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Festiv…Almeno / Prendi l’Osi, e il prodigio è fatto: “ouverture” trionfale

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Ordinaria e temporanea rubrica in dedica al “Festival internazionale del film” di Locarno, edizione 2026. Nulla di particolarmente elaborato, nulla di straordinariamente concettuale (per i sofismi ad altre porte dovreste bussare. Magari trovereste ragionamenti in punta di penna e di fioretto, magari incontrereste chi sia interessato a vendervi come profumo le storiche puzze di Gordola).

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Sì, certo, come sempre: l’esordio ufficiale del “Festival internazionale dle film” di Locarno va in scena stasera, piazza Grande, consegna del “Premio eccellenza” ad Isabella Rossellini, per il “Pardo d’onore” è stato designato il regista Darren Aronofsky, per quello alla carriera vale il nome di James Gray, più tributi ad Asia Argento (de gustibus) ed a Virginia Efira, due altri riconoscimenti nei nomi di Rick Baker e di Sigurjón “Joni” Sighvatsson. Si dovesse e si potesse scegliere e decidere, un premio speciale (modesta proposta: “Top performance of the year”) dovrebbe andare all’“Orchestra della Svizzera italiana-Osi” per quel che è stato visto ed udito questo pomeriggio nella formula del cineconcerto del “pre-Festival”, il “PalexpoFevi” quale teatro dell’evento. Sinteticamente detto ed espresso: direzione di Philippe Béran, esecuzioni ad accompagnamento della proiezione di “The general” noto anche con il titolo di “Come vinsi la guerra”, film dell’epoca del muto e per meglio dirsi buoni anzi ottimi 86 minuti che hanno un secolo secco cioè furono mandati per la prima volta sul grande schermo nel 1926, e qualcosa ci raccontano anche del 2026.

E d’accordo, è titolo al 18.o posto (thx Wikipedia) nella graduatoria dei 100 miglior film di produzione Usa d’ogni tempo; e d’accordo, primattore fu Joseph Frank detto “Buster” Keaton, anche nel ruolo di coregista, comontaggista, cosceneggiatore, coautore del soggetto ed infine coproduttore; e d’accordo, dietro c’erano i denari suoi e quelli della “United artists”, che non era cosuccia dappoco stante la fusione di interessi e di strategie tra Douglas Fairbanks, Charlie Chaplin, David Wark Griffith e Gladys Marie Smith meglio nota come Mary Pickford; e d’accordo, è encomiabile il lavoro svolto per la conservazione, per il recupero e per il restauro della pellicola. Insomma, il substrato era ed è pregevole. Ma proviamo a spiegarla con una metafora: puoi avere una “Ferrari” sotto casa ma senza benzina disponi solo di un posto-auto inutilmente occupato; ed un lavoro “costruito” e complesso quale è “The general” abbisognava di chiavi di interpretazione, di sentimento, di immedesimazione nella storia e nell’essere quella storia una parte (in forma comica, concediamo anche questo) della Storia. Ecco, basti questo: sul “The end” è partita un’ovazione e si sarebbero rizzate all’impiedi anche le sedie.

Il far ridere è un’impresa, se non si ricorre ai mezzucci. Il far musica vivificando chi sapeva far ridere un secolo addietro è una doppia impresa, se non si cede alla tentazione del “Tanto peggio tanto meglio”. Di quel che sarà dell’Osi nella seconda metà di questo decennio non sappiamo; di quel che è oggi, anche nel segno delle scelte artistiche, abbiamo avuto invece un’altra conferma (red, con il contributo di TaBri).