Monta l’irritazione, monta l’ira. E non è da escludersi qualche azione di vistosa protesta, alle brevi, se sulla direttrice del trasporto pubblico Mendrisio-Varese-Malpensa non sarà posto rimedio alla sciagurata serie di disservizi originati dal blocco della rotaia per lavori di potenziamento in territorio di Tricoloria: cinque giorni, cioè a partirsi da domenica 7 giugno, sono infatti bastati ed avanzati per far riempire paginate del “cahier de doléances” originato da una gestione perlomeno discutibile della copertura delle tratte con vettori su gomma. Tradotto: d’improvviso, sulla frontiera ed a ridosso della frontiera e ad attraversamento della frontiera, si è installata una sorta di clone della “Circumvesuviana” che è croce e dannazione dei napoletani, forse più portati – ed anche per questo s’ha da lodarli – al motteggio che all’espettorazione di lamentele e di epiteti; in assenza di una presa di coscienza e di correttivi da parte dei vertici dell’impresa esercente tale offerta di viaggio, sino a domenica 5 luglio almeno la situazione rimarrà caotica, indecifrabile, antitetica al concetto stesso del “Tu comperi il biglietto, noi ti trasportiamo con tua piena serenità”. Già: su quel percorso non esiste opzione diversa, a men che il pendolare lavoratore o studente (ché primariamente di lui trattasi; ma si spostano anche i turisti, sapete?) scelga d’inventarsi un sistema misto di transito con autopostale più eventuale tratto pedestre più bus extraurbano sino a Varese o – per esperimento in essere – sino a Malnate stazione Ferrovie nord e poi altri mezzi gommati, con ciò convertendosi al ruolo d’un soldato mercenario greco in anabasi dopo la battaglia di Cunassa.
Ieri e oggi – I lavori (“potenziamento”, sta scritto) erano stati annunciati, sì; il blocco delle linee era stato annunciato, sì; la copertura a tutto tondo del servizio di trasporti con altra tipologia di vettori era stata annunciata, sì; peccato che le cose non funzionino, e che quando si abbia bisogno di risposte nell’immediato – diciamo così, sulla banchina della stazione – non vi sia chi il problema risolva nei termini e nei modi prescritti; peccato, dunque, che il viaggiatore reiteratamente ed incessantemente e petulantemente sospinto all’uso del mezzo pubblico anziché del veicolo di proprietà – mille le ragioni credibili, ma si pone la necessità di un’offerta che stia almeno al pari dell’alternativa – si ritrovi appiedato, esposto alle intemperie o al sole, costretto ad attese snervanti ed a volte ciò avviene in the middle of nowhere. Ad aggravio, contestuali e di pari durata sono gli interventi anche sulla Gallarate-Varese-Porto Ceresio; il che non consola, anzi, peggiora. Esempi? In serie, ed in ordine sparso, senza criterio di priorità: orari improvvisamente diventati ballerini, mezzi sostitutivi al limite della capienza nelle fasce orarie di punta, assenza di certezze sulle cadenze, passeggeri rimasti a terra perché l’autista del bus – come è anche giusto, nella logica della sicurezza – si è trovato costretto a far notare che più di quel che è prescritto non si può caricare; picco della tensione in coincidenza con l’avvenuta cancellazione della corsa di un treno da Mendrisio a Stabio, “oltre 100 persone in attesa” secondo testimonianza diretta, niente vettore verso l’Italia sulla traccia Gaggiolo-Varese-Gallarate ma… due mezzi disponibili per la destinazione Malpensa; l’attesa si sarebbe protratta per quasi mezz’ora prima dell’arrivo di un altro bus e, per forza di cose, senza piena soddisfazione dell’utenza dal momento che per qualcuno il posto non c’è stato. Problema, quest’ultimo, manifestatosi anche l’altr’ieri e ieri sulla tratta Cantello-Stabio, insufficiente la disponibilità di mezzi, ed era una corsa essenziale per quanti sul posto di lavoro debbano presentarsi in orario (pretesa stranissima, vero?).
Esigenza legittima – Utile sarebbe, dinanzi alle normali rimostranze da parte dei viaggiatori, anche un atteggiamento congruo da parte degli operatori al centralino dell’azienda esercente l’attività. Darsi una mossa, e sùbito: gli utenti pagano per un servizio; gli utenti hanno diritto all’erogazione di quel servizio nei tempi previsti (d’accordo, concedendosi un margine di tolleranza, ma un margine dall’entità prevedibile e che non costituisca danno).






















































































