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A margine / Compagni di viaggio, giorno dopo giorno, nel segno della verità

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La notizia della morte di Andrea Petitpierre, profeta della palla a spicchi, svizzero nel cuore prima ancora che per passaporto e parte della sua storia troverete in altra parte di questo quotidiano, era vera nel momento stesso in cui l’altr’ieri pomeriggio essa comparve sul “Giornale del Ticino” e dal “Giornale del Ticino” fu ripresa su varie altre testate. Vera, vera per “quidditas”, vera anche nelle cause, vera anche per il luogo in cui tale decesso aveva avuto luogo. C’è poi chi ha parlato di “smentite”, c’è poi chi ha affermato (e scritto) che così le cose non stavano; per una questione di rispetto verso i familiari – cui va il nostro cordoglio – e verso amici comuni con l’ora scomparso, non per una smentita appunto (smentita che a noi non è arrivata, tra l’altro; e credeteci, abbiamo tenuto contatti 24 ore su 24 con i nostri referenti, tra Lugano e Milano soprattutto) ma sapendosi dell’esservi una necessaria “finestra” di osservazione in tali situazioni cliniche abbiamo liberamente scelto di procedere alla cosiddetta “spubblicazione” per il periodo – che sapevamo essere breve – intercorrente fra i due momenti, l’ultimo dei quali oggi, sull’“ufficialità” della notizia medesima.

Oggi, con dolore profondo per ragioni che esulano dal mero contesto cronistico e di cui rispondiamo solo al nostro cuore ed alla nostra memoria, la notizia ed il tributo ad Andrea Petitpierre qui ripubblichiamo, senza frange, senza interpolazioni, così come ci era parso equo e giusto nel momento in cui il dramma si stava consumando. Ci corre nel frattempo l’obbligo di ricordare che “Il Giornale del Ticino”, che tre settimane addietro giunse al traguardo dei 16 anni di vita (di poco successivi i suoi “social”, che – si ricorda – costituiscono entità autonoma e non soggetta al controllo della redazione; non a caso, e per esempio, la pagina “Facebook” ospita anche una serie di contributi e di contenuti che non riguardano e che non impegnano la testata, il suo direttore responsabile ed il suo corpo redazionale “diffuso”), questo “Giornale del Ticino”, dicevamo, pubblica solo notizie vere. Noi facciamo questo: abbiamo fatti e troviamo fatti, li controlliamo, li riscontriamo (se possibile, a più di due voci), li rappresentiamo in parole ed immagini per quanto consentano i nostri mezzi, li trasmettiamo al lettore. Se un testo pubblicato abbisogna di integrazioni e di modifiche (per dire: il resoconto sulla giornata borsistica, primo pezzo nell’immediatezza dell’apertura e secondo pezzo, spesso riscritto da cima a fondo, dopo il “fixing” sulle piazze europee; ma il discorso vale per ogni fatto notiziabile, dalla cultura allo sport alla politica al “gossip”), interveniamo indicando l’orario dell’aggiornamento. Ci preme l’idea di fare un “web” che risponda ancora ai criteri della carta stampata, da cui chi opera al “Giornale del Ticino” proviene, in un paio di casi con incredibili incroci. Non siamo l’autobus di nessuno, né in politica (come ci descrisse pubblicamente un’odierna granconsigliera? Ah, sì: “Fogliettino da quattro pagine, capaci tutti di farlo”) né in altri àmbiti, come probabilmente hanno capito quanti ci spediscono testi promopubblicitari pensando di poterli spacciare come informazione “tout court” e poi, messo di fronte ad un’obiezione, fa anche l’offeso ed afferma che “(…) dipende da come la si vuole vedere” (ecco, noi la vediamo così: se spazio vuoi, per lo spazio paghi). Aspetto non ultimo, ci preme la tutela delle nostre fonti, come in questo caso: eravamo certi di poterci fidare, eravamo sul pezzo, non abbiamo “anticipato” nulla, se non la firma di un medico in basso a destra.

A noi piace l’idea di essere un “secondo quotidiano”, ma utile e con la nostra cifra di pensiero e di scrittura, memori come siamo dell’insegnamento secondo cui
“(…) hai fatto bene il tuo lavoro se in quella notizia un lettore si riconosce, se di quella notizia un altro lettore dice che non è interessante e se per quella notizia un terzo lettore si incazza a morte”. Anche per questo, sino a fine anno almeno, l’editrice ci ha rinnovato incarico e fiducia resistendo una volta ancora alle due, tre offerte di chi anche in tempi recenti ha manifestato interesse a subentrare nella proprietà; resta fermo il pieno diritto dell’editrice medesima ad accettare già domani una fra le proposte. Ai lettori, nel frattempo e come sempre, un “Grazie” per l’attenzione.