Home CRONACA “Molinari” in piazza. Minacce a Marco Borradori e alla stampa

“Molinari” in piazza. Minacce a Marco Borradori e alla stampa

(ULTIMO AGGIORNAMENTO E RIEPILOGO, ORE 23.55) Dopo le sassaiole ed il lancio di bottiglie e di lattine contro gli agenti di polizia nella notte precedente dello sgombero dell’ex-“Macello”, di violenza – per ora verbale, ma nelle forme delle minacce di aggressione ai giornalisti ed a Marco Borradori sindaco di Lugano – si è tinta anche l’odierna protesta dei “molinari” sfrattati dal fortino di viale Cassarate 8 e reduci anche dall’effimera presa di possesso di sedime e locali dell’ex-“Istituto Antonia Vanoni” in via Rinaldo Simen 11. Una nuova manifestazione degli autogestiti e dei loro sodali, con numeri stimabili fra i 200 ed i 300 partecipanti (ad occhio, anche 350 considerandosi un rivolo di giovani aggiuntisi in corso di corteo), è infatti degenerata questa sera in atti tali da mettere in pericolo l’altrui incolumità, tanto che agenti della Polcantonale – con il supporto di colleghi della Polcom Lugano – si sono dovuti interporre formando cordoni di sicurezza via via che i gruppi hanno incominciato a muoversi in più direzioni, di fatto convergendo dapprima verso la residenza di Marco Borradori (destinatario delle più pesanti invettive), poi verso il lungolago, poi verso il casinò ed infine verso verso l’ex-“Macello” reso inagibile dall’azione delle ruspe; qui, poco altro potendo fare, alcuni manifestanti hanno scelto di sfogare la rabbia contro oggetti e manufatti, massimo obiettivo conseguito lo strappo di un pezzo della staccionata provvisoria che era stata collocata a delimitazione dell’area. Contro i giornalisti, analogamente a quanto era avvenuto a fine ottobre 2020 in zona Molino Nuovo (lì, durante una manifestazione dei sedicenti “antagonisti”, una collega della “Regione” era stata presa a testate e ferita), a più riprese quel tipo di “avvertimenti” che sanno di intimidazione.

Nella giornata, peraltro, non la stampa ma parte della politica era stata al centro dell’attenzione, avantutto perché nell’aula del Gran Consiglio – primo giorno di sessione – non ha trovato consenso bastevole la pretesa di un immediato ed ampio dibattito sugli ultimi accadimenti, sicché la palla è anzi tornata alla sede commissionale per quanto riguarda l’ipotesi di trovare una collocazione “alternativa”. Ma non solo: chi (ahinoi, una minoranza esigua) per riflessione lucida, chi per adesione ideologica, chi a causa dell’essersi sentito scavalcato, chi perché “naturalmente” portato all’ostentazione di pubblica virtù, sta di fatto che non pochi hanno tentato di prendere le distanze dalle decisioni liberamente e maggioritariamente assunte in seno al Municipio cittadino luganese, peraltro essendo pendente da tempo uno sfratto per avvenuta disdetta delle pattuizioni risalenti a quasi 20 anni or sono. L’azione più eclatante, almeno sulla carta, da parte dei “Verdi del Ticino”: con specifico riferimento alla demolizione di parte dell’ex-“Macello”, annunciata la presentazione di una querela penale contro il Municipio di Lugano.

Dai “molinari”, ormai a notte fonda, la promessa del “Ritorneremo”. Altri problemi, a quanto consta, sono dietro all’angolo.

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