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A margine / In cima alla Valle Bavona, una festa che ha detto: «Ci siamo»

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Da ogni dove, ed è gran cosa considerandosi le vicissitudini degli ultimi due anni, sono tornati gli ospiti di antica frequenza insieme con villeggianti in valli e convalli e turisti di giornata; tornati, con loro soddisfazione e per la felicità degli organizzatori dell’appuntamento. A fuochi pieni iersera, sugli oltre 900 metri di San Carlo in Valle Bavona e dunque nelle pertinenze comunali di Cevio ma da San Carlo al Comune fanno 14 chilometri e già in questa distanza fisica si percepisce una diversa declinazione del mondo, la “Festa dei polli” che dal 1971, e con rare interruzioni per cause di forza maggiore, è promossa e realizzata dai membri dell’associazione “Amici di San Carlo”, generazione dopo generazione e di certo per altre (e tante) generazioni. Storia nota a chi è della zona e di sicuro a gran parte dei ticinesi, un po’ meno fuori dal Cantone, e qui si riassume: idea di una decina di persone, ai tempi, il dedicare al luogo un momento celebrativo che testimoniasse alla comunità – che incarna anche lo spirito di Prèsa, l’antico villaggio ad un tempo abbandonato perché sotto costante minaccia di frane ed alluvioni – il senso dell’appartenenza alla comunità medesima; all’inizio secondo la consuetudine del “Ciascuno cucina qualcosa” e sin da sùbito con la… specializzazione nella grigliata dei polli, da cui il nome della festa, nei primi tempi mediante l’utilizzo di tralicci che altro non erano se non le reti metalliche dei letti. Per comprensibile esigenza di rispetto di regolamenti in divenire, progressivo il trasferimento su altre basi – le griglie nel senso stretto del termine – manifestandosi tra l’altro un crescente numero di adesioni ad un appuntamento diventato di fatto fisso nel calendario estivo; al picco, 600 polli cucinati e serviti in una sola serata, i calcoli sull’afflusso di partecipanti all’evento sono presto fatti.

Poi, ecco, il momento di difficoltà: 2024, fine giugno, la devastazione dell’intera valle con vittime e dissesto le cui ferite sono tuttora ben visibili e le cui cicatrici rimarranno fissate nella storia e nella memoria, ovviamente a tutto si poteva pensare in quel momento fuorché all’allegria, nello stare insieme; 2025, progetto rimesso sui binari e tutto pronto, ma anche in quel caso giunse un’ondata di maltempo e per forza di cose fu deciso l’annullamento della serata. Ieri, no; ieri a San Carlo c’era il mondo, tanti quelli che hanno dato una mano, tanti quelli che hanno cenato e che si sono divertiti (sì, festa popolare è cibo, festa popolare è musica, festa popolare è sedersi vicino ad un tizio che non hai mai visto e finire la serata avendo fatto il “Duzi” al primo boccale di birra). Tra i tanti anche chi ha provato a sfidare i cucinatori con l’immancabile richiesta di una ricetta: c’è sempre di mezzo la salsa di marinatura ideata da Piera e Renato Zinetti, con ogni probabilità uno fra i segreti meglio conservati nella storia del Ticino, formula che qualcuno dice non essere mai stata scritta ma solo tramandata oralmente, ed è un’esagerazione, in effetti la conoscono tutti se per “tutti” si intendono quei due o tre cui essa è pervenuta.
Agli “Amici di San Carlo” molto si deve: oltre alla “Festa dei polli” nel capannone (e dei numeri in quest’edizione si saprà tra breve, a fuochi spenti), la celebrazione puntuale (e sentita) del Natale della Patria, il Carnevale, la pulizia delle strade in paese e dei sentieri circostanti. Gente così, e che così sa farsi apprezzare.

Nella foto, un momento della serata; altre immagini ed altri materiali sulla nostra pagina “Facebook”.