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Uxoricida a Faido, stragista ad Acquarossa. E nel mirino anche un’altra donna

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Avrebbe ammazzato di nuovo, l’uxoricida di Faido. Ci ha provato, ci è andato vicino, anzi. Possono affermarlo i tre agenti della Polcantonale rimasti feriti nell’esplosione di venerdì in prima serata, una sorta di Götterdämmerung priva di qualsiasi nobiltà ed attuata a danno loro – e di chiunque altro si fosse avventurato lì: hanno rischiato la pelle anche due altri colleghi appartenenti alla stessa unità – nel cuore di Leontica, frazione di Acquarossa; lo può dire la persona che proprio a Leontica, in fretta e furia, per ore è rimasta sotto protezione delle forze dell’ordine, ed in luogo sicuro, risultando ella quale primario obiettivo dell’uomo che stava circolando e che si sapeva trovarsi nella disponibilità di armi, e non poche, dacché tali armi erano state registrate e quindi e con piena legittimità figuravano nel suo possesso. Quella persona, come risulta al “Giornale del Ticino”, è tra le circa 15 che erano state ascoltate dagli inquirenti nell’immediatezza della scoperta del delitto di Faido, nel parco del cui presidio ospedaliero era stato trovato giovedì il corpo di una 56enne, ex-coniuge – per matrimonio invero conclusosi da gran tempo – di colui che con un colpo di pistola alla testa le aveva spezzato il filo della vita, dileguandosi sùbito dopo in direzione di altro luogo che egli considerava forse per lui sicuro, almeno come tappa ultima di un progetto criminale in essere. Come nella folle storia legata al nome dello sterminatore Erminio Criscione, 34 anni, quattro mesi ed una settimana dopo; come in tale vicenda, con modalità parzialmente diverse (valga il contesto geografico: là una fetta del Luganese e sino al Ceneri, qui le valli superiori del Belinzonese con perno su Biasca), ma secondo tracce denominative che si intersecano e che in parte coincidono.

Una “hit list” nella mente – 11 chilometri la distanza in linea d’aria tra Faido ed Acquarossa, 32 chilometri quella stradale; nel mezzo, 24 ore; su quella “U” a scendersi dalla Leventina ed a risalirsi sulla Valle del Sole molto di drammatico è avvenuto, ed ancor di peggio sarebbe potuto accadere. Molto: l’avevamo sospettato, l’avevamo adombrato in sede di prima e di seconda cronaca, e di ciò si ha ora conferma. Bersagli precisi dell’omicida, oltre a quello noto e tragicamente colpito, uno di certo; bersagli indistinti ma prefigurati, entità ignota; bersagli esterni, nel segno del “Me ne andrò da qui ma tanti porterò e trascinerò con me”, un numero imprecisabile. Fra le sinapsi di quell’uomo – 59 anni, piccolo imprenditore nel ramo manutenzioni di impianti di risalita. divorziato, problemi vari ed anche di natura finanziaria (il dover lavorare per “pagar fuori” qualche situazione debitoria ed il dover affrontare un prossimo pignoramento) ma nulla di irrisolvibile a quanto consta: parliamo, si, parliamo dell’uxoricida, riservandosi invece la pietà per colei che nulla ha potuto per difendersi da un assalto proditorio, e tra l’altro in contesto che associamo al concetto di luogo sicuro per eccellenza -, fra le sinapsi di quell’uomo, riprendiamo, si era probabilmente fatta strada l’insana idea di chiudere la partita con il mondo, rabbia convergente su rabbia e vendetta a spalmarsi su vendetta: perlomeno, questo inducono e conducono a pensare gli atti compiuti dal soggetto e le indagini svolte ed elementi circostanziali. Circostanziali, eppure pesantissimi e tali da poter causare, se non una strage nel senso stretto del termine, almeno una quantità significativa di altre vittime. Perché il mirino era collimato, e le trappole erano state predisposte, e ci sarebbe stato chi non avrebbe visto l’alba di un nuovo giorno.

Il “no” che uccide chi il “no” dice – Diciamo dunque: oltre all’ex-moglie 56enne assassinata nel parco del nosocomio di cui la donna era ospite quale degente (e quello di Faido è un assassinio, dubbi meno di zero; la donna viveva anch’ella ad Acquarossa, in frazione Corzoneso, e mille in mille altri momenti sarebbero state allora le occasioni per un confronto a parole), il 59enne aveva intenzione di regolare i conti, nel senso suo soltanto, almeno con un’altra e ben più giovane persona dell’altro sesso, identità ben definita e nota alla redazione del “Giornale del Ticino”, bel sembiante, gran carattere. Sul “perché”, non supposizioni ma ragionamenti fondatI: il “no” ricevuto qualche tempo addietro, con cortese fermezza e con ferma cortesia, dal momento che un caffè si poteva anche prendere insieme per conoscersi e per simpatia ma oltre un certo limite non davasi il caso di andare, ed il messaggio era stato chiaro, netto, ben espresso e definitivo, almeno per la mittente. Il “no” che è “no”, alle orecchie ed all’intelletto della persona sbagliata, può suonare come un “sì, ma in altro momento”. Il “no” era però stato ribadito, sempre con i dovuti modi. E questo risulta: nell’intervallo fra l’uxoricidio e la notizia poi filtrata, verificata e confermata sommariamente da un portavoce della Polcantonale, l’uomo è stato visto per qualche minuto in zone varie di Acquarossa, e di nuovo ed in modo più marcato quando con l’auto è transitato ripetutamente davanti ad un noto ritrovo della frazione Leontica, sulla strada principale, si tenga quale riferimento la chiesa titolata a san Giovanni Battista). In quel momento, si ripete, dell’assassinio nessuno sapeva o poteva sapere: per quanto con dispositivo a massimo livello di allerta e di azione e con impegno di massicce risorse sul campo, le forze dell’ordine stavano agendo all’insegna della massima discrezione. Strapieno di avventori, com’è normale in questo periodo, il locale; forse è stata proprio la presenza della folla a far desidere il 59enne dall’entrare e dal cercare, diciamo tra i clienti e così eviteremo altri discorsi, chi era in cima ad una specie di “hit list” formatasi nella testa del soggetto, e forse non solo nella sua testa. Fatto sta che quei passaggi, se non perplessità, almeno curiosità avevano destato in più d’uno.

