Dialogo surreale per quanto surreale può essere la “politique politicienne” ticinese: “Andrea Maria Balerna, in quota Plr, non eletto al Tribunale penale cantonale”; “Scusi, può ripetere?”; “Certo: Andrea Maria Balerna, in quota Plr, non eletto”; “Scusi di nuovo, e allora?”; “Eh, allora è stata eletta Monica Sartori-Lombardi, in quota Plr”; “Senta, non La disturbo più, ma sia chiaro: Monica Sartori-Lombardi anziché Andrea Maria Balerna, nel senso proprio al posto di Andrea Maria Balerna?”; “Vedo che Lei è un po’ tardo nel capire. Glielo dico per l’ultima volta. Sì, è andata così”; “Ma…”. “Ma un corno. Lei mi sta solo dimostrando due cose: primo, è petulante; secondo, a Palazzo delle Orsoline non ha mai messo piede. SalutoLa e congedoLa, fine, ciao, raus”.
Sempre sa sorprendere il laico conclave che si chiama Gran Consiglio (obietterete: ma no, non è un conclave, qui gli atti sono pubblici. Si risponde: eh, ma certe decisioni maturano nel segreto e nell’ombra, ed allora tra deputati e porporati non corre poi gran differenza…) ed i cui lavori si articoleranno in questa sessione su una trentina abbondante di punti: chi oggi nell’agone era entrato da papa, in quanto ad uno specifico ruolo – si trattava di ridefinire l’organico del succitato Tpc – da giorni ed anzi da settimane destinato, a pomeriggio concluso si è trovato decadreghizzato dal momento che nel gremio gli è stata preferita un’altra candidatura. La cosa sarebbe relativamente grave – oh, sempre nella misura di quanto possa essere grave una questione di nomine nelle istituzioni; non è poi che Andrea Maria Balerna rimanga a spasso, essend’egli un procuratore pubblico – se non si dovesse considerare il prodromo a tale votazione. Do you know, sure? Prima di arrivare al Grand Council il materiale è oggetto di istruzione, e stavolta c’entravano i membri del Justice&rights committee, e quando le lasagne escono dalla fabbrica del Justice&rights committee si tratta solo di infornarle e di gustarle, okay? Ecco: in sede commissionale i plr avevano chiarito di volere Andrea Maria Balerna, e quello era il nome portato all’attenzione dell’aula. Ed invece, sbamm, 45 schede su Monica Sartori-Lombardi e storia finita, dal momento che l’altro percorso in essere – due erano i posti vacanti dopo quer pasticciaccio brutto daa piazza della Foca – era su binario sicuro, appannaggio dei neocentristi giàp, ed infatti di Raffaella Rigamonti si parlava e Raffaella Rigamonti è stata eletta, 55 consensi, applauso e buon lavoro.
Lasciamo da parte, benché ben poco commendevoli esse siano state, le vicende del passato, quando il Tribunale penale cantonale era diventato motivo di accuse, di siluramenti, di estromissioni, di polemiche, di conversazioni velenifere e di motteggi popolari non più per l’essere tribunale e non più per l’essere cantonale ma in ragione di quell’aggettivo intermedio e diversamente interpretabile anche in concetto di arte figurativa a mo’ di corredo iconografico. Sembra tuttavia che qualcuno, tra i colleghi, circa Andrea Maria Balerna avesse già strutturato intervista e pezzo di supporto, tale era il volume delle certezze sicché il transito dal contatto al contratto, come s’usa dire nella pubblicità, sarebbe stato questione formale, si va si entra ci si ferma si firma si procede; il parere commissionale avrà pure un senso ed un peso, no? Certo, qualche altra volta c’erano state piccole crepe, piccole dissonanze, piccole sconfessioni. Ma qui il rischio non si sarebbe nemmeno posto; intuibile allora il tono di qualche telefonata, stasera, a cose fatte. Sarà irritato, Andrea Maria Balerna, per l’essere il suo nome stato speso ma a vuoto? Forse. Sarà attapirato, chi in sede di Commissione giustizia-diritti aveva costruito e generato il consenso sul nome