Home CRONACA L’editoriale / Ticino post-Covid, “fase uno e un quarto”: adelante, con cilicio

L’editoriale / Ticino post-Covid, “fase uno e un quarto”: adelante, con cilicio

Vi diremo: non abbiamo capito. Forse a Palazzo delle Orsoline, questo pomeriggio, sono state anche dette cose importanti; ma, facendosi astrazione per le cifre pertinenti alle case per anziani (e sono numeri terrorizzanti: 129 morti, lo stesso numero di coloro che sono stati dimessi; ancora 179 i positivi al contagio, e di questi 27 si trovano ricoverati in ospedale; è o non è materia per un’inchiesta?), in tema di passi avanti sul versante anti-“Coronavirus” è sembrato che non vi fosse notizia utile alcuna (ed infatti: si procede alla media di sette vittime ogni 24 ore, ancora tanti restano gli intubati ed i ricoverati in terapia intensiva) mentre chi si è presentato al microfono ha ridondato in elogi “erga omnes”, e si sa che le lodi affidate al vento sono morbidi boomerang costruiti per tornare nelle mani di coloro che li abbiano lanciati. Nessun motivo, a parte un atto di cortesia – risolvibile con sorriso e saluto in cinque secondi – verso Marina Carobbio Guscetti occasionalmente compresente a rappresentanza della Deputazione ticinese alle Camere federali, aveva Christian Vitta consigliere di Stato per dar la stura al profluvio di “Grazie qui grazie là grazie su grazie giù” verso una pletora di attori i cui meriti ci saranno, e chi discute?, ma si collocano esattamente fra i parametri di ciò che dall’ìstituzione ci si aspetta. Sarà anche che si è un po’ stufi delle metafore sportive, di questo “agire come una squadra”, dell’esaltazione di tutto quel che porta a collaborare fra soggetti distinti; sarà anche che chi sta fuori dalle stanze dei bottoni è banalmente convinto della tesi secondo cui il procedere a mo’ di falange macedone costituisce un minimo sindacale e non una ragione per inorgoglirsi, ergo Esecutivo Legislativo enti funzionariato amministrazioni locali ed ogni altra realtà connessa nemmeno possono permettersi il lusso di perdere tempo in discussioni laddove si manifesti, così come si è manifestata, un’emergenza dall’impatto inatteso (ma si ricordi: un piano antiepidemia, nei pensieri e nelle opere di Giorgio Merlani medico cantonale, era già stato elaborato e reso noto ai tempi di altra vicenda i cui effetti risultarono poi non rilevanti. Rispetto alla situazione in cui ci viviamo eravi uno iato: a quel tempo si presupponevano infatti l’esistenza e la almeno parziale – ancorché insufficiente – disponibilità di un vaccino).

A sensazione, insomma, oggi in conferenza-stampa regnava la stanchezza e la stanchezza non è mai buona consigliera né quando s’ha da parlare, né quando s’ha da raccontare, e nemmeno quando s’ha da riferire e/o da scrivere. Tutti sono stati bravi nella stessa misura? No, e del resto ciò sarebbe impossibile. Tutti hanno manifestato il medesimo livello di responsabilità? Manco per nulla, l’idea medesima del “lockdown” industriale era detestata in vari ambienti (non solo in quelli del padronato…), ed è noto quel che, in nome di posizioni dogmatiche, avvenne sulle prime nella gestione del sistema scolastico dell’obbligo. Si va avanti verso l’uscita dall’autoisolamento? Beh, indietro sarebbe difficile, quindi sì, qualcosa viene mosso: ai responsabili di “tre, quattro aziende” è stata concessa facoltà di incominciare a far lavorare un totale di 150 dipendenti circa, aggiungiamo al piatto una ventina di autorizzazioni nell’industria, si annusa poi la riattivazione di cantieri – ad esempio quello per la “NuoValascia”, ripartito giust’appunto oggi – e forse le opportunità sono state più di quelle che si voglia credere, se si fa conto dell’affollamento di frontalieri alla prima ondata di ritorno (“20’000 passaggi”, testimoniano fonti ufficiali; alle solite medie da “Car pooling questo sconosciuto”, farebbero 19’000 addetti ed infatti stasera sono tornate a formarsi colonne sui varchi di confine). Nel complesso, si aspetta il mezzo “Dai, ricominciate” – che taluni fraintendono come un “Liberi tutti”, contando magari sull’impossibilità di gestione dei controlli più oltre la ramina che al di qua della stessa – prefigurato ed oggi confermato dagli inquilini di Palazzo federale; in pratica, se mercoledì Berna dirà “Ah”, giovedì sentiremo scaldar motori persino dove non si vide mai un pistone.

Mentre continuiamo a soffrire, mentre continuiamo a piangere i nostri morti, mentre continuiamo a pregare per quelli che resistono sul filo sottile dell’esistenza, la vita prova ad andare avanti. Dobbiamo lasciarci sorprendere dal bello, ma non farci sorprendere dal rischio di un errore. E qui il rischio è 50 a 50, con il lancio di una moneta che non abbiamo scelto, con un arbitro del cui grado di equità dubitiamo. Guai al delirio di onnipotenza, guai anche all’autoincensarsi: in parafrasi manzoniana, ben più che “con juicio” dovrebbe valere l’“Adelante, si puedes”.