare conto ed in tal senso le autorità cantonali ticinesi erano state rese edotte della richiesta di un posticipo dell’entrata in vigore della tassa “rectius” imposta, con effetto sulla trattenuta fiscale pertinente al 2026, sempre che l’istanza riuscisse a trovare consenso alla Ragioneria generale dello Stato; c) dovendosi pertanto operare in regime di provvisorietà sino a tale data, Milano aveva fatto conto di applicare la tassa *rectius” imposta sin da sùbito; d) in risposta, Bellinzona mette in “freezer” la metà dei ristorni verso la Lombardia, che riceverà pertanto 50’221’177 franchi su 100’442’354 franchi. Gli altri denari, per importo equivalente al centesimo sul 50 per cento del totale, per il momento non escono. Non è un furto, non è un’appropriazione indebita, non è una ritorsione: è una sospensione cautelativa, perché effettivamente il Ticino risulterebbe esposto a rischi finanziari e persino ad azioni legali. Da ricordarsi, senza troppi sforzi, alcuni spiacevoli precedenti: i debiti che erano stati cumulati dagli amministratori pubblici di Campione d’Italia, ma più di tutto e di tutti la “blacklist” unilaterale italiana.
Una valenza supplementare e collaterale ha, oggi, la presa di posizione espressa da Claudio Zali in nome dell’Esecutivo: qui sta una tra le risposte a quanti, tra Legislativo e stampa d’appoggio, non lasciano trascorrere due minuti senza cannoneggiare la stanza dei bottoni a Palazzo delle Orsoline, tra affermazioni di principio e pretesti e con ampia prevalenza dei secondi. Nel ribadire le prerogative del Governo, chi al Governo si trova fa anche capire di essersi stufato del sistematico “zero al quoto e zero a quoziente” sull’attività della legislatura che andrà a spirare in aprile. A Berna ed a Roma è stato ora detto: vi siete fatti parti diligenti al fine di risolvere un problema da voi stessi generato? Si direbbe di no; o, perlomeno, si deve dire che non siete stati chiari al momento di sottoscrivere quel contratto o che non avete preso per bene in esame le possibili ripercussioni e le possibili interpretazioni unilaterali soprattutto per quanto riguardava le zone grigie di quell’accordo. Avete agito con tempestività? Parrebbe di no, ed infatti state parlando ora – proprio adesso nel senso stretto del termine, essendo in programma a Roma un incontro “anche” su temi di natura fiscale tra Karin Keller-Sutter consigliera federale e Giancarlo Giorgetti ministro con competenza su economia e finanze – di una questione su cui sarebbe stato da mettersi il punto fermo mesi addietro, e di più, almeno dal gennaio 2024 quando i provvedimenti furono applicati, ed anzi, prima ancora di quel lunedì 17 luglio 2023 in cui il testo entrò in vigore. Bellinzona parla, Bellinzona fissa i paletti: noi provvediamo così, voi dateci poi – oh, con vostro comodo, dal momento che il comodo vi siete presi da un pezzo – altri e necessari chiarimenti. E fate anche a modo vostro, non importa, qui si auspica soltanto una “soluzione in tempi ragionevolmente rapidi”: per il Ticino, del resto, non è mai Roma l’interlocutrice, e per paradosso – si è qui a distanza d’un centinaio di chilometri, autostrada diretta via Chiasso-Brogeda – non lo è nemmeno Milano in quanto sede dell’ente regionale. Si vuole la verità nuda e cruda? Con Giancarlo Giorgetti, che è tra l’altro un varesino di Cazzago Brabbia, non sussiste alcun problema; la falla nel sistema è stata originata da chi, in nome di Berna, forse mal lesse o non lesse del tutto la convenzione in forma di accordo, o di essa non comprese le ripercussioni possibili e probabili.























































































