Dicesi “sfondone” un errore sesquipedale, per esempio sulla stampa o in tv, e da cui emerge la grossolana ignoranza dell’autore del testo o della persona che stia parlando: tra gli esempi, alcuni usi del condizionale al posto del congiuntivo, i “Qui Quo Qua” al posto di “Qui pro quo”, l’attribuzione di un certo pensiero ad Ignazio Cassis quand’invece trattasi di concetto espresso da un consigliere federale, e via elencandosi. Ebbene: domani ossia martedì 7 luglio ricorreranno i primi 20 anni dalla scomparsa di Roger Keith Barrett per tutti Syd Barrett, che in qualcosina contribuì alla storia del rock (ma sì, i “Pink Floyd”, per dire); e giustamente vi è stato chi, nell’inserto culturale di un noto quotidiano italiano, abbia voluto dare spazio ad una retrospettiva sul personaggio. Ben scelto il titolo “Wish you were here”, “Vorrei che tu fossi qui”, canonica frase per i saluti sulla cartolina – ormai, via “Whatsapp” – ma che è quintessenza campeggiante sull’album pubblicato dai “Pink Floyd” nel 1975, peraltro quando Syd Barrett era già uscito (o era stato estromesso) dal gruppo per via di alcuni suoi problemi. Domanda: svista da ignoranza, quella che risulta essere stata pubblicata (e poi emendata; vedasi la foto), o c’è un sottinteso che non riusciamo a cogliere, e sarebbe un nostro limite cui vi preghiamo di ovviare?























































































