In un’aula, Claudio Zali al tempo giudice avrebbe tuonato ricordando a tutti, procuratore pubblico “in primis”, che “indagato” non vuol dire “condannato” e che a volte i ragionamenti di un accusatore risultano contorti ed estranei et cetera et cetera. Fuori da un’aula, tuttavia, Claudio Zali già giudice ed ora consigliere di Stato si trova per l’appunto – a darne notizia stamane i colleghi della “Regione” – nella condizione di indagato, nientemeno che per tentata coazione e per abuso di autorità, ipotesi di reato formulate con riferimento ad un caso specifico e cioè all’interessamento che lo stesso Claudio Zali manifestò mesi addietro sulla vicenda di un 14enne che era finito nel sistema penitenziario ticinese, e per di più rimanendo a lungo – circa quattro settimane – dietro alle sbarre della “Farera” cioè in sede che di massima tutti o quasi tutti si troverebbero a considerare incongrua con l’età del soggetto. L’intervento di Claudio Zali, per quanto è dato il sapere, si tradusse nel favorire – senso preciso: fare in modo che avesse luogo – un confronto tra parti competenti; ingerenza bella e buona, fu la critica espressa da oppositori politici dell’esponente leghista, per asserite ragioni di ufficio (la titolarità del consigliere di Stato si esercita sul Dipartimento cantonale territorio) e di opportunità (il citato interessamento sarebbe stato originato dalla conoscenza diretta tra Claudio Zali e la madre del ragazzo); spostati mari e monti, in àmbito istituzionale, persino con l’attivazione della cosiddetta “alta vigilanza” che è poi, al di là dell’espressione reboante, una mera funzione di controllo deputata al Legislativo cantonale, ed esercitata per tramite della Commissione granconsiliare gestione-finanze, laddove sia in gioco il principio della separazione dei poteri o esso sia stato violato (come taluni opinano; ma Claudio Zali ha già smentito con toni ed espressioni perentorie, il suo sarebbe stato un semplice impegno a consigliare la ricerca di possibili soluzioni alternative a quella forma di detenzione. La stessa deputata Cristina Maderni, quale presidente della commissione, ha precisato che la citata “alta vigilanza” non è svolta in termini di “analisi del caso specifico”, trattandosi di “compito della magistrata inquirente”, quand’invece i commissari si concentreranno “più che altro” su “un’analisi del funzionamento della magistratura”.
Al ministero pubblico, e sul “dossier” ci sono le firme di Andrea Pagani procuratore generale e di Chiara Borelli sostituta procuratrice generale, hanno evidentemente raccolto tali informazioni ravvisando in esse una “notitia criminis” e corroborando l’indagine con altri atti (secondo fonte terza, con perquisizioni ed interrogatori). Sorprende, semmai, il non esservi stata comunicazione pubblica alcuna circa un’inchiesta che risulta essere stata avviata già nella terza decade del mese scorso. Doveroso anche il far menzione della vicenda “in sé”: l’arresto del 14enne fu sviluppo di una complessa inchiesta legata alla sospetta violazione dell’integrità di un minorenne da parte di più persone, tra cui alcuni adulti, in zona riconducibile al Locarnese; fatto innegabilmente grave, e nel cui contesto sembra si stia rivelando un contesto in cui sopraffazione e violenze si mescolano a vari livelli e con potenziali relazioni con altro ordine di reati.
ùL’annuncio dell’avvenuta apertura di un fascicolo a carico dell’odierno consigliere di Stato giunge peraltro a distanza di un paio di giorni dalla diffusione di materiali, a quanto pare raccolti da un privato in modo illecito e/o illecitamente diffusi, su questione afferente allo stesso Claudio Zali circa i rapporti problematici con una “ex” che, per ipotesi e non per congettura cioè sommandosi gli elementi di cronaca sino ad ora noti, è quella stessa donna che nel maggio dello scorso anno era stata peraltro condannata – è pendente l’appello – a pena detentiva sospesa condizionalmente sotto vincolo di trattamento psichiatrico ambulatoriale; materia, sia detto, da affrontarsi in separata trattazione e senza connessione con l’oggetto dell’inchiesta per abuso di autorità e per tentata coazione.























































































