Home NEWS IN HOME L’editoriale / Il Bellicalcio resta vivo. Quale sia la “ratio”, mistero

L’editoriale / Il Bellicalcio resta vivo. Quale sia la “ratio”, mistero

21
0

Esiste di sicuro una “ratio” al fondo dell’estremo tentativo di salvataggio del Bellinzona calcio, intendendosi la realtà pedatoria nel suo insieme e cioè non entrandosi qui, per il momento almeno, nelle peraltro necessarie distinzioni tra prima squadra e settore giovanile ovvero nella complessa struttura relazionale tra singole unità riconducibili alla bandiera granata. Esiste di sicuro, ripetiamo, tale “ratio”, benché essa sia tutt’altro che evenemenziale e tutt’altro che percepibile secondo la comune modalità degli umani, “crystal clean”, ecco. Forse l’orgoglio dettato dall’adesione personale e che si autoinvera ossia si autoalimenta all’adesione personale (certo: si tratta di un ciclo, e tutt’altro che irrazionale) ad un pensiero che è anche cifra di esperienze e di testimonianze da oltre un secolo a questa parte; forse la convinzione di poter ribaltare ora il corso di una storia già andata agli archivi, forse la determinazione – lucida, niente paraocchi, niente illusioni – di voler attestare un non meglio definibile “diritto” all’esistenza da parte della principale identità sportiva della capitale ticinese. Forse anche la volontà – avvertita persino come esigenza, alle basi dell’etica – di tutelare chi in quel percorso ha lavorato nei tempi recenti, creditore morale o creditore fisico che sia, perché tanti sono in fila ad aspettare che si sblocchino le serrature della cassaforte, sempre che nella cassaforte qualcosa sia rimasto. Esiste di sicuro una “ratio”; peccato che non la si veda, e che non la si comprenda, pur potendosi partire dall’assunto secondo cui la società continua ad esistere e che i suoi odierni responsabili hanno ottenuto il “via libera” ad operare, con moratoria della durata di quattro mesi a far data da stamane, sicché esiste una finestra sino alla fine della seconda decade di ottobre. Spieghiamo avantutto a nostro beneficio ed a mo’ di riepilogo sommario, trascurandosi dunque glosse ed annotazioni a margine.

