Esiste un quasi scherzoso accordo, tra colleghi che siano stati anche amici: quando uno o una dei due se ne vada da questo mondo, l’altro o l’altra deve far di tutto per non scrivere troppo bene di lui o di lei. Verremo meno a questo tacito impegno, mentre le lacrime cadono sulla tastiera, dando addio oggi alla Cri: Cristina Casari-Nessi, il cui percorso terreno si è chiuso all’improvviso oggi, all’età di nemmeno 61 anni che avrebbe compiuto il 5 ottobre. Per lunghissimo periodo nell’alveo del “Corriere del Ticino”, ma la prima esperienza nella redazione di un quotidiano era stata all’“altra Notizia”, dove aveva condiviso la scrivania con Vittorio “Ahi Durango” Leoni, e sin dal primo giorno non ci interessarono le gerarchie formalmente stabilite; in grande impegno anche nella “Sportpress.ch” che è poi l’“Associazione ticinese giornalisti sportivi” di cui era stata segretaria sino al mese scorso, sotto presidenza di Tarcisio Bullo, annunciandosi dimissionaria all’ultima assemblea e ricevendo l’applauso dei circa 30 soci presenti (se date un’occhiata al sito dell’organizzazione, il nome della Cri è ancora lì; ci farebbe piacere se esso rimanesse iscritto in un albo d’oro, insieme con quello dell’Alce cioè Alcide Bernasconi morto sul finire del 2025); prima appassionata e poi cronista anche dell’hockey, con bella competenza maturata anche in materia di Nhl (guai a toccarle i Montréal Canadiens), ma soprattutto straordinaria specialista delle altre discipline sul ghiaccio, con occhio clinico per i giovani talenti (“Dammi retta, quel Lambiel diventerà qualcuno”, e parlava dello Stéphane Lambiel ancora ben lontano dagli allori nazionali e dalle medaglie mondiali delle altre discipline sul ghiaccio); si era peraltro occupata anche della comunicazione per una società nel mondo del volley, e con grande profitto per i committenti.
Abitava in Collina d’Oro, Cristina Casari-Nessi, ma era in ogni dove; anzi, a volte spuntava d’improvviso da dietro, un doppio picchiettio sulla spalla destra era il suo cortese modo di bussare. Svizzerissima, ma proprio di quell’essere svizzeri “naturaliter”, con passione, con adesione, con partecipazione, con entusiasmo; da lei adorati il marito Carlo – con cui tre settimane addietro aveva condiviso un viaggio nel Regno Unito per celebrare i 40 anni di matrimonio – ed i tre figli, Simona e Michelle e Matteo, della nipotina Hayley nemmeno il dirsi perché quello era sempre il primo argomento di conversazione. Se cercate in lei un pregio professionale, diremo senza dubbio quel suo essere meticolosa, al limite del maniacale, nell’attribuire un peso alla parola, in graduazione secondo circostanza; ecco, “la Cri” sapeva descrivere fatti ed eventi secondo il codice di quei fatti e di quegli eventi, con l’autoimposizione della sintesi in una testimonianza e con arabeschi descrittivi, invece, nel racconto d’una prestazione mirabile tra “axel” e “toe-loop”. Se volete ricordarla come persona, sappiate che era di un’umanità infinita e di un buon cuore capace di avvolgerti nel momento del tuo bisogno.
L’estremo congedo lunedì 8 giugno, ore 15.00, al tempio crematorio di Lugano.






















































































