Home CRONACA Come qui scritto: “AlpTransit” cenerina in esercizio solo fra 10 mesi

Come qui scritto: “AlpTransit” cenerina in esercizio solo fra 10 mesi

Quando Simonetta Odonima Sommaruga calò sul Ticino con un carico di sorrisetti e di frasi di circostanza, e parliamo d’un mese e d’un giorno addietro, di varie cose ci s’accorse; essendosi tali cose osservate e contestate, si rinvia all’articolo qui ed in tempo reale pubblicato. Più di tutto si comprese che stava per capitarci addosso un sassone da leggersi parossitono mentre, quale male minore, l’avremmo accettato sdrucciolo a guisa infatti d’un germanico che piovesse dal cielo; ed infatti si scrisse che dietro all’angolo c’era la fregatura, che il “countdown” inaugurato con soverchio entusiasmo alcuni mesi addietro (avete presenti le colonne con numeri luminosi appena fuori dalle grosse stazioni ferroviarie, tipo Locarno e Bellinzona? Ecco) non aveva corso legale, e che era il caso di procedere alla disdetta del servizio di “catering” per il giorno del taglio del nastro, dacché non c’era una probabilità che fosse una di poter contare sul rispetto dei tempi di consegna dell’opera per l’“AlpTransit” al Ceneri e per quanto è conseguente. Per carità, di mezzo il Covid-19, di mezzo alcune criticità di gestione, di mezzo tutto quel che si voglia; ma si immaginava che committenti ed esecutori si fossero presi margini temporali sufficienti per neutralizzare un eventuale incerto del mestiere.

Ebbene, come direbbe il commissario Salvo Montalbano, qui a bottega ci inzertammo senza aver bisogno d’essere indovini: era bastato il trovare un filo allentato fra le righe delle frasi della consigliera federale; la quale sorrideva ed auspicava, auspicava e manifestava ottimismo, non una sillaba di cedimento nell’impalcatura, fiducia fiducia fiducia nelle magnifiche sorti e progressive. Sì, cipperimerli: centrata persino l’entità del ritardo, ad una prevista domenica 13 dicembre 2020 si oppone esattamente il preconizzato lunedì 5 aprile 2021, giorno in cui – notisi l’elegante e formalistico aggiramento del problema – avrà luogo l’“introduzione completa” del nuovo orario “in séguito all’apertura della galleria di base”. Amici con buon livello relazionale nella alte sfere di Palazzo delle Orsoline a Bellinzona dicono che, sulle parole “introduzione completa”, ad uno che non è funzionario eppure conta parecchio è scappata la reazione che tale concetto induce; si comprende e si condivide. Magari è il caso di fare la tara sull’asserita recenziorità dell’apprensione da parte di coloro che albergano al Dipartimento cantonale territorio, perché sta scritto che solo “negli scorsi giorni”, e “nell’àmbito di discussioni tecniche” con i vertici delle Ferrovie federali svizzere, “rammarico” ha destato il venire a sapere del ritardo; suvvia, c’erano insegne al neon e lampeggianti da un pezzo, bastava che si alzassero gli occhi. E non consola il sapere che “una piccola parte dei convogli ferroviari” potranno far uso del “nuovo collegamento”; eravamo qui per assistere alla nascita della “Città-Ticino” nella sua intierezza, non per applaudire al privilegio o alla casualità. Imbarazzanti l’impotenza e l’arroganza dei capetti Ffs: al Dipartimento cantonale territorio sostengono di sentirsi delusi per l’esclusione subita “in sede di processo decisionale”, ma in generale un po’ tutti – che diamine: un ambaradan di testi e di discussioni, tra Gran Consiglio e Comuni e Commissioni regionali trasporti e Consiglio di Stato – hanno il diritto di sentirsi presi per il naso. Sui tempi erano state date assicurazioni a prova di assalto a Forte Mondascia, ed invece. Ma i quattrini, i denari sonanti e ballanti, sono stati ben pretesi, non importa quale sia la forma perché ad ogni buon conto il previsto “cambiamento epocale” costa al contribuente ticinese un mezzo miliardino di franchi nella forma del credito per l’offerta di trasporto pubblico 2020-2023; ed allora anche il “lockdown” (che è alle spalle e che si immaginava sarebbe andato alle spalle, almeno a questo momento) diventa una scusa. Una scusa delle sole Ffs, ed ascoltate bene: quelli del consorzio “AlpTransit San Gottardo Sa” procederanno infatti alla consegna dell’opera fra tre mesi spaccati, ossia venerdì 4 settembre, secondo programma; a ricevere le chiavi virtuali del sistema saranno per l’appunto i delegati Ffs; e quindi? Eh, zac, servita sul piatto l’antitesi della buona sorpresa: si scopre, pardon, si viene a sapere, pardon, si constata invece che “il ritardo è causato da opere infrastrutturali minori e da altre mancanze riconducibili alle Ffs”, dalle quali “ci si sarebbe potuta aspettare una programmazione più tempestiva”.

Tristezza doppia tristezza: a parer di color che possono (sì: che possono fare gli spettatori…), “lo slittamento ad aprile 2021 dell’introduzione dell’orario definitivo (…) è pertanto difficilmente giustificabile”, così come è “insoddifacente la modalità di approccio in termini di comunicazione verso l’ente pubblico, posto di fronte ai fatti compiuti”. Per sintesi: a) della procrastinazione qui si era scritto, e persino indicandosi le date; b) alle Ffs hanno fatto orecchie da mercanti; c) l’autorità politica cantonale quasi non ha creduto alle proprie orecchie quando è venuta a sapere che dalle Ffs stavano per tirare il pacco; d) oltre a quel che è stato speso in varie forme per giungere tutti insieme alla data di domenica 13 dicembre quale momento dell’inaugurazione, investimenti massicci sono stati effettuati dai responsabili di ogni azienda di trasporto pubblico presente su suolo ticinese, di fatto con una quasi completa riorganizzazione interna e con acquisto di nuovi mezzi, assunzione di personale, formazione di addetti, sapete, cosucce così ma di quelle che fanno passare notti insonni agli amministratori, ed insomma spunta adesso (figuratevi, proprio ora che le risorse sono al contagocce proprio per effetto della pandemia) un grave pregiudizio economico “nell’ordine di milioni di franchi” e che “sarà oggetto di future discussioni”. Ciliegina sulla torta: ancora mercoledì 20 maggio e cioè due settimane addietro, pur nell’annuncio del rinvio e della riduzione di alcune cerimonie di festeggiamento (ma in forza delle norme igienico-sanitarie, null’altro), il giorno di domenica 13 dicembre era stato confermato (fonte: Amministrazione federale) quale data “prevista per il cambio d’orario”. E punto.