Via già domattina (tecnicamente parlandosi: alle ore 24.00 di martedì 30 giugno) con un sia pur modesto introito economico per la società oltre che con lo scarico di due posizioni salariali per i prossimi 12 mesi, o via fra un anno con zero compensazione. Non vi è molto da scegliersi, sul fronte Hockey club Ambrì-Piotta, stanti le fresche firme – a darne notizia è stato il “Blick”, dal che l’indiretta ma ennesima conferma dell’essere sempre note in lande d’Oltralpe le cose invece taciute alla stampa della Svizzera di lingua italiana – di Miles Müller e di Éric Manix Landry accasantisi e di fatto già accasatisi al Losanna: due attaccanti in un colpo solo, due da contingente indigeno (il primo, svizzerocanadese nato a Bienne; il secondo, canadostatunitense nato a Salt Lake City negli Usa ma con licenza elvetica); 21 anni compiuti a dicembre in un caso, 23 anni compiuti a novembre nell’altro, e sì che sui giovani sarebbe stato il perno del presente e dell’ennesima “ricostruzione” secondo Lars Weibel neodirettore sportivo. Per entrambi gli agonisti di cui trattasi i contratti decorrono ufficialmente dalla stagione 2027-2028; ma dal Lemano, dove stanno puntando al rafforzamento volendosi tra l’altro trovare alternative in produzione dopo la partenza del 24enne Théo Rochette direzione Nhl (ai Detroit Red Wings), è partito il canonico messaggio tra le righe, tipologia “Almeno uno già adesso, meglio anzi tutti e due”.
Chi faccia l’affare è noto: al 30 per cento i giocatori, al 70 per cento i procuratori. Chi ci perda è parimenti chiaro: i vertici della società leventinese, che in un mercato indigeno reso asfittico da pretese economiche notevoli ad ogni livello si trovano nell’impossibillità di risultare concorrenziali essendo la coperta oltremodo corta cioè stante una gravosa condizione debitoria (e per l’ennesima volta è stata dichiarata, appena pochi giorni fa, l’esigenza di ridurre le esposizioni verso banche e terzi; d’uopo la chiarezza in dati nudi e crudi, alla prossima assemblea degli azionisti, sicché si sappia di quale vita – grama, ma è pur sempre uno stare a galla – s’abbia da vivere o di quale morte s’abbia a morire. Soprattutto se, come risulta, dall’ultimo e sbandieratissimo aumento di capitale è uscito meno di un milione di franchi, e raschiandosi il fondo del barile sino a che le dita abbiano sanguinato). Nella vicenda, l’AmbrìPiotta in quanto realtà dalla consolidata storia sui livelli dell’“élite” nazionale dimostra di pagar dazio su tre fronti, ed elencasi senza pretesa di esaurienza: l’indisponibilità di argomenti in materia di obiettivi (salvarsi, nel 2026-2027 e nel 2027-2028, e non di più) sicché un agonista può anche sentirsi legittimato a cercare soluzioni professionalmente più appaganti; la citata nulla competitività salariale, tema che entra in gioco ogni volta che vi sia da discutersi un ingaggio o un prolungamento dell’accordo; la differenza di “appeal” (Losanna, città dal respiro mondiale che va oltre i 400’000 abitanti considerandosi realtà urbana e cintura; Ambrì cioè Quinto, nostra meravigliosa dimensione vallerana ma per l’appunto dimensione vallerana; agli occhi di molti, mito e leggenda e “qualità” intrinseca dell’affetto del pubblico hanno corso legale sino a mezzogiorno); la lunga assenza di un timoniere reale nel ruolo di direttore sportivo, ché – e com’è noto – l’apporto di Lars Weibel si sarebbe potuto manifestare pubblicamente solo con decorrenza da luglio, e dunque da febbraio ad oggi il lavoro sarebbe stato svolto nei ritagli di tempo ed al telefono da Zurigo anziché sulla piazza, e va bene tutto ma sino a questo momento il conto profitti-perdite è in rosso sparato.