In sede di Pretura a Bellinzona e meglio davanti al pazientissimo pretore Adriano Bernasconi (non lo si invidia: ha fra le mani un “dossier” fatto di cifre, ed alla legge l’uomo di legge è tenuto ad attenersi; ma non è detto che l’uomo di legge sia costretto “naturaliter” a spogliarsi della sua capacità di leggere la realtà oltre la realtà medesima), ieri, si era presentato Renato Sergi che sommariamente definiamo quel nuovo proprietario del Bellicalcio, essend’egli riuscito in breve tempo ad ottenere il taglio di due nodi gordiani pregressi ossia la rinuncia di Juan Carlos Trujillo Velásquez alla titolarità su beni e cose della società e la rinuncia di Pablo Bentancur ai diritti da lui rivendicati, quale ex-“patron” ossia predecessore di Juan Carlos Trujillo Velásquez himself, per mancati pagamenti delle quote (cioè delle azioni) da parte del sovrapplurimenzionato Juan Carlos Trujillo Velásquez; questione in verità sospesa, quest’ultima, ma che i due soggetti dovrebbero liquidare “in proprio”, ponendosi dunque Renato Sergi e la sua cordata in condizione di terzietà rispetto al dare ed all’avere e, pertanto, nel ruolo di totali estranei ad eventuali rivendicazioni dell’ora e del poi. Renato Sergi ha poi dichiarato – ci sono carte che lo confermano – di essere riuscito ad abbattere il debito in essere grazie ad altra rinuncia su pretese legate ai contratti di formazione di alcuni giocatori approdati in Ticino via Llaneros e via Peñarol, ed è questione di bel nuovo afferente a Pablo Bentancur benché proprio contro quello stesso Peñarol il già presidente abbia perso una causa a suo tempo, e chissà se le cose si sono nel frattempo appianate: morale, dai 2.4 milioni di franchi cumulati nel rosso di bilancio si sarebbe scesi alla metà in poste reali; oltre la metà di tale residua metà, e facciam conto che siano effettivamente 700’000 franchi, sarebbero nelle disponibilità immediate o quasi immediate di Giuseppe Sergi, il quale avrebbe dimostrato di poter trovare all’impronta altri 300’000 franchi per dare l’avvio alla stagione 2026-2027, con la prima squadra pertanto e regolarmente ai nastri di partenza della terza serie nazionale sulle conseguenze della retrocessione dalla cadetteria (e sia palese: l’utilizzo dei verbi al condizionale non è esperimento dubitativo, l’utilizzo dei verbi al condizionale dipende solo dal non essersi avuta ancora una parola definitiva dalla viva voce del novello proprietario). Insomma, 700 su 1’200 e 300 altri in gioco sarebbero benzina almeno sufficiente per i giri di prova in pista e per lo schieramento della vettura alla fase delle qualificazioni; quanto al corrersi il Gran premio sino al traguardo, beh, quello è un altro paio di maniche e ad ogni modo sono maniche da confezionarsi in un secondo tempo; nel primo, de minimis non curat praetor, ed il pretore Adriano Bernasconi ha detto che sì, si può fare.
Si può fare, ecco, ma con molta molta molta cautela e con molta molta molta premura: tradotto, sentiero stretto, nessuna costruzione di castelli e castelletti, è consentito quel che si consente nell’ordinario esercizio dell’attività d’impresa e tanto basti. La moratoria è infatti un concordato – stiamo spiegando l’acqua all’oceano: il ragionamento ci serve al fine di tener salde le redini dell’informazione bruta – che sussiste sul criterio di provvisorietà più che mai provvisoria, nel senso che all’urgenza dell’adozione di provvedimenti si somma un tempo stozzato e definito; 120 giorni per risanare i conti o, meglio, per dar prova probante dell’aver almeno risanato una parte del bilancio e dell’essere sulla giusta via per il ripianamento dei debiti residui. Secondo quali modalità ed utilizzando quali strumenti Renato Sergi ed i suoi possano ed intendano agire, non sappiamo ma proviamo ad immaginare per sommi capi: a) bussare a tutte le porte, comprese quelle istituzionali ossia nella Bellinzona politica che qualche frizione con le precedenti proprietà aveva cumulato e manifestato, per illustrare stato dell’arte e progettualità ed ottenere sostegno, dal formicone in su tutto fa brodo e tutto è gradito; b) discutere con i fornitori, ad uno ad uno, cercando di limare il gravame nella consueta via transattiva che è poi anche un “O così o Pomì”, dovresti avere 100 e posso darti 50 altrimenti rischi di sfilare a 10 o a zero, secondo il grado del tuo credito pendente; c) attuare una politica di necessario riallineamento, chissà che qualcosa o qualcuno sia alienabile “tout court” o gestibile in modalità di prestiti onerosi e, come tali, redditizi; in fondo questa non è più una squadra di Dnb, sempre che si possa sostenere che da Dnb essa è stata sul campo, ma da Prima lega promozione.

Renato Sergi si avvale di legali scafati, al secolo Letizia Pizzagalli ed Adriano Alessio Sala, e si è certi dell’avere tali avvocati preso visione di tutto quel che sta dietro alla vicenda; non vi saranno sorprese, l’azione si esercita solo sull’esistente, si va si negozia si tratta si prova a rimettere il treno sui binari. I “ma”: la stagione agonistica è incombente, ad ogni livello; denari freschi servono persino per poter aprire i rubinetti in sede (è una metafora, si capisca la traccia); circa l’organico, tante le telefonate da farsi e tanti i soggetti da coinvolgersi, sempre che parte di essi non si sia già orientato verso altri lidi; non è poi detto che tutti siano così ben disposti – anche perché “ope legis” taluni non hanno margini discrezionali – ad aderire alle istanze della nuova proprietà (ci sono situazioni finanziariamente friabili verso Città di Bellinzona e Cantone? Ahi). Esiste poi un vero e proprio convitato di pietra, ed è Brenno Martignoni Polti: avvocato, sì, ma anche interprete del “genius loci”, e nei cui “distinguo” e nei cui passi di lato sarebbe stupido chi non riconoscesse una causa efficiente.

Ed allora, ed in ultimo: qual è la “ratio” del tentativo estremo di dare ossigeno al Bellicalcio, ché dal salvataggio giuridicamente ed economicamente inteso si è tuttora ben lontani? Non sarebbe (stata) più comoda la resa con accettazione del fallimento? L’inseguimento della pietra verde è atto dettato dalla mera volontà, e quindi espressione velleitaria, o sotto i sassi del Dragonato c’è davvero una vena aurifera e pronta ad essere convertita in una nuova era del calcio granata? Ché un Otto Scerri imprenditore disposto a cavar fuori palanche a semplice richiesta, come accadeva ai tempi e sempre sia lodato Otto Scerri per quest’opera meritoria, non ci pare di aver visto, dalle parti del “Comunale”.