Trappola per topi – Al sicuro colei che era vittima designata, e che – tali le informazioni acquisite dal “Giornale del Ticino” – dopo la fine della “non relazione” aveva ricevuto anche qualche messaggio aspro, offensivo, minatorio. Non al sicuro chi, venerdì pomeriggio, era ormai giunto ad una coerente individuazione dell’area in cui il 59enne era acquartierato: attorno alle ore 14.15 di venerdì – contezza di ciò è giunta questo pomeriggio nel corso di una conferenza-stampa – l’individuazione dell’auto, territorio comunale di Acquarossa, zona boschiva, occultamento non straordinario; fatti tre calcoli in croce, 200 metri scarsi dall’abitazione del 59enne. Che in casa, tuttavia, non è, e che appoggi da terzi non ha ricevuto. Palpabile la tensione, a beneficio di residenti e dimoranti temporanei parte l’invito a rimanere al coperto, per quella particolare condizione in cui tutto si sa e nulla si sa. D’improvviso, alcuni spari, ed il rumore arriva dal nucleo. Gli agenti si precipitano, la zona è di fatto isolata con un virtuale cordone sanitario. Ore 19.00 circa, intorno ad un edificio – di cui nel frattempo è accertata la proprietà: un familiare del 59enne, non rilevante il grado di parentela, sta di fatto che l’uxoricida è di certo lì dentro e che pertanto ha trovato modo e strumenti per accedere – sono schierati gli effettivi del Reparto interventi speciali. L’uomo che sinora risulta essere stato un tutt’uno con la pistola, materialmente e mentalmente, dà attuazione al piano evidentemente realizzato nel breve ma maturato nel lungo periodo: è infatti una trappola, lo stabile di cui egli conosce ogni angolo, L’unità operativa delle “teste di cuoio” è in assetto con cinque elementi: due rimangono in retroguardia, a copertura, e gli altri tre fanno irruzione. Il tempo di mettere i piedi oltre la porta, e tutto salta; tutto salta perché il 59enne ha letteralmente minato alcuni punti dei locali, Leontica è scossa dal boato, dall’esplosione al rogo passano pochi secondi. Due degli uomini sono bloccati in uno spazio angusto; il terzo finisce letteralmente sepolto dalle macerie; tutti e tre sono feriti. Constatano oggi i vertici della Polcantonale: si pensa che quegli spari fossero strumentali, cioè colpi esplosi al fine di attirare l’attenzione e di far convergere sull’immobile chi fosse nella zona. Spingiamoci oltre: sapendo che i poliziotti erano ormai a ridosso, il 59enne avrebbe fatto tutto ciò per coinvolgerli nel progetto delittuoso. Coinvolgerli: un modo appena appena elegante per dire “uccidere”.

Verdetto finale – Si immagini e si ricostruisca il quadro: crepuscolo, inizio della sera, un paesino squarciato. All’interno dell’edificio, i tre agenti feriti ed a cui i colleghi prestano soccorso, procedendo con la massima cautela nel recupero: dell’omicida potenziale stragista non si ha notizia, palese il rischio di un secondo agguato. Ci vogliono 10 minuti buoni, ed ogni secondo pesa, prima che tutte le “teste di cuoio” siano di nuovo al sicuro, due di loro forse un po’ stordite, le altre tre sotto immediato trattamento sanitario. La seconda ricognizione ha luogo con eguale cautela, potendosi tuttavia ipotizzare che il 59enne sia a questo punto non più nella condizione di nuocere. Di lui saranno in effetti trovati i resti, ancora in serata. All’interno dello stabile, anche un innesco con detonatore elettrico e, quel che meglio rende evidente il pericolo supplementare corso, una carica rimasta inesplosa.

La storia che si ripete – 42 colpi di arma da fuoco nello spazio di due ore, sei morti e sei feriti, nella strage itinerante che Erminio Criscione portò a parziale compimento nel marzo 1992, e tuttora di quel fatto di sangue si parla. Un colpo di arma da fuoco ed un’esplosione procurata con materiale pirico acquisito chissà dove, e nello spazio di 24 ore, un morto e tre feriti, nell’azione di uno che sì, ogni tanto andava sopra le righe, ogni tanto “era un po’ sbruffone” (citazione testimoniale), ogni tanto mostrava risentimento, ma tutto qui. Ed invece: c’è chi l’ha scampata da bersaglio designato, c’è chi l’ha scampata per “questione di centimetri” (parole di uno degli ufficiali intervenuti alla conferenza-stampa). In comune, anche quel “no”: Erminio Criscione, nel “tour” pluriomicida tra Origlio, Massagno e l’odierna Monteceneri, tentò anche di vendicarsi per il “no” ricevuto da una funzionaria di banca che egli aveva corteggiato brevemente e senza corrispondenza alcuna, ma non trovò l’indirizzo o il modo per avvicinarsi all’abitazione della donna.