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Calci mondiali / Mai sciovinisti, ma stavolta urliamo: “¡Que viva Rsi!”

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Rubrica temporanea ed estemporanea in occasione dell’evento pedatorio in corso tra Usa, Canada e Messico. Nulla di particolarmente tecnico, anzi: un mero ancorché doveroso “divertissement”.


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Iersera, Inghilterra-Argentina, Mondiali di calcio, semifinale numero due, in palio la sfida alla Spagna già qualificatasi il giorno precedente con estromissione della Francia. Della partita saprete già tutto: garra, cabeza y corazón come “hierramientas complementarias” di gente con il sangue negli occhi non potevano non sovvertire il senso e l’esito del confronto, gli amanti degli scacchi penserebbero ai finali di partita secondo la cifra di Mikhail Tal noto come “il mago di Riga”, uno che sacrificava la regina per mandare le truppe all’assalto, ed a questo ci era capitato di pensare assistendo all’ingresso di Lautaro Javier Martínez, minuto 81, per Nicolás Alejandro Tagliafico che continuerà a non piacerci in misura sovrana, ma santa pace, da terzino a mediano di fascia ad ala svariante era parso uno e trino; ovviamente Lautaro Javier Martínez l’ha poi risolta a modo suo, complice l’“harakiri” tattico di Thomas Tuchel sulla panca degli albionici.

Non di questo volevasi dire, ma di quel che si visse e che si vide e che si udì sul catodo, alternandosi i passaggi tra Rsi e Rai per il solo e preciso gusto di percepire due distinte tipologie di commento e di giudizio. E state a sentire: sciovinisti, qui, discorso nemmeno in linea di conto; magari e senza magari ci accade anzi di pensare che Blerim Dzemaili ovvero Xhemajli sia non sempre centratissimo quale seconda voce, nel senso che l’ex-centrocampista dalla lunga militanza tra Zurigo ed Italia tende un po’ troppo spesso a ripetere quel che il telecronista ha appena detto ed ogni tanto si dimentica di “spingere”, e poi sulla funzione e sulla valenza del commentatore “di appoggio” abbiamo idee diverse proprio circa i fondamentali giornalistici; ma vivaddio, rispetto a quel che stava andando in onda su RaiUno pareva di essere al “Beach Shak” delle Seychelles, isola di Mahé, pesce appena servito sul piatto e una “Seybrew” ghiacciata lì davanti, tramonto da incanto, due battute senza impegno, umore positivo pur nel rispetto dell’evidenza che era poi l’incontro di calcio in sé. Dall’altra parte, giornalista titolare (che in condizioni normali è uno bravo, e competente) letteralmente soverchiato dalla protervia verbale e concettuale di un ex-calciatore di cui legittimiamo l’attitudine all’essere “color commentator” a tinte lampeggianti, cui riconosciamo il percorso professionale atipico e per questo degno di attenzione e cui concediamo un margine di manovra in più stante la sua origine da Correggio in provincia di Reggio Emilia e da quelle parti o sei eroe (Dorando Pietri il maratoneta, Veronica Gambara letterata, Antonio Allegri detto giust’appunto “Il Correggio” artista, e Luciano Ligabue di “Tu sei lei”) o sei nessuno, ma un limite c’è persino nell’adesione viscerale, acritica, ideologica a quel che il Sudamerica pedatorio rappresenta o dovrebbe rappresentare.

Papale papale: i toni ed il linguaggio da “web tv”, nel traslato sulla tv “tradizionale” per quanto evolutasi in tecnologia ed in strumenti disponibili, non funzionano. Nel piazzare Gabriele “Lele” Adani a fianco di Alberto Rimedio qualcuno aveva forse pensato di riuscire a coinvolgere un’utenza giovanile via via sempre meno attenta a quello specifico vettore di informazioni e di divertimento; mah, di certo questo è un bel modo per perdere il “non più gggiovane” (fascia dai 22 anni in su, ormai) senza aver acquisito chi “gggiovane” è; in Italia, fossimo stati nella necessità o nella condizione di scegliere fuori dagli schemi e fuori dai consueti “radar”, come esperto in supporto nella situazione specifica avremmo puntato secchi sul collega Giorgio Ballario, torinese ex- “Gazzetta del Piemonte” ed ex-”La Stampa”, uno che all’Oltreatlantico sotto l’Equatore ha dedicato studi e indagini almeno pari a quelli che emergono dai suoi romanzi in àmbito di storia coloniale e nelle sue ricostruzioni biografiche, il rapinatore Albert Spaggiari quale più recente impegno; e come voce narrante, magistrale narratore di epopee footballare, saremmo scesi appena oltre la frontiera, a Varese, prelevando ed incasellando Marco “Sapateiro” Caccianiga formidabile formatore in àmbito sportivo, già assessore (sta per “municipale”) nel capoluogo, enciclopedico e aneddotico e che nei commenti mette l’anima, ma un’anima non contaminata. Come quella che, con maggiori o minori livelli di qualità ed anche questo sta nelle cose, per l’intero ciclo dei Mondiali in corso è stata colta nelle esterne dalle Americhe e da studio a Comano Town.

Madre de Dios (e qui riprendiamo Gianni Brera in epico suo “incipit” sulla finale dei Mondiali 1982; è piissima invocazione): “¡Que viva Rsi!”…

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