Molti avranno letto pagine di Mario Vargas Llosa, molti avranno letto pagine di Gabriel García Márquez; per comodità di riferimento, diremo “Conversazione nella cattedrale” per il primo, peruviano poi naturalizzato in Spagna, e “Cent’anni di solitudine” per il secondo, colombiano nato e colombiano rimasto; entrambi al “Nobel”, sia pure nella distanza d’una generazione. Piacciano o non piacciano, due pesi massimi della letteratura, no? Ebbene: Gabriel Garcia Márquez e Mario Vargas Llosa, ad un tempo, erano amici, ed amici stretti; poi vennero a contesa, e non per questioni di scrittura, ed iniziarono ad odiarsi d’un odio viscerale. Che c’entrano i due con questioni a noi territorialmente e culturalmente prossime? C’entrano in quanto la loro vicenda è paradigmatica per la diatriba insorta (in verità: sino ad ora, pubbliche critiche unidirezionali) tra Mattia Bottani già attaccante del Lugano pedatorio e Mattia Croci-Torti già suo allenatore in identico contesto. Avrete già saputo, e riduciamo la questione al breve: il primo, la cui presenza in campo si era via via ridotta sino ad una sostanziale collateralità da “garbage time”, ha detto di non avere più in stima colui da cui effettivamente dipendeva il suo utilizzo, ed infine di essere rimasto talmente “out” da non avere più un vero e proprio mercato almeno a livelli rilevanti. Tutto qui.
Il fatto in sé è di certo degno di attenzione; se uno ha scelto di parlare in questo modo, la titolarità e la responsabilità delle espressioni sono sue; se uno ha scelto di parlare ora e non in altro momento, i tempi sono suoi e restano insindacabili. Ma che cosa abbiamo appreso? In sostanza, che tra i due la sintonia era venuta meno da quel dì; in sostanza, che non vi sarebbe mai stato un confronto a viso aperto, anche con il rischio di arrivare al muso duro (materia abbastanza nota nell’ambiente: Georgios Koutsias, un asseritamente indispensabile che era talmente indispensabile da aver oggi svuotato l’armadietto avendo il Portogallo quale probabile destinazione, qualche discussioncella ebbe con Kevin Behrens, ed è uno dei casi storici); in sostanza, dell’essere la crisi relazionale giunta al punto di rottura, sicché nell’eventualità di un incontro persino nelle vie di Monowi (Monowi sta nel Nebraska, contea di Boyd, ed è paese con una sola abitante che pertanto funge anche da sindaca e da titolare dell’unica attività commerciale), Mattia Bottani e Mattia Croci-Torti camminerebbero su opposti marciapiedi della strada principale (le strade, a Monowi, sono addirittura cinque. Nice) e non si saluterebbero. Okay, e allora? E allora nulla: la grandezza dell’uno e dell’altro, in quanto proposto e dimostrato nel corso degli anni, non è scalfita dal fatto che tra i due vi siano ruggini.
Insomma: spogliamo la storiella dai connotati delle simpatie e delle partigianerie; astriamoci anche dal considerarsi Mattia-1 più simpatico o più antipatico di Mattia-2; togliamo insomma di mezzo gli aspetti emozionali. Che cosa rimane? Rimane un dissidio tra privati, esattamente come avviene in ogni ambiente di lavoro. Facciamo un esempio dal mondo reale che meglio conosciamo: il giornalista Tizio può benissimo pensare di essere sottoutilizzato, o mal utilizzato, o persino discriminato dal suo direttore o dai vertici della sua azienda (ops, no: nell’editoria ciò non è mai avvenuto e non avviene); il giornalista Tizio può pensare che il non menzionato direttore e/o il non menzionato amministratore dell’impresa siano indegni di ammirazione ed anche di rispetto; ciò non toglie l’essere tale direttore e/o tale amministratore magari anche bravissimi nel loro mestiere, cioè nel recinto dell’attività che è oggetto del conflitto, e lo stesso, identico ragionamento vale per il prestatore d’opera.
Oggi è così, domani chissà. Anche Gabriel Garcia Márquez e Mario Vargas Llosa, che oltre a dirsene di ogni genere giunsero a prendersi a cazzotti ed il più anziano dei due rimediò pestoni, occhio nero e sanguinamenti abbondanti, in tardissima età giunsero ad una almeno parziale e non formale rappacificazione: nella riedizione – anno 2007 – di “Cent’anni di solitudine” secondo la copia che abbiamo qui a bottega, prefatore fu proprio Mario Vargas Llosa. E dunque, a Dio piacendo il concederci buoni altri 30 anni su questa Terra, aspettiamo: quando uscirà la biografia del vivente Mattia Croci-Torti allenatore onusto di trionfi, foto di copertina con i due a stringersi la mano. Il titolo è facile: “InCroci, torti”. Il sottotitolo: “Ci eravamo tanto a(r)mati”.























































































