Sul cuore di uno dei figli, il 16enne che si era tuffato ed al cui soccorso il padre si era lanciato perdendo la vita, un peso destinato a rimanere tale per tutta la vita; nella mente degli altri due, otto e sei anni rispettivamente, la sicura memoria del dramma cui hanno assistito impotenti trovandosi a bordo dell’imbarcazione; per tutti, congiunti compresi, almeno la consolazione del poter riportare in patria una salma. È stato infatti recuperato dalle acque del Lario nel pomeriggio di ieri, domenica 26 luglio, il corpo senza vita del 45enne Mattheus Gosseling, cittadino dei Paesi Bassi con residenza ad Entschede, che sabato non aveva esitato a lanciarsi in acqua avendo scorto il figlio maggiore in difficoltà dopo un tuffo (per la ricostruzione dei fatti vedasi in altra parte del “Giornale del Ticino”); l’individuazione della sagoma ha avuto luogo alla profondità di circa 25 metri ed a breve distanza dalla sponda di Menaggio (Como), a qualche decina di metri in linea d’aria dal luogo in cui l’imbarcazione – presa poche ore prima a noleggio sulla sponda opposta del Lago di Como, a Varenna, provincia di Lecco – si trovava al momento della tragedia. Ad avvenuto completamento delle ricognizioni e del recupero, con il concorso di specialisti da terra e dall’acqua (Carabinieri, Guardia costiera, Vigili del fuoco, operatori sanitari ed altri), il cadavere è stato trasferito al “Sant’Anna” di San Fermo della Battaglia (Como). In immagine, una fase dell’intervento di recupero.






















































































