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Bellinzona, i referendisti prendono cappello: «Quel titolo è tendenzioso»

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Diciamo: non che non l’avessimo previsto, davvero. Nemmeno il tempo di festeggiare l’esito positivo della prima tappa di un lungo percorso, avendo cioè essi portato in piazza Nosetto a Bellinzona la bellezza di 4’650 firme a palese sovrabbondanza rispetto alle 3’000 richieste, ed ecco che i referendisti sulla questione del Maniero Infelice – è una battuta che circola nella capitale, con appendice che qui si evita di riferire, in prestito dal cognome e dal nome di un noto criminale nel Nord-est della Penisola italiana – sono già costretti a rizzare le antenne ed a stigmatizzare l’atteggiamento di alcuni necessari interlocutori, e cioè parte della stampa; irritante, nell’immediatezza del conferimento dei faldoni a Palazzo civico e della proclamazione del raggiunto obiettivo, è risultato in particolare quanto pubblicato sul “Teletext” della Rsi (vedasi ). Parole di Valentina Mühlemann, tra i membri più attivi del Comitato referendario costituitosi attorno al consigliera comunale (e già sindaco) Brenno Martignoni Polti e finalizzato a contrastare il progetto cosiddetto “Fortezza Bellinzona”: “Sì, purtroppo il titolo appare tendenzioso. Non nascondiamo il fatto che, sin dall’inizio della campagna di raccolta delle firme, abbiamo dovuto fare i conti con una contrarietà al processo democratico, contrarietà che di certo non ci aspettavamo”. Da parte di chi? “Le istituzioni, e gli stessi “media” (ndr: non tutti, qui a bottega ci permettiamo di chiamarci fuori, “et pour cause”), anziché prendere atto dell’uso di uno strumento democratico come è quello refendario, hanno preferito screditare sin dall’inizio l’operato del Comitato”. Un auspicio? “Speriamo che i toni si calmino, e che i cittadini potranno esercitare il diritto di voto in tutta serenità, come ci si aspetta (che avvenga) in una democrazia”.