di quello specifico candidato il che si traduce anche in un “O così o così”? Forse. Sarà meravigliata Monica Sartori-Lombardi per l’essere stata invece proiettata al Tpc per direttissima quand’invece il suo viaggio, se mai un viaggio vi era stato, era a bordo del treno del latte? Beh, non siamo così “naïf” dal credere alla sorpresa in stile “carrambata”, ciao, giudice, ascolta un momento, siamo qui in aula a Bellinzona, si parlava tra amici prima di entrare e allora ci sei venuta in mente tu, ma proprio proprio ti scoccerebbe se ti facessimo diventare giudice del Tpc, capisco che è un’improvvisata ma pensaci per quel quarto d’ora mentre parlo con qualcun altro e vedo se si può combinare? Via, nessuno è venuto giù dalla piena: l’operazione è stata costruita nel tempo e con il tempo, agli artefici dell’impresa la responsabilità ma anche la legittimità dell’agire. E dal momento che all’origine del progetto non c’è Monica Sartori-Lombardi “herself”, ci sa che tra i plr ci sia qualcuno ben capace di trovare sodali fuori dai ranghi dello schieramento politico o capace almeno di generare affinità su specifici percorsi. Occhio: altro che episodio da frondismo, come qualcuno di sicuro sosterrà; chi sappia orchestrare un intervento del genere è direttamente proiettabile al seggio in Consiglio di Stato…
Due cose sono ad ogni modo da dirsi, e nessuno si esalti, e nessuno si senta offeso. La prima: conosciuta come si è conosciuta Monica Sartori-Lombardi, ancorché per interposte persone, beh, nel mazzo sarebbe stato difficile il trovare una carta migliore; il “curriculum” magistrale parla per lei, e fonti professionali e qualificate affermano che ben positiva è stata anche l’attività quale giudice supplente straordinaria (nomina di fonte governativa contestuale a quella di Paolo Bordoli, dal gennaio dello scorso anno, dovendosi tamponare la falla causata dalla destituzione di Francesca Verda Chiocchetti e di Siro Quadri). La seconda: nel Plr ha trovato asilo un quintaluccio di confusione mentale, perché se ho bisogno di un’angioplastica coronarica spero di avere sotto mano il numero di un cardiochirurgo emodinamista e non di un pediatra, medico l’uno e medico l’altro, certo, e magari il pediatra sa fare “anche” un lavoro altrui, ma tra magistrato inquirente e magistrato giudicante si dovrebbe in questo caso preferire “tout court” chi come giudicante è già intervenuto. E se questo è il Plr in cui regna ancora l’ambizione di un nuovo consolidamento delle posizioni e financo del recupero della maggioranza relativa in Governo a danno della Lega (parole di Christian Vitta odierno direttore del Dipartimento cantonale finanze-economia, in intervista del “Corriere del Ticino”, non più di 10 giorni addietro: il “non credere nel raddoppio sarebbe un grosso errore”), se questo è il Plr, dicevamo, i maggiorenti sono nel guado più o meno come i pochi membri della banda di Danny Ocean quando il capo e le altre teste pensanti sono finite dietro alle sbarre ed allora bisognerebbe organizzare qualcosa di alternativo al colpo principale: mumble mumble, ciascuna tra le proposte finisce bocciata perché o mancano i mezzi o non c’è un numero sufficiente di cervelli.
Per doverosa integrazione di cronaca, in Gran Consiglio sono stati elette oggi due procuratrici pubbliche (Margaret Kuelen, 52 consensi, e Monica Snider, 45 consensi) e la nuova giudice dei provvedimenti coercitivi (Krizia Kono-Genini, 53 consensi). Tre donne su tre candidature, ed anzi: considerata anche la vicenda di Monica Sartori-Lombardi, quattro donne su tre candidature. Eggià: anche questi apparenti ossimori aritmetici riesce a produrre, il Ticino della “politique politicienne”.






















































