Rispetto alla già deficitaria annata ultima, sommatasi ad altre annate tese e soffertissime per risultati e per rapporti interpersonali, dal pacchetto degli elvetici e degli assimilati in casa Ambrì sono già usciti un difensore (Jesse Zgraggen, all’Ajoie probabile diretto concorrente per la permanenza in National league), due attaccanti (Dario Bürgler per ritiro, Dominic Zwerger per transito al BielBienne dopo aver peraltro onorato la maglia biancoblù dal 2017, cioè dopo l’esperienza quadriennale tra gli “iunior A” della Whl) ed ora, a rigore di evidenze, se ne andranno altri due del reparto offensivo, “bottom six” o non “bottom six” che sia. Miles Müller non è un nazionale, oggi, ma potrebbe diventarlo (del resto, sino al 2024 lo si è visto nelle Selezioni rossocrociate giovanili, comprese le “Under 20” andate a disputare i Mondiali); l’Éric Manix Landry figlio di Éric Landry non più nei ruoli dell’AmbrìPiotta – alla cui transenna si era per improvvisa necessità trovato fra metà ottobre 2025 e fine gennaio 2026 – è elemento idoneo per specifici profili di gioco, e chissà quanto a lui sarebbe gradito il rimanere per altri 12 mesi agli ordini dell’allenatore Jussi Tapola. Sicuro, non è che i numeri depongano granché a favore dell’uno e dell’altro: Miles Müller, quattro goal più 11 assist in 56 presenze nel 2024-2025 ed otto goal più 11 assist in 53 presenze nel 2025-2026; Éric Manix Landry, otto goal più zero assist in 52 partite nel 2023-2024, 14 goal più 12 assist in 56 partite nel 2024-2025, otto goal più 11 assist nel 2025-2026; ma il peso specifico di entrambi è dato non dalle sole statistiche. Soprattutto, e lo si ripete, in forza dell’essere costoro in quota svizzera (sempre per dovere di cronaca: in Leventina è stato riassorbito Matej Pekar, 19 anni nel prossimo settembre; si sta parlando di un nazionale giovanile della Repubblica ceca, con i colori biancoblù in tre campionati fra la “Under 15” e la “Under 20”, posiziokne ala-centro, fresco di uscita da un ottimo biennio – 87 punti all’attivo – con i Seattle Thunderbirds della Whl; ma, e per l’appunto, trattasi ancora di elemento privo di licenza elvetica).
Poche, pochissime sono le opzioni sul piatto: il “no” al passaggio immediato di Miles Müller al Losanna è nel diritto dell’Hockey club Ambrì-Piotta, sussistendo di certo un contratto sino a fine aprile 2027; non del tutto certi si è invece circa le condizioni sotto cui è stato sottoscritto – sempre che sia stato sottoscritto; ci si fida sulla parola – il rinnovo dell’accordo con Éric Manix Landry. Diamo per buone e cioè come prefissate sia l’una sia l’altra scadenza: che si fa? Due elementi in sicura partenza darebbero il massimo per una squadra che entro breve non rivedrebbero più, se non come avversaria? Ci si impunta? Si accetta “obtorto collo” quella che sembra essere diventata una regola, cioè l’aggancio contrattuale su soggetti “propri” e persino con un anticipo di 15 mesi rispetto alla scadenza del contratto? Si fanno i conti con l’oste, muso duro nella trattativa ma senza che sia troppo tirata la corda, e puntandosi dunque al cumquibus nei termini propri di una sorta di “buy-out” del contratto o dei contratti? Quest’ultima pare essere, se non la soluzione, almeno una via praticabile se nelle intenzioni di Lars Weibel, ma soprattutto di coloro che devono far quadrare i conti, rientra l’evitare una somma tra danno e beffa. Spiace il dover deludere qualche tifoso, che già sta masticando amaro per i due prossimi o fors’anche imminenti addii, ma né dall’uno né dall’altro trasferimento arriverebbero denari a profusione: presi che siano carta e penna, per un passaggio subitaneo dalla Leventina al Lemano sono ipotizzabili – oh, e sempre che i losannesi abbiano poi tutta ‘sta premura – fra i 30 ed i 40’000 franchi per Éric Manix Landry e fra i 50 ed i 60’000 franchi per Miles Müller, ovviamente oltre allo sgravio degli oneri da contratti per il 2026-2027; nemmen quanto copra lo sforamento finanziario sofferto per l’infausto ingaggio del difensore slovacco Michal Cajkovsky, novembre 2025, forse il peggior affare nell’hockey ticinese dai tempi dell’attaccante Anson Carter al Lugano.
Nelle casse del Losanna le risorse ci sono, e pronte, se è vero che per effetto della sola clausola rescissoria del menzionato Théo Rochette sono spuntati 200”000 franchi ballanti e sonanti; ma è altrettanto certo il fatto che in pista vanno quelli con i garretti e con le mani buone, e non le plusvalenze o i microbenefici da macrodisastro contrattuale. E qui l’interrogativo: quanti Nathan Borradori possono ancora spuntar fuori dal settore giovanile, o dai rapporti tra società e società? Alla data di mercoledì 24 giugno 2026, la risposta è zero virgola zero.























































































