Dalle pagine della “Prealpina”, storico quotidiano in Varese, si è appreso stamane che nei giorni scorsi, in quel di Cantello (Varese), un cittadino svizzero è stato colpito da ammenda per avvenuto deposito di uno o più sacchi della spazzatura dopo trasporto al di là del confine; giusta e doverosa, la sanzione, commisurata in 100 euro ed emessa dai vertici della Polizia locale del Comune di frontiera (a Cantello è pertinente il valico del Gaggiolo su Stabio) dopo “attività di indagine”. D’uopo la telefonata alla Polizia locale, finalità la ricerca di ragguagli: a) l’interlocutore – un operatore della citata Polizia locale, si dispone di nome e cognome – afferma di non saperne nulla, “forse se ne è occupato il responsabile del servizio”, ma il responsabile del servizio opera “a scavalco” ovvero al servizio di più enti pubblici e non è presente almeno sino a domenica; b) ovviamente nessun riscontro circa l’effettiva nazionalità del soggetto, che parrebbe invece non essere cittadino svizzero al di là delle targhe ticinesi sull’auto “immortalata” dalle telecamere; c) nei cassonetti sul territorio comunale di Cantello, standosi al collega Nicola Antonello articolista per la “Prealpina”, sarebbero “stati notati (…) altri scarichi illeciti” da parte di “ticinesi” per via dei “sacchi rossi in uso in Canton Ticino”. Trascuriamo l’imprecisione circa l’inesistenza di sacchi dal colore unico, e poniamoci invece una domanda: ma esiste davvero a Lugano – dicesi Lugano per via dell’essere i sacchi d’un rosso ben riconoscibile – un imbecille tale da comperare i sacchi stessi, pagandoli nemmen poco in funzione dello smaltimento davanti a casa o all’ufficio, per andare a buttarli a Cantello?






















































































