Nove secondi di silenzio, in radio, bastano per indurre l’ascoltatore a cambiare frequenza; due ore e 12 minuti, quanto durò nella notte tra ieri ed oggi l’intervallo “forzato” dell’incontro Francia-Iraq ai Mondiali di calcio a Philadelphia (Stati Uniti) causa pioggia e rischio fulmini, costituiscono probabilmente un “record” di tutti i tempi, eppure non saranno mancati i tifoso “puri” – anche davanti allo schermo – capaci di aspettare la ripresa del gioco e la conclusione della partita. Al che due osservazioni: chiaramente presi in contropiede i fornitori della copertura televisiva, sicché per quasi 120 minuti si è rimasti ad una sorta di monoscopio “attivo” cioè all’inquadratura fissa del campo e delle tribune e nell’ultima mezz’ora sono state trasmesse immagini dal “tunnel” in cui i giocatori si preparavano a rientrare sul terreno di gioco; chiaramente presi in contropiede anche alla Rsi, dove si sono limitati a ritrasmettere il vuoto cosmico. Era da mettersi in conto, un simile problema? Sì, ed anzi: dalle previsioni meteo risultava oltremodo probabile l’avvicinarsi di un’ondata di maltempo, con inevitabile sospensione del confronto quale che fosse il momento in cui un fulmine si fosse abbattuto al suolo nel raggio d’una dozzina di chilometri. Era da giudicarsi opportuno un “piano B” in catodo, foss’anche con la proposta di spezzoni dallo sterminato archivio dell’emittente? Sì, e di più: in ragione del protrarsi della pausa, sarebbe bastato anche il mandare in onda qualche disegno animato. Occasione persa, si faccia tesoro.






















































































