Premessa: la “Notte bianca” di Locarno, quest’anno alla 17.a edizione ed in calendario alla data di sabato 13 giugno, è sempre un bel messaggio, anche perché alla centralità del palco in piazza Grande si sommano e si giustappongono le proposte in piazza San Francesco (spettacolo teatrale, artisti di strada ed attività circensi) ed in piazza Sant’Antonio (Chiara Fratus – si chiama Fratus, non “Ratus”, amici organizzatori – voce e chitarra con i suoi “Fixin’ troubles”, che dovrebbero poi essere Oscar Trabucchi e Paolo Fornara; poi i “Laralba” per il folk irlandese e celtico; poi ancora, e soprattutto, gli “SteelriderS” trascinati dalla voce di Isabella Marelli e rinforzati dal recente rientro del fondatore Nando Morandi), ed ora anche con una piattaforma “alternativa” in largo Franco Zorzi. Ciò detto, sorprende la scelta-“clou” della direzione artistica per quanto riguarda il piatto forte: un “rapper” d’oltreconfine che si chiama Vito Ventura, nome d’arte “Shade” che sta per “Ombra”, picco di carriera un 16.o posto in classifica italiana per i 191 secondi di un singolo nel 2017 ed un dimenticabilissimo 18.o posto a Sanremo nel 2019, indicato dai promotori della “Notte bianca” come artista “e cantautore tra i più amati del panorama italiano” oltre che come “volto noto anche al grande pubblico televisivo” (ahem, dovrebb’essere qualcosa di legato alla conduzione di un programma su “Rai Gulp”, emittente dallo “share” sul prefisso di Ginevra).
Dell’ospite – nulla di personale – qualcosa conosciamo; dei suoi testi, ahinoi, tutto. Produzione rarefatta con il trascorrere degli anni, sei singoli ed un album in studio facendosi conto dal 2020 ad oggi, più qualche collaborazione; impegno sulla forma, tanta impaginazione, ma è quel “rap” che vorrebbe essere critica sociale ed invece ricade ormai negli stereotipi appoggiati a rime facili (e, quando le rime non arrivano, entra in gioco il “giro” delle forzature, tipo “In mezzo ai paparazzi / tu che scappi sopra un taxi”), libera parolaccia e la parolaccia ci potrebbe anche stare – e non da oggi: valga “ab origine” il mirabile “Figli de pute” su un ormai millenario affresco in San Clemente al Laterano, Roma – se non fosse gratuita o tesa solo ad eccitare l’approvazione dell’interlocutore, ehi, bro. Ma facciamo finta che brani come “Che schifo” e compagnia cantante (maluccio) non abbiano un peso in sé, e restiamo alla proposta intrinseca della serata in piazza Grande: ore 20.00, spettacolo dell’“Accademia musica moderna” con i “talenti locali” (virgolettato da testo dei promotori); poi, esibizione dei ticinesi “Hippie fish”, dei quali non possiamo che dire bene e che sappiamo tra l’altro ben impegnati nella stagione, il giorno prima a Lugano quartiere Breganzona, in agosto prima alla “Rotonda” e poi al “Paravento” di Locarno; indi il menzionato Vito Ventura alias “Shade”; a seguire i “Mist” (coveristi abili, repertorio Anni ’90 e decennio successivo); indi, “deejay set”.
ùDomanda: se questi sono i tempi, quanto durerà il concerto di “Shade”? Due ore, meno, diciamo un’ora e mezzo, meno, diciamo un’orata? E per questo blocco, come da dichiarazioni degli organizzatori appena qualche giorno fa, è stato firmato un ingaggio da 15’000 euro sull’unghia? Vivaddio: non sono soldi nostri, sono quattrini che escono dalle casse del comitato (i cui membri, tuttavia, si lamentano pubblicamente circa i “crescenti costi” della manifestazione). Vedremo se il santo varrà almeno mezza candela, vedremo.























































































