C’era la Lega dei Ticinesi con maggioranza relativa dal 2011, ed ora non c’è più. C’era l’Udc mai più vista nell’Esecutivo cantonale dal 1927, quando Raimondo Rossi concluse un quadriennio alla Jean-Baptiste Colbert rimettendo in sesto i conti del Cantone, ed ora l’Udc ritorna in Governo senza nemmeno essere passata dal turno elettorale. C’era un Esecutivo da due più uno più uno più uno, ed ora c’è un Esecutivo da uno più uno più uno più uno più uno; il che, ad otto mesi ma in effetti sei dalle Cantonali 2027, è una bella complicazione financo per i teorici delle geometrie variabili. Pur avendosi qui idee largamente diverse dal “mainstream” editoriale, e meglio ancora e più precisamente si dirà esser quello di Claudio Zali il canonico battito d’ali d’una farfalla da cui è derivato uno tsunami, astraiamoci dai giudizi di merito e dall’emozionalità e consideriamo qualche aspetto.
Chi vince e chi spinge – Questo mercoledì 29 luglio 2026 è un Primo agosto anticipato, in casa Udc: dopo mesi e mesi sul piede del “Se volete le nostre ricette dovete darci un posto” (Sergio Morisoli, granconsigliere) e del “Metteteci alla prova” (Piero Marchesi, presidente cantonale e consigliere nazionale, anche autopromossosi con l’ormai celebre video della “discesa in campo” in modalità intelligenza artificiale), l’accesso alla tolda di comando è quasi un’irruzione a sorpresa; in immagine, come trovarsi sul podio in “Formula 1” dopo aver corso sempre nelle retrovie ed aver scoperto dopo il traguardo che chi sino all’ultimo giro stava davanti è stato squalificato per peso irregolare, o si è fermato alla penultima curva avendo finito la benzina, o aveva attraversato una zona della pista in eccesso di velocità e pertanto retrocede in graduatoria. Nel mondo reale succede allora che Piero Marchesi diventi consigliere di Stato, in forza di ciò dovendo rinunciare al seggio in Consiglio nazionale (per il quale sussiste un diritto di subentro) ed al ruolo di sindaco di Tresa (e qui si segue quanto disposto dalla Legge organica comunale, al vicesindaco la reggenza, poi ridefinizione. Okay, un sussulto ma nessun dramma). Alla Camera bassa, chi? Ma ovviamente Roberta Soldati, udicina, già dichiaratasi pronta ad accettare. Roberta Soldati lascerebbe il posto nel Legislativo cantonale, se si è ben interpretata l’intenzione; anche qui, strapuntino dell’ultim’ora per un avente diritto. Ammettiamolo: un gran giro di brombole (alla veneziana, e alla marchigiana) e di frombole.
Claudio Zali, perdente o no? – Nelle ultime 48 ore quanti, quanti, quanti a sostenere che l’ormai ex-consigliere di Stato è politicamente al capolinea. Del suo uscire dal ruolo, beh, ora si sa: è una scelta, ma si noti, nessuno – nemmeno tra i colleghi – avrebbe avuto diritto di imporgli un passo indietro dopo aver peraltro ottenuto il suo passo di lato (cioè la rinuncia alla titolarità su magistratura e Polcantonale). Del suo domani ha detto egli stesso: farà (di nuovo) l’avvocato e si occuperà anche di ottenere soddisfazione in aula per quel che egli opina, sostiene, crede esser stato un attacco deliberato e concentrico, Alla Lega dei Ticinesi, in via pubblica, il futuro ex-direttore del Dipartimento cantonale territorio non ha indirizzato né elogi né strali; quel che aveva da dire, con buona probabilità, è stato spiattellato durante l’ormai noto vertice di ieri con gli altri maggiorenti del partito. Pur dicendosi i vertici della Lega dei Ticinesi certi della partecipazione di Claudio Zali alle imminenti celebrazioni per il Natale della Patria, una permanenza del futuro ex-consigliere di Stato all’interno del partito si è orientati a non credere: non già per mancanza di adesione ad un ideale, ma per il chiaro rifiuto a qualsivoglia altra forma di impegno politico, sempre che qualcuno volesse offrirgli altro. Così come stanno le cose, cioè alle ore 23.50 del Giorno-Del-Grande-Addio, Claudio Zali ha affermato di poter serenamente fare a meno del Governo mentre il Governo, per evidenza materiale, incontrerà qualche problema nel riorganizzarsi – ed alla svelta – per affrontare un inevitabile “deficit” di competenza e di conoscenza oltre che per colmare lo iato lungo la filiera (nella definizione al minimo edittale) o il vuoto di potere (evidenza più temibile, e più vicina al reale).
