Home POLITICA Presidenza della Confederazione, per Ignazio Cassis un tiepido «sì»

Presidenza della Confederazione, per Ignazio Cassis un tiepido «sì»

Nel giorno in cui il socialdemocratico Olaf Scholz stava giurando al Bundestag di Berlino quale nono cancelliere della Repubblica federale tedesca, in subentro ad Angela Merkel rimasta in tale ruolo per 18 anni, evento assai meno epocale ma egualmente degno di una breve ebbe luogo in Berna a Camere riunite, giacché nel rispetto di ordinario turno di battuta fu eletto alla presidenza della Confederazione, per l’anno 2022, il sessano Ignazio Cassis, 60 anni compiuti ad aprile, esponente Plr, coniugato con Paola Rodoni da Biasca ed abitante in quel di Collina d’Oro frazione Montagnola, niente figli, formazione medica e già medico cantonale fra il 1996 ed il 2008, consigliere federale in prima chiamata nel settembre 2017 e che giusto un anno fa meno un giorno era stato eletto primo vicepresidente. Tuttora considerato un “homo novus” della politica ed alla politica non essendo transitato in alcun gremio per diretto consenso popolare, titolare del Dipartimento federale affari esteri quale erede di Didier Burkhalter, per l’appunto nel 2017 Ignazio Cassis si era aggiunto all’ottavo posto in ordine temporale per quanto riguarda i consiglieri federali provenienti dal Canton Ticino (prima di lui: Stefano Franscini, Giovanni Battista Pioda, Giuseppe Motta, Enrico Celio, Giuseppe Lepori, Nello Celio e Flavio Cotti) ed ora diventa il quinto consigliere federale proveniente dal Ticino a presiedere la Confederazione (prima di lui: Giuseppe Motta per quattro volte, Enrico Celio per due, Nello Celio per una, Flavio Cotti per due).

Così come nel 2017, quando non pretendeva certo di ricalcare le orme d’un Hans-Peter Tschudi o di un Willi Ritschard che negli Anni ’70 giunsero a quota 213 schede ma fu eletto al secondo scrutinio con miserelle 125 schede su 246 di cui due erano rientrate in bianco (ad ogni modo, battuta la concorrenza di Pierre Maudet), anche stavolta Ignazio Cassis non ha propriamente fatto il pieno di consensi: 156, terzo peggior risultato dal 2000 ad oggi, sei voti in meno rispetto a quelli raccolti nel dicembre 2018 per l’invero scontata elezione a primo vicepresidente. Discendente di bergamaschi sia in traccia paterna con Luigi Daniele Cassis sia in traccia materna con la tuttora vivente Mariarosa Locatelli in Cassis, benché poi dicasi dell’essere il padre nato sui contrafforti di Longhirolo frazione di Luino (e da lì il salto a Sessa, distanza tre chilometri) e già con passaporto di Tricoloria sino a pochi giorni prima dell’elezione in Governo, Ignazio Cassis va tuttavia non oltre la piazza d’onore tra gli italiani in linea diretta – cognome ed ascendenza in grado non superiore al secondo – capaci di raggiungere la presidenza della Confederazione: sussiste infatti il precedente di Paul Ceresole – anche “Cérésole” in trascrizione locale – da Vevey nel Canton Vaud, “primus inter pares” dell’Esecutivo per l’anno 1873, nipote cioè figlio d’un figlio di Vincenzo Roberto Maria Ceresole nato nel Cuneese. Trattasi invece d’un’evidenza nuova nuova per il Ticino: dopo quattro sopracenerini (i primi tre, addirittura, leventinesi; il quarto, benché locarnese venuto alla luce in Muralto, di palese radice vallerana in Lavizzara a Prato-Sornico), ecco il primo esponente dal Sottoceneri. In immagine, Ignazio Cassis durante l’odierna conferenza-stampa a Berna.

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