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“Leasing” facile a Farloccolandia: otto sotto processo (più 31 decreti di accusa)

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Rendeva, il giro dei “leasing”; rendeva, soprattutto, perché era tutt’un montar panna su cialde di farina Manitoba, prodotto che si spezza appena lo si prenda in mano, per metafora; in atto pratico, l’acquisto delle auto aveva luogo con richieste di finanziamento intestate a società esistenti sì ma vuote, e poi i mezzi diventano merce utile per i noleggi o per la cessione definitiva all’estero, ed a quel punto cùrigh dré ai patati cioè il gioco di prestigio era da considerarsi riuscito, chiusa una pratica se ne inizia un’altra, din-din-din la cassa suona ed i cocci resteranno sul groppo a qualcun altro, quando si scoprirà il trucco. Trucco, sia detto, che in quel gruppo tutti sapevano si sarebbe prima o poi rivelato come tale; o meglio, almeno i capi dell’operazione non potevano non sapere che il lavoretto poteva durare, sì, ma non in eterno. Ed ora, il “redde rationem”: sventrata l’organizzazione e portata a compimento una di quelle indagini che si ramificano e si riassociano su percorsi a volte sorprendnti, al ministero pubblico hanno tirato le somme e messo le carte in tavola. Traduzione corrente: otto rinvii a giudizio, 31 decreti di accusa. Il che ci spiega anche quale dimensione avesse il sistema dei raggiri, tanto per incominciare.

I fatti, su lungo periodo, del resto: almeno dal 2020 all’estate dello scorso anno. Al metodo si è fatto cenno: si tenga conto del fatto che le società tirate in ballo, cioè utilizzate come scatole per muovere l’aria con carteggi degni di un “master” all’Università di Farloccolandia, era più o meno 70, sette-zero; oddio, “società” è una parola grossa, in alcuni casi pare che il contenuto dell’impresa fosse dato dal solo foglio su cui era stato scritto che l’impresa esisteva, ma amen. Gli è che a quella paccottiglia qualcuno fu indotto a credere, sicché 100 e passa veicoli – aritmetica facile: franchi a milionate – furono oggetto di “leasing” basato sulla fuffa. Impressionante la mole di materiali che gli inquirenti si sono trovati a dover esaminare, incrociando i dati e trovando le corrispondenze ma soprattutto le mancate corrispondenze, un po’ come in certi fenomeni da fiume carsico, si sa dov’è la sorgente ma poi le acque s’infossano e forse riappaioino o forse no. Gli addebiti, con distinti gradi di responsabilità ipotizzata e restandosi solo ai principali capi di incolpazione: truffa aggravata, amministrazione infedele aggravata, appropriazione indebita, falsità in documenti, riciclaggio di denaro, inganno alle autorità, omissione della contabilità, diminuzione degli attivi a danno dei creditori, cattiva gestione; minor fatica si sarebbe fatta, insomma, nel rilevare e nel riportare l’elenco dei reati non commessi. Dettosi dell’esservi due soggetti già in carcere nel regime dell’espiazione anticipata della pena, circa gli otto atti di accusa si hanno due rinvii a giudizio davanti alle Assise criminali, cinque deferimenti alle Assise correzionali ed una chiamata in Pretura penale; i 31 decreti di accusa riguardano ovviamente soggetti che sommariamente definiremo come “coinvolti” nelle irregolarità. Peraltro: nei rivoli dell’inchiesta sono emersi motivi tali da condurre alla valutazione di altri reati di natura societaria e di natura fallimentare.