Lega in ambasce – Daniele Piccaluga, non per demerito ma per contingenza, entra nella cronaca con lo scomodo marchio di colui che, da coordinatore della Lega dei Ticinesi, alla Lega dei Ticinesi avrà fatto perdere la maggioranza relativa autonoma nell’Esecutivo cantonale; l’equivalente leghista di Walter Gianora nel Plr del 2011 e sino a quel novembre in cui maturarono le dimissioni dal ruolo, in sostanza. Al nocchiero della Lega versione 3.0 (versione 1, Giuliano “Nano” Bignasca cofondatore e presidente “a vita”; versione 2, Norman Gobbi coordinatore interinale con supporto di un quadrumvirato che in realtà era duumvirato con Daniele Piccaluga ed Alessandro Mazzoleni e duummulierato con Antonella Bignasca e Roberta Pantani Tettamanti) accade per di più e peraltro di dover affrontare una campagna elettorale in salita, molti gli sfiduciati, non pochi coloro che hanno smesso di riconoscersi nel fu movimento, ed i numeri del rallentamento – inversamente proporzionale all’ascesa degli udicini; ma sull’esistenza di un’osmosi automatica si può discutere e si deve dubitare – sono conosciuti non da oggi; nell’appello allo stringersi, al “rimanere uniti” ed all’“aprire alle nuove generazioni” riecheggia quel velleitario “Siamo un grande partito” che Gabriele Gendotti pronunciò in pubblico incontro di fedelissimi alla causa Plr quando di lì a pochi giorni, e tutti lo sapevano e tutti di ciò erano coscienti, il secondo seggio in Consiglio di Stato si sarebbe liofilizzato e disperso nel vento. Oggi Norman Gobbi, in rari interventi durante la conferenza-stampa, è stato sobrio quanto gli era necessario per separare ruoli e gradi, e dunque al segretario il compito di rispondere per ciò che rientra nella sfera di azione e di pensiero del segretario. Hic Rhodus, hic salta: per Daniele Piccaluga, che è anche il primo uomo al comando ma senza essere stato – è questione di età, e di generazione – nell’alveo della Lega primigenia, una battaglia contro i mulini a vento, benché in via Monte Boglia a Lugano vi sia qualche Sancho Panza in grado di evitare il disarcionamento del don Quijote di turno.$
Cucine (ri)componibili? – Mollatisi bruscamente qualche settimana fa, cioè avendo gli udicini detto ai leghisti che l’accordo elettorale per le Cantonali – versante Consiglio di Stato – era da considerarsi morto e sepolto, gli ex-amanti sono forse disposti a rimettere in gioco i destini ed a cercare di dar senso e forza agli elementi comuni facendoli prevalere sugli aspetti che dividono? Mah. Claudio Zali era inviso all’intera Udc “ufficiale”; Claudio Zali, avend’egli annunciato l’intenzione di ricandidarsi e ci mancherebbe altro che un consigliere di Stato uscente non abbia diritto di riproporsi al vaglio ed al giudizio degli elettori, era ingombrante per una parte ormai significativa (ed anche apicale) della sua stessa Lega dei Ticinesi; di transenna notisi il fatto che ad impallinarlo, tre giorni addietro, era stato quello stesso settimanale su cui egli firmava sin dai primi numeri, quand’ancora era giovin giurista o forse fresco di brevetto nell’avvocatura. Gli è che, a volte, rimosso quello che era considerato un ostacolo si scopre che l’ostacolo vero era un altro. E sì, sull’onda tutti sono pronti ora ad affermare che gli udicini sarebbero stupidi a rientrare in trattativa diretta con i leghisti per una lista comune; ma siamo solo a fine luglio 2026, ed aprile 2027 è ad un tempo vicino e lontanissimo, sol che si pensi a sempre possibili accadimenti nell’inframmezzo.
Parole parole parole – Ad nauseam le frasi udite ed intraudite circa i danni reputazionali che, per effetto delle vicende in cui Claudio Zali è stato tirato, il Governo avrebbe subito: è merce buona per la discarica, e su suolo cantonale gli sciocchezzai sono in numero almeno pari a quello dei grandi immondezzai di Mumbai. Ad nauseam anche le citazioni dei precedenti in materia di dimissioni: Tito Tettamanti che saltò nel 1960 per via d’una multa legata a frode fiscale, Angelo Pellegrini che finì fuori giri nel 1968 su storia che è tramandata nei termini noti, Fabio Vassalli messo in ginocchio da altra vicenda in àmbito finanziario (di mezzo una sospetta infrazione con aggancio alla sede chiassese del “Credito svizzero”), Liberissimo di farlo, chi voglia pensare che quelle vicende avessero influenza o potessero influire sull’operato dei singoli in Governo; qualche motivo di dubitare esisteva ai tempi e sussiste tuttora. Così come per Claudio Zali, o no?
Per chi suona la campana – Liberatisi come si sono liberati di Claudio Zali, persona non priva di spigoli e di lingua tagliente e questo è un dono e un castigo, alcuni esponenti di altri partiti hanno festeggiato. Forse non conoscono Piero Marchesi.





















































































