Home IN EVIDENZA L’editoriale-bonsai / Bellinzona calcio, per la salvezza non basta una firmetta

L’editoriale-bonsai / Bellinzona calcio, per la salvezza non basta una firmetta

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Preso atto oggi della dichiarazione formale con cui, al prezzo simbolico di franchi uno, Juan Carlos Trujillo si è estraniato dalla proprietà del Bellinzona calcio, gloriosa società la cui prima squadra è fresca fresca di caduta dalla Dnb alla terza serie nazionale; in teoria, tale uscita è propedeutica al subentro di una cordata della quale fanno o farebbero parte nomi noti sul territorio e pronti a coprire un disavanzo di esercizio sino ad oltre un milione e mezzo di franchi. A differenza di quanti hanno speso già certezze sull’imminente salvataggio della società, si nutre qui un triplo dubbio, e serio. Il primo: del “deficit” effettivo del Bellinzona calcio nulla si sa, sussistendo pertanto il timore di poste perdenti e non rivelate. Il secondo: non risulta che sia stata presentata la rinuncia ai crediti “di formazione” legati a tre giocatori e che chi di tali crediti è titolare può rivendicare. Il terzo: non risulta che Juan Carlos Trujillo abbia ancora pagato una certa cifra – nell’ordine di 800’000 franchi, diciamo – a Pablo Bentancur precedente padrone del vapore; e lì la questione sta nel possesso delle azioni, perché nessuno può fare un passo prima che le azioni siano state liberate. I tempi ci risultano essere strettissimi, per via di incombenti adempimenti e di cosine che hanno a che vedere con l’Ufficio del lavoro e con sanzioni; i creditori privati sono sul “Chi vive”, temendo essi che l’eventuale decesso della società coincida con la morte delle loro speranze di essere soddisfatti. Spiace il dirlo; ma di sbloccato, per ora, non c’è proprio nulla.