Sott’emblema, cuore ed anima degli artisti della “Finzi Pasca” lo spettacolo, coinvolgente a partirsi dal titolo che era di per sé un programma; sotto identità, ricerca e ragione dello storico Marino Viganò le parole e le opere, memorabili e memorande le une e le altre perché le ricorrenze, per quanto importanti, poco senso hanno se non si proiettano sul domani o se, quantomeno, esse non costituiscono punto fermo ed affermativo di una storia in continuo divenire. Più che una celebrazione, dunque, quella vissuta ieri a Gambarogno quartiere Magadino e con ampio concorso di popolo e di autorità – l’espressione sa di cronache antiche: la si è scelta proprio per le valenze storiche annesse all’appuntamento – nel bicentenario dall’apertura della rotta in navigazione a vapore sul Verbano, primo collegamento da Magadino – al tempo terra comune con Vira: solo nel 1843 sarebbe giunta l’emancipazione civile in forma di Comune autonomo e solo nel 1846 si sarebbe costituita la parrocchia “in proprio” – ad Arona, che da soli 11 anni era tornata a far parte dello Stato sabaudo. Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità, sarebbe stato detto parecchio tempo più tardi con riferimento ad altra impresa; sta di fatto che Magadino divenne d’improvviso – ed a lungo sarebbe stato – il terminale numero uno nelle relazioni in via d’acqua fra sponda piemontese e Svizzera, e tutto avvenne nel nome del… Verbano, ché come “Verbano” (“Verbano I” nella classificazione) era stato battezzato e varato, a metà febbraio 1826, il piroscafo costruito nei cantieri del Burbaglio, al tempo nucleo distinto nella realtà di Muralto; la linea con cadenza quotidiana, inaugurata lunedì 1.o maggio 1826, era a doppia tratta facendo perno su Magadino qui e su Sesto Calende, oggi in provincia di Varese ma al tempo in provincia di Milano, Distretto XVI di Somma come “Sesto Calende con Cocquo”, nel Regno Lombardo-Veneto.ù
Servizio unico, per merci e persone, a collegamento fra tre Stati; era idea avveniristica; era sviluppo necessario (si pensi a quali erano le reti stradali all’epoca; di ferrovia, sia in Ticino sia nel Lombardo-Veneto sia nelle lande piemontesi, si sarebbe parlato solo vari decenni più tardi) da storico utilizzo del Lago Maggiore come primaria via di transito, ma anche salto quantico in un tempo ancora da prima rivoluzione induistriale; non per caso alla “Finzi Pasca” hanno ragionato su “Porto un sogno” – somma e “crossover” di concetti – come rappresentazione plastica del progetto celebrativo organizzato a cura delle autorità comunali di Gambarogno. Ovvia, nei discorsi uditi ed intrauditi ed al di là delle frasi di circostanza, la rivalutazione circa il significato dell’attività nell’oggi; sorvolo totale, essendo quella un’occasione di festa ma le bordate riprenderanno domani se non già stamane, sulle tensioni in essere per via del prefigurato passaggio di gestione dalla “Navigazione laghi” alle “Fart”, e sarà (o sarebbe: le istanze di ricorso stanno già grandinando) argomento di metà dicembre 2026. Per 24 ore, complici anche le belle immagini raccolte in una mostra, niente pensieri. Nel frattempo: immagini e filmato dalla giornata, per il “Giornale del Ticino”, sulle nostre pagine “social”.






















































































