Sissignori, la strana coppia si separa: su una ricandidatura, che è quella di Claudio Zali; o, almeno, tale nome diventa il “casus belli”, e sulla questione si arriverà. La notizia è dunque questa: niente (più) Lega con Udc, alle Cantonali 2027, o meglio niente (più) Udc con la Lega, e per volontà di una parte, quella sino ad ora numericamente meno rilevante nell’asse del Centrodestra ticinese ma più potente – nemmen da discutersi sui rapporti di forza – a livello federale; insomma, l’Udc in quanto tale. La mancata riconferma del progetto di lista unica per il Governo, Esecutivo nel quale ora sono rappresentati due leghisti e zero democentristi come tutti dovrebbero sapere, è roba fresca di giornata e si manifesta nella forma di una comunicazione apodittica, costituendo fine e rottura dell’invero da lungi fragile e sempre più lacunosa alleanza con la Lega dei Ticinesi; gettato il dado e varcato il ponte sul Rubicone, Piero Marchesi presidente cantonale ed i suoi intendono quindi marciare con il passo della Legio XIII Gemina puntando diretti sulla stanza dei bottoni a Palazzo delle Orsoline in Bellinzona e traducono in atto compiuto una pretesa reiteratamente manifestata a voci singole e da gran tempo. Vari i prodromi: tra un “Let’s run” e l’altro, memorabile il “Se volete le nostre soluzioni, dateci il seggio” del granconsigliere Sergio Morisoli, peraltro un udicino da aggregazione essend’egli giunto in quella casa dal Plr e dopo aver svicolato a destra con il “think tank” noto come “Area liberale” e tuttora in più che discreta forma, tanto da esprimere Paolo Pamini in Consiglio nazionale. Varie anche le espressioni colte qua e là appena dopo il divorzio: capofila nell’estremizzare i possibili esiti della frattura è Tuto Rossi, che spara a palle incatenate contro i due odierni consiglieri di Stato, all’insegna di un “Vadano a casa, lascino il posto” a non uno ma due plenipotenziari Udc, con provocazione pesante e corroborata da un’invettiva in cifre arringatorie, del resto parlando qui un avvocato (“Pur essendo in due, sono stati succubi del sistema Plr, accettando che mandati e prebende andassero agli immanicati di sempre” – citazione di sintesi, con necessarie interpolazioni di redazione – e per di più, “in cambio di briciole, sono entrati a pancia a terra nel peggior clientelismo, nello scambio di poltrone, nel “manuale Cencelli”…”. Urcavè).
Il banco salta… – “Tieni vicini i nemici ma ancor più vicini gli amici”, era il pensiero di Michael Corleone nella trilogia del “Padrino” (parte seconda, preciserebbero gli esegeti). A volte gli amici vicini sono poi quelli che, per qualche ragione propria o perché ti colgono in difficoltà o perché credono di aver scoperto il tuo tallone d’Achille, ti informano secchi del non più voler avere a che fare con te; accade così che tra iersera per la decisione e stamane per la comunicazione i vertici dell’Udc ticinese hanno voluto offrire un’acronimica reinterpretazione di sé medesimi, ossia affidandosi all’Ultima Decisione Categorica – ultima, non ultimativa: non vi è stato spazio e non vi è stato tempo per le mediazioni, si direbbe – per dichiarare l’“Alleingang” a tutto tondo, per il Legislativo si sapeva e non sussisteva motivo di discussione, per l’Esecutivo invece si trattava di ridiscutere la posizione collettiva sull’identità di Claudio Zali titolare del Dipartimento cantonale territorio e che agli udicini, o a gran parte di essi, è semplicemente inviso, forse per motivo politico (non abbastanza di destra) o forse per motivo personale (e d’accordo, non è detto che tutti debbano piacere a tutti; nelle file dei neocentristi giàp, qualche anno fa, c’erano due granconsiglieri in totale accordo su due soli punti, e cioè nell’essere visceralmente in disaccordo l’uno con l’altro e nell’odiarsi vicendevolmente. Distanza degli scranni nell’emiciclo: cinque metri scarsi). Claudio Zali come bersaglio per l’assalto al potere e per ridelineare l’Esecutivo dal “Due più uno più uno più uno” all’“Uno più uno più uno più uno più uno”, altro che pulsioni e propensioni al maggioritario, già il Gran Consiglio è frantumato (oh, legittimamente: voce del popolo nelle urne), più che a cinque punte il Governo non potrebbe andare. Claudio Zali e non Norman Gobbi, che a parte il consenso personale si era anche bitesserato risultando cioè leghista “e” udicino, ancorché chiara espressione in quota leghista per il Governo; Claudio Zali forse perché non riconosciuto come affine, Claudio Zali forse perché sensibile ad istanze ambientalistiche, Claudio Zali forse perchè considerato attaccabile dopo recente ed invero risibilissima polemica (risibilissima perché inconsistente, fondata sul nulla, nemmen buona per muovere l’aria. Parleranno gli interessati, parleranno le carte). Serviva un passaggio tecnico, ed eccolo: formalmente, durante una riunione della Direttiva; ma lì si è trattato di parafare e di ratificare quanto già in essere, figurarsi se un’operazione del genere nasce nel mezzo del “Kaffeeklatsch”, latte e zucchero nel caffè, collega presidente? Sì, collega segretario, due zollette ma di quelle piccole, e nel frattempo mettimi qui una firmetta sull’“Ukase”, grazie.
… e il piatto piange – Via il dente via il dolore, con l’annuncio come analgesico. Okay, e poi? E poi si tratterà di cavar fuori cinque identità credibili, disponibili, congrue con il pensiero dell’Udc ticinese d’oggidì, capaci di pescare anche fuori dall’ordinario bacino elettorale del partito, e questo in un momento nel quale si sono messi al riparo solo i socialisti (che diranno Marina Carobbio Guscetti ed amen) ed i neocentristi giàp (corse fratricide interne, come fu quella che mise fuori causa Paolo Beltraminelli, never more); gatte analoghe da pelarsi hanno i lib-rad, che si apprestano a perdere Christian Vitta rischiando di dover mettere anche in discussione la titolarità del Dipartimento cantonale finanze-economia. Di più, sarà da trovarsi chi sia pronto ad affrontare una campagna in salita, ché tutto gli udicini possono aspettarsi fuorché la desistenza dei leghisti, a questo punto. Ma è tutto argomento del domani, ed ingrediente per i “soufflé” da qui ad aprile.






















































































