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Remigrazione “binazionale”: sulla Tresa svizzeri e italiani in piena intesa

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Luogo scelto non a caso, questo: di qualche giorno fa (vedasi quanto pubblicato dal “Giornale del Ticino”) la chiusura di una complessa indagine, con perno giust’appunto su Lavena Ponte Tresa in Italia e Tresa frazione Ponte Tresa – più località contigue – in Ticino, legata al traffico di esseri umani. Singolare ma anche emblematico il fatto che a porre in essere un’azione dimostrativa concertata e coerente siano stati ieri, cioè sabato 23 maggio, persone che su suolo tricolore si riconoscono nel “Comitato remigrazione e riconquista” e su suolo rossocrociato si presentano sotto le bandiere del “Fronte nazionale elvetico”: sponda fronte sponda, nel mezzo il confine dato da un fiume e da una linea tratteggiata sulle cartine, due catene umane distinte a salutarsi con “slogan” e messaggi condivisi, primario il “Né qui né altrove, remigrazione unica soluzione”. E cioè: Italia e Svizzera sono “utilizzati come autostrada per permettere a numeri altissimi di irregolari di riversarsi in tutto il Continente”, costituendo “l’immigrazione clandestina verso l’Europa (…) sempre più una minaccia alla nostra comune civiltà”. Alle istituzioni l’invito, e senza mezzi termini, a liberarsi dai laccioli della “lentezza (che, ndr) altro non fa se non permettere a simili organizzazioni (…)” – riferimento: la banda di criminali sgominata ed oggetto delle recenti cronache – “(…) di prosperare nella semiimpunità”. Ovvero: “Quello di Lavena Ponte Tresa (e di Tresa, su versante ticinese, ndr) non è un caso isolato”, essendo “ogni giorno le nostre comuni frontiere (…) minacciate da chi, senza averne diritto, cerca di entrare nel nostro Continente. Queste persone non sono benvenute, né qui né in altro luogo, perché l’Europa è la nostra Patria comune ed è da preservarsi”. Nella foto, lo schieramento sul lato ticinese; altre immagini sulla nostra pagina “Facebook”.