L’hanno prelevato, l’hanno trascinato a breve distanza dal punto del rapimento e l’hanno assassinato, insieme con un altro uomo che secondo fonti locali – ma non vi è ancora piena chiarezza su quest aspetto – lavorava come minatore, ignote l’età e la nazionalità. Un 46enne cittadino svizzero originario di Locarno e da lungo tempo con base a Johannesburg (Repubblica del Sudafrica), professione geologo e specialista nelle prospezioni minerarie, identità nota alla redazione del “Giornale del Ticino” e figura invero assai conosciuta in àmbito scientifico anche con non rare apparizioni nella pubblicistica cantonale, è morto nella giornata di giovedì 30 luglio nella zona di Gbango-Carrière, villaggio della Repubblica centrafricana distante 56 chilometri circa dalla capitale Bangui, direzione nord, dopo essere stato rapito – questa la versione ufficiale fornita dalle autorità – da un gruppo di malviventi armati che si sono abbattuti sul tecnico e sulle persone da cui egli era accompagnato; tra queste anche un sottufficiale dell’Esercito sudafricano che, sempre standosi alle notizie disponibili, operava come scorta del 46enne e che risulta essere tuttora vivo ma nelle mani della banda. Il decesso è stato confermato da un portavoce della magistratura inquirente in Bangui, sulla scorta dell’avvenuta identificazione dei due cadaveri individuati nella mattinata di sabato 1.o agosto in una zona rurale; da un approfondimento (www.telesurenglish.net/swiss-geologist-killed-in-central-african-republic) comparso sul sito InterNet dell’emittente venezuelana “TeleSur”, e nel quale la seconda vittima è indicata invece come nella figura del militare che stava al fianco del geologo ticinese, risulta l’essere stati i corpi trovati da alcuni proprietari terrieri dopo uno scontro armato con i rapitori. Secondo quanto riferito a giornalisti canadesi dal loro connazionale Hervé Frédéric Pounou, anch’egli geologo ed impegnato nella medesima zona, il rapimento ha avuto luogo mentre il 46enne ticinese – che operava alle dipendenze della compagnia mineraria emiratina “Admog gold” – si stava allontanando dalla zona.
La notizia dell’assalto banditesco si era diffusa nell’immediatezza dell’accaduto; evidenze circa la nazionalità svizzera di una delle vittime sono emerse – o, perlomeno, confermate: è da ipotizzarsi un già precedente scambio di informazioni tra le autorità sudafricane ed i responsabili del Dipartimento federale affari esteri – solo questa mattina. Pochi gli elementi utili per l’identificazione degli assassini, al di là della generica indicazione dell’appartenere tutti i soggetti ad un’unica banda locale. Senza esito sono rimasti sino ad ora i tentativi di presa di contatto, da parte della redazione del “Giornale del Ticino”, con i vertici della “Admog gold”. Il 46enne ticinese ucciso si era laureato all’Uni Losanna e, una volta concluso l’“Iter” accademico, aveva accumulato esperienze tra collaborazioni con studi di ingegneria ed insegnamento, scegliendo poi (anno 2003) il Brasile come prima base operativa; da qui il passaggio in Africa, vari i trasferimenti tra Gabon, Zambia e Congo soprattutto, prima dell’acquartieramento professionale in Sudafrica. A 3’550 chilometri in linea d’aria dalla sua seconda casa, ed a 4’743 chilometri dalla regione in cui era nato, una fine atroce.






















































































