Al Bürgenstock nel Canton Nidvaldo erano previsti per il fine-settimana gli ormai chiacchieratissimi e svisceratissimi colloqui tra delegati di Usa ed Iran (mediatori Pakistan e Qatar; quando si dice della morte dei buoni uffici ad un tempo garantiti dall’Elvezia…), incontro precedentemente annunciato in quel di Lucerna intesa come città essendo peraltro stato prefigurato l’appuntamento a Ginevra ed insomma con altre due ipotesi si sarebbe prodotto un clone clonico del “Tour de Suisse”. Poi gli iraniani si sono sfilati, poi gli statunitensi si sono sfilati, nel frattempo un “memorandum” o un accordo o un quel-che-sia è stato firmato in modalità digitale e Donald Trump presidente Usa di ciò ha dato contezza ed evidenza, sicché alla Svizzera è rimasto il cerino in mano. Domanda, e se l’è posta anzi l’ha posta il consigliere nazionale Lorenzo Quadri in forma di interpellanza all’attenzione dell’Esecutivo centrale in Berna: facciamo finta di credere alla tesi – fonte Dipartimento federale affari esteri, regnante Ignazio Cassis – secondo cui questo evento è non già cancellato ma solo congelato ovvero posticipato (“sine die”, si direbbe, udendosi le dichiarazioni delle parti), ma come la mettiamo con le spese già affrontate e con quelle virtualmente già sostenute anche se non vi è ancora stato effettivo flusso in uscita dalla cassa, ad esempio per la mobilitazione di soldati (sino a 2’000 effettivi, era stato detto…) e per l’adozione di strumenti atti a garantire la piena sicurezza di ospiti e sodali? Per non dirsi delle partite invisibili da registrarsi sotto la colonna delle “perdite”: la limitazione dello spazio aereo, la limitazione al libero circolare delle persone residenti in un’ampia area, la limitazione all’accesso a strumenti informativi, et similia.
Nel riportare e con il riportare in Svizzera uno di quei momenti in cui i nemici di ieri dichiarano di aver appianato le divergenze perlomeno sino alla prossima divergenza e di essere pienamente concordi nel segno del totale disaccordo, al Dipartimento federale affari esteri contavano probabilmente di poter conseguire una facile vittoria diplomatica, si sa, oh quant’è bello il ritrovarsi ammantati dell’aura dell’autorevolezza, oh quant’è giusto che ci si riconosca di bel nuovo la piena stima, oh quant’è splendido il far rifulgere codest’immagine; ed invece gli ospiti nemmeno sono arrivati con l’auto sul posteggio, per disdire saranno bastate due telefonate e tre “e-mail”, nessun problema ci mancherebbe sarà per una prossima volta ci tenga in considerazione siamo qui al suo servizio, signore. A sensazione, il costo dell’intera vicenduola – divertente: quelli del Dipartimento di cui sopra dicono che è troppo presto per poter parlare dei costi; ma ci sarà, tra i vari uffici, uno che abbia compilato la tabella in “Excel” almeno per offrire un’idea sommaria dell’investimento in corso? – ricadrà sul contribuente versione “paga Pantalone”. Suggerimento all’autorità costituita: a) niente traccheggiamenti, cifre chiare alla prima occasione (domani, ma anche stasera andrebbe benissimo) e, giusto per killare due birdi con una stona, rispondendosi punto per punto all’atto parlamentare proposto da Lorenzo Quadri; b) produrre e spedire fatture ai Governi di Iran e Stati Uniti, con copia per conoscenza (e pre-istanza di rivalsa in caso di inadempienza da parte dei prerappresentati attori poi non giunti al “check-in”) ai Governi delle nazioni mallevadrici ovvero postesi in condizione fideiussoria; c) prima che entri in linea di conto un’eventuale prossima e consimile alzata d’ingegno, trovare un “broker” disposto a stipulare polizze di assicurazione contro il rischio di annullamento dell’evento. Come si fa con i concerti e con i viaggi, ecco: del resto, qui tutto era regolarmente organizzato.























































































