Home CRONACA Lotta al Covid-19: Ticino da trincea, Berna ringrazia (e glissa)

Lotta al Covid-19: Ticino da trincea, Berna ringrazia (e glissa)

Due sole cose utili nella tardiva discesa del consigliere federale Alain Berset, oggi, in Ticino: una, il fatto che sia arrivato, questo il fronte elvetico principale contro l’epidemia da “Coronavirus” e questo, pertanto, sarebbe stato il primo presidio da imporsi anche con atto politico di presenza, tanto di più se è vero – è stato detto e non sussiste motivo per dubitare di ciò, ma tale informazione apre il campo ad una quantità di interrogativi non piacevoli, ad esempio in materia di profilassi adottata – che Berna e Bellinzona, sul Covid-19, stavano dialogando già a fine gennaio. La seconda, una promessa a scadenza fra 24 ore: è in corso di definizione un piano straordinario di intervento (ma che cosa non ha caratteristiche di straordinarietà, in questi tempi?) sul versante economico, i quattrini ci sono e lo sappiamo e questo pone la Svizzera in una condizione affatto diversa rispetto alla maggior parte o alla quasi totalità delle nazioni circonvicine, 10 miliardi di franchi saranno assegnati secondo una “ratio” che si suppone sia stata anticipata almeno ai consiglieri ticinesi di Stato, con cui Alain Berset si era intrattenuti per una buona ora prima di pranzo; metro di valutazione in questo senso restano il tono e l’umore di Christian Vitta, presidente dell’Esecutivo cantonale ed a fianco dell’ospite per l’intera conferenza-stampa tenuta a Palazzo delle Orsoline in Bellinzona. Non che Christian Vitta abbia sprizzato entusiasmo, non lo farebbe in condizioni normali ed egli è ben cosciente del quadro complessivo; ma un eventuale “Arrangiatevi” di Alain Berset avrebbe suscitato qualche reazione, ed almeno l’“Arrangiatevi” non c’è stato.

Rispetto al visitatore, che alle domande rilevanti della stampa ha opposto un atteggiamento da “glisseur” e la cosa è piaciuta più o meno quanto un borsone con la bandiera dell’Unione europea piantato da taluna a favor di telecamera, molto più concreto si è dimostrato proprio Christian Vitta. Per carità, la solidarietà intercantonale è merce che consola il cuore, alla pretesa “attenzione” di Berna verso il Ticino non si può replicare meccanicamente, ma la misura di quel che si sta facendo è data da notizie reali e capaci di incoraggiare: accogliamo dunque con favore l’annunciata implementazione della disponibilità di letti ospedalieri in terapia intensiva, obiettivo la tripla cifra, apprezzando l’orizzonte dell’esubero rispetto all’orizzonte del temuto necessario. E cioè: tutti felici solo quando avremo visto quei letti vuoti ed abbandonati per sopravvenuta guarigione dei pazienti, ma il picco della pandemia, o per meglio dire la cresta dell’onda, è di là da venire, e la discriminante sta nel non arrivare alla soglia del collasso; da pesantezza angosciante i numeri del contagio nelle ultime 72 ore, ed al proposito vedasi in altra parte del giornale, perché siamo a 178.6 casi ogni 100’000 abitanti, in graduatoria seguono Basilea-città con 112.7 e Vaud con 115.0. E si sa anche che, per quei teorici 100 posti in terapia intensiva, serve personale; lo si trova ora dopo ora, lo si cerca e lo si trova.

Altro ha aggiunto Christian Vitta, 2-0 nella partita a distanza con il visitatore: Berna riverserà anche quattrini, ma nel frattempo ci si attrezza con il nostro ed allora la pressione va su “BancaStato”, da cui verrebbero estroflessi 50 milioni di franchi (e “cash”, con tempi da economia e non da politica) per destinazioni primarie. L’essere stati frangiflutti in questa epidemia non sta portando al Ticino qualche privilegio in termini di priorità, e la cosa non va bene; l’essersi rimboccati le maniche, invece, ha dato un segno. Come si suol dire: per fare il primo passo non sempre occorre sapere quale sia la strada, e quanto essa sia lunga.