Nel volgere di poche ore sia i vertici del Football club Lugano (società ospitante) sia i responsabili del gruppo “Gabbani” (titolare esclusivo delle attività di ristorazione) hanno espresso rammarico per i disagi inflitti a quanti ieri, albergando dalle parti del nuovo stadio di Lugano nel pomeriggio digradante verso la sera essendo in programma l’incontro di calcio Svizzera-Malta per le qualificazioni ai Mondiali femminili, si trovarono a mal partito per via di una “buvette” mal fornita o affatto non fornita, delle code, dei servizi oggettivamente non resi e compagnia cantante. Testi bellini, entrambi; l’intelligenza artificiale e una buona dose di faccia tosta aiutano alquanto a generare espressioni che partono sempre da una mezza ammissione e si concludono invariabilmente con la dichiarazione di impegno ad imparare dagli errori (detto a margine: questa è un’americanata. Certi errori, dai professionisti, non sono ammessi a monte). Ad ogni modo, okay, si prende atto. Anche di quel che nei comunicati non c’è.
Ad esempio: negli 875 caratteri della nota diffusa in nome del Football club Lugano, è fatta menzione dei “disservizi organizzativi ed operativi” e delle “numerose osservazioni ricevute in merito”; curiosamente sfuggito il fatto che tali problemi sono stati evidenziati sulla stampa (chi prima, chi da ritardatario, chi da scopiazzante. Ma ne hanno parlato tutti). Constano inoltre un’assunzione di responsabilità per l’accaduto e le scuse “sia con il pubblico locale, sia con le persone giunte a Lugano da tutta la Svizzera”; se ti assumi la responsabilità, serve anche che quelle scuse (peraltro dovute) siano accompagnate da un atto concreto, tangibile, almeno commisurato all’entità del danno causato; verba volant, pecunia manet. Quanto al ridurre il disastro organizzativo al concetto di “criticità emerse” che “non sono passate inosservate” e che saranno “oggetto di attente valutazioni”, non ci si stupisca: è nella cifra degli stessi fenomeni del “marketing” che meno di tre mesi addietro, nel commentare la stipula del contratto triennale con mandato esclusivo, avevano dichiarato essere questo incarico il frutto “di un lungo ed accurato processo di selezione” (a questa stregua, chissà com’erano conciati e chissà che cosa staranno pensando coloro che, nel contesto di tale selezione, erano finiti alle spalle del gruppo “Gabbani”). Per inciso: nemmeno i democristiani italiani degli Anni ’70 riuscivano a cavarsela così bene con le parole, e sì che se ne quelli se ne inventavanno d’ogni genere (esempio: all’esplodere del cosiddetto “scandalo Lockheed”, e mentre persino in Giappone scattavano manette ai polsi di personaggi altolocati per via delle tangenti transitate ad alzo zero, un tizio riuscì a sostenere pubblicamente che si trattava soltanto di speculazioni politiche ordite a suo danno da un invidioso compagno di partito. Qui, invece, sarebbero stati concordati alcuni “standard” ed invece il servizio offerto non ha “corrisposto in alcun modo”. Categoria: mi assumo le responsabilità ma le responsabilità sono di altri).
Beh, allora sentiamo l’altra campana, cioè chi parla per conto del gruppo “Gabbani”. Messaggio numero uno: ci scusiamo, ma dovete capire, sono stati “disagi tecnici” (interessante interpretazione del non avere più panini un’ora prima dell’inizio della partita. Qualche moglie per altri motivi già irritata con il marito, al rientro del medesimo per cena, potrà da ora in poi invocare “disagi tecnici” quale elemento ostativo alla preparazione del pasto). Messaggio numero due: ci scusiamo, ma dovete capire, sono “gioie e dolori dell’essere primi”, il che suona tristemente come un “A noi primi della classe non si contesta nulla, semmai si suggerisce”. Messaggio numero tre: ci scusiamo, ma in fondo era solo “la prima partita”, e “con affluenza quasi al 100 per cento”; quasi come dire che “Ehi, ma in questo stadio ci aspettavamo sì e no la metà della gente che è arrivata, che vogliono tutti ‘sti tizi?”. Messaggio numero quattro: ci scusiamo, ma nella nostra storia ci sono “varie strutture pubbliche in cui abbiamo creduto, e (in cui) crediamo tuttora, che all’inizio ci hanno messo un po’ in difficoltà ma che poi, alla fine, ci hanno dato tante soddisfazioni”; e questo è il ribaltamento del reale, come se l’acquisto di un’auto fosse un atto di grazia da parte del concessionario. Messaggio numero cinque: ci scusiamo, ma “purtroppo non siamo riusciti ad anticipare determinate problematiche”; come dire che uno che vende panini e bevande con tappo a corona e patatine fritte non riesce a capire, prima del giorno in cui dovrà vendere panini e bevande con tappo a corona e patatine fritte, che per poter vendere panini e bevande con tappo a corona e patatine fritte bisogna avere a disposizione i panini in numero sufficiente, ed i levatappi, e l’olio in temperatura per friggere le patatine. Messaggio numero sei: sempre con riferimento a quelle “determinate problematiche” che “non siamo riusciti ad anticipare”, erano stati effettuati alcuni “stress test”; interessante, ma da tale considerazione discende solo il fatto che gli “stress test” erano sbagliati. Messaggio numero sette: ci sono state, sì, “lunghe attese”, ma ciò è dipeso dalla “commistione di criticità, alcune delle quali non gestibili direttamente”; e per fortuna si occupano di panini e di bevande con tappo a corona e di patatine fritte, ché in una sala operatoria la “commistione di criticità, alcune delle quali non gestibili direttamente” avrebbe portato ad una sfilza di problemucci con i pazienti e con le assicurazioni.
Ci sono casi in cui due parole sono poche e tre sono troppe; qui sarebbe bastato un “Abbiamo toppato brutalmente”, e sul “brutalmente”, per l’autoflagellazione insita nell’avverbio, tutti o quasi tutti si sarebbero detti che boh, è stato un disastro ma certe cose accadono ai vivi. Ed invece: nada de nada sul comportamento di qualche addetto, nada de nada sull’entità degli errori commessi (serve un disegnino? Okay, mettiamola così: quanti panini erano stati preparati?), nada de nada sulla questione-prezzi, nada de nada sul metodo, nada de nada sulla gestione, nada de nada sulla sostanza (perché l’errore può manifestarsi in mille forme, ma un nocciolo esso ha). Lette come sono state invece lette certe arrampicate sugli specchi, invece, persino dai Gabbani – che su di sé recano una storia grandiosa – si rischia di sentirsi gabbati.
Morgen wieder, se ci andrà.






















































































