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Cunardo (Varese), timbrava in Comune ma lavorava in Ticino: denunciato

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(ULTIMO AGGIORNAMENTO, ORE 17.22) False attestazioni di presenza in servizio e truffa ai danni dello Stato le ipotesi di reato contestate nelle scorse ore ad un uomo che, al tempo dipendente del Comune di Cunardo (Varese) quale addetto alla manutenzione del verde e ad altri lavori connessi, aveva preso l’abitudine di… evadere dalla “routine” quotidiana impostagli dall’essere stipendiato pubblico e in effetti lavorava in Ticino, alle dipendenze di una società del Luganese, con regolare transito da un valico – privilegiato quello di Lavena Ponte Tresa su Tresa – e ritorno in tempo per la riconsegna del mezzo di servizio. La scoperta dell’attività ha avuto luogo nel contesto di una lunga indagine – alcuni filmati risalgono all’aprile dello scorso anno – condotta da effettivi della Guardia di finanza in Luino (Varese), forse sulla scorta di sospetti emersi in sedi ufficiali (questa un’ipotesi cronistica) e legati agli effettivi spostamenti del soggetto. Nell’arco di un non breve periodo sono stati raccolti elementi di prova per un totale di 18 episodi – una sorta di “saggio” documentale – dai contenuti imprevedibili a dirsi poco: l’uomo, ad esempio, dopo aver timbrato regolarmente ad inizio della giornata lavorativa, prelevava in deposito un furgoncino, raggiungendo poi un posteggio in cui aveva qualche ora prima lasciato l’auto di proprietà; indi il salto da un posto di guida all’altro, il viaggio sino all’… altra sede di lavoro, la prestazione d’opera, il rientro come un qualsivoglia pendolare frontaliero, il nuovo passaggio da un sedile all’altro ed il ritorno alla base, cioè dal posteggio al deposito, per la “conclusione” della giornata lavorativa.

Per quanto l’inchiesta sia giunta solo al termine della prima tappa e per quanto l’uomo – non si sa se in séguito a dimissioni volontarie o a licenziamento o a dimissioni “incentivate” – risulti non essere più in pianta organica al Comune di Cunardo, sulla vicenda si sono ovviamente levate voci di vario genere e dalla varia intonazione. Non casuale la genesi delle indagini, forse avendo qualche funzionario del Comune riscontrato incongruenze tra attività dichiarata ed attività effettivamente svolta, o forse per via di orari (uscita-viaggio-rientro) che non combaciavano, o forse per un avvistamento casuale, da parte di terzi, in frontiera oppure oltrefrontiera. Da accertarsi anche l’eventuale connivenza di altre persone che, all’interno dell’ente pubblico, avessero avuto notizia dell’abuso in essere e non fossero intervenute. Gli illeciti sarebbero proseguiti anche durante un periodo – tre mesi, a quanto pare – di aspettativa che l’uomo aveva chiesto ed ottenuto (anche qualora tale facoltà sia esercitata, ai dipendenti pubblici lo svolgimento di altra attività non è concesso a meno che tale prestazione d’opera si configuri come impresa autonoma e, ad ogni modo, previa piena informazione al datore di lavoro e con il suo esplicito consenso).

Tutto questo, s’intenda, secondo gli esiti di quanto appurato dagli specialisti della Guardia di finanza. Ai quali e soltanto ai quali, se per caso avranno argomenti per un’obiezione o per una confutazione, i legali dell’uomo sono già sin da ora invitati a rivolgersi. In immagine, un fotogramma (necessariamente sottoposto a trattamento per esigenze di riservatezza) dai filmati con cui gli uomini della Guardia di finanza hanno documentato escursioni e transiti del dipendente comunale presunto “infedele”.