Home CRONACA Furti, violenze, spaccio: sgominata la “gang” del Mendrisiotto

Furti, violenze, spaccio: sgominata la “gang” del Mendrisiotto

Cinque arrestati (tra di loro, due minorenni), circa 40 denunciati a piede libero, ed un affastellamento di episodi (circa 60 quelli entrati in linea di conto) tale da rendere evidente la struttura associativa criminale organizzata in modo da agire su più fronti, dai furti al commercio di droga agli atti contro la libertà della persona. Alle somme giunge in queste ore un’ampia inchiesta facente perno sul Mendrisiotto e nel cui contesto il magistrato dei minorenni ed il procuratore pubblico Roberto Ruggeri sono giunti a definire ruoli e responsabilità dei singoli elementi nella “gang” operante, nei fatti, da due anni a questa parte.

All’inizio, pare di poter capire, il problema era dato soltanto dalla recrudescenza di reati contro il patrimonio: furti semplici e furti con effrazione, per dire. Prima coincidenza: i casi si manifestavano in luoghi nei quali era rilevata una forte concentrazione di minorenni o di giovani adulti. Da qui, prima conclusione: quei soggetti, forse e senza forse, con i fatti avevano a che fare; e, anzi, quei soggetti erano parte di un unico gruppo, ed al vertice di quell’unico gruppo c’era un solo uomo. Da lui, un 23enne cittadino svizzero di origini non precisate e residente nel Mendrisiotto, la raggiera delle relazioni “improprie”; fermo ed arresto, nel novembre 2018, con inquadramento nel sistema carcerario per la detenzione preventiva, indi ricerca dei tizi che al capataz si affiancavano nella facile propensione al crimine, maggiorenni e minorenni, con mansioni e con funzioni diverse secondo il caso. Trovata la fonte del denaro, da capirsi era la destinazione di tali risorse illecite, ed ecco la risposta: gran parte dei proventi finivano in acquisto di cocaina e di marijuana. Droga in quantità ottenuta con viaggi qui e viaggi là, ma non solo: conoscendo il territorio, alcuni elementi del gruppo si erano nel frattempo specializzati nell’aggressione a spacciatori locali al fine di sottrarre loro gli stupefacenti, con le buone (quasi mai) e con le cattive (sovrannumero e minacce), con operazioni a rischio zero dal momento che le vittime ben difficilmente si sarebbero rivolte alle autorità. Merce sottratta, merce in parte utilizzata, merce in parte rimessa in circolazione.

Varie le sezioni della Polcantonale, compreso il neocostituito “Gruppo minori”, che per mesi sono state impegnate nell’inchiesta. Banda ora azzerata o ridotta a frange, senza più organizzazione, senza più struttura. Ma non c’è di che festeggiare: dove resta scoperto un mercato, altri “operatori” sono pronti ad agire.