Sul “parquet” per la palla a spicchi e sul campo per lo sferoide prolato e sul diamante per le palle curve e per le palle veloci e sulla pista per il palèo o puck che dir si voglia (l’elenco è necessariamente ristretto ai quattro sport “pro” ai quattro angoli dell’orbe terracqueo, per ragioni di contingenza che si evidenzieranno nel prosieguo) vanno non gli allenatori e non i selezionatori e non i direttori sportivi e non i direttori tecnici e non i presidenti, ma gli atleti. Notorio ed indubbio è il fatto che ai giocatori spettano ruoli e competenze in cambio di impegno, belle esperienze, titoloni sui giornali, onori che fungono da moltiplicatore per altri onori, il diritto di rappresentare un’identità – città, regione, Paese secondo i casi – e tanti, tanti denari sonanti e ballanti. Benché giunta da indubbiamente talentuosi agonisti, è allora e tuttavia da respingersi come irricevibile (categoria: non si entra nemmeno nella forma del discorso, figurarsi nel merito) la pretesa di ribaltamento delle altrui decisioni prese “pour cause” circa la guida della Nazionale rossocrociata di hockey, tanto di più or che mancano tre settimane e briciole all’esordio nei SuperMondiali tra l’altro proprio su suolo elvetico. Tradotto: quelli che hanno improvvisamente alzato la voce chiedendo il reintegro di Patrick Fischer nel ruolo di allenatore o commissario tecnico o come lo si voglia definire sono pregati, con cortese fermezza e con ferma cortesia, di fare cito e di adeguarsi. Altro che rivendicare un’esigenza impellente di restituzione della panchina al suddetto, in nome dell’essere stata tale squadra costruita e cucita attorno a Patrick Fischer.
A parlare in favore del tecnico giubilato qualche giorno fa, e che tra l’altro si trovava ormai a fine incarico per mancato rinnovo del contratto, sono stati nelle scorse ore Roman Josi e, a quanto consta, vari altri tra gli elvetici che fanno buone e spesso ottime cose in Nhl. Roman Josi è un tizio che viaggia a contratto da nove milioni di dollari Usa (oh, sì, il dollaro Usa è un po’ bassino nel cambio con il franco) l’anno e su accordo che vale ancora per un paio di stagioni almeno, salve le rinegoziazioni a venire; dalla parte del difensore e capitano dei Nashville Predators, estensore della lettera con cui i vertici federali sono stati sollecitati a tornare sui loro passi, sta sicuramente Kevin Fiala (che tra contratto e “bonus” sfiora gli otto milioni di dollari Usa). Non hanno invece aderito soggetti come Nino Niederreiter (quattro milioni di dollari Usa circa per stagione, e sino a tutto aprile 2027), Pius Suter, Timo Meier e Nico Hischier, al che già l’onda della protesta appare assai meno significativa, un po’ come se in piazza per le rivendicazioni salariali andassero solo quelli del Sit (con tutto il rispetto per lo storico sindacato di area lib-rad) mentre dalla Vpod e dalla Ocst dicessero che non è cosa. Ma poi: i superprofessionisti in tal guisa schieratisi hanno almeno preso coscienza dei motivi che hanno condotto all’allontanamento di Patrick Fischer, cioè all’interruzione sui due piedi – e già con colpevole ritardo da parte dei vertici federali – del rapporto in essere? La scelta di non vaccinarsi contro il Covid-19 sarebbe stata da rispettarsi; lo si fece, per dire, nel caso di Novak Djokovic, che alle inoculazioni preferì una sosta forzata; non accettabile, però, l’affermazione falsa, e sostenuta grazie ad un certificato prenotato via “Instagram” ed ottenuto da qualcuno che aveva ovviamente interesse a vendere un documento farlocco. Non accettabile per i pericoli corsi e fatti correre; non accettabile perché si suppone che assicurazioni fossero state date da Patrick Fischer a più interlocutori, dai suoi datori di lavoro (e di salario) ad altre autorità incontrate, dal tempo di Pechino 2022 ad oggi; non accettabile perché il porsi al di sopra di regole condivise – non gradevoli, non gradite da alcuno; ci ricordiamo di tutto – è antitetico ai foindamentali del rispetto del prossimo; non accettabile, infine, per la superficialità con cui l’interessato ha deciso in ultimo di parlare, noto il testo di un improponibile comunicato-stampa che aveva stupito un po’ tutti apparendo esso intempestivo, Ed invece: qualcuno aveva scoperto l’inghippo, Patrick Fischer era stato perseguito ai sensi della legge, il decreto di accusa fu pesante e finanziarmente oneroso; ma della storia nulla si sarebbe dovuto sapere, con l’aggravio dunque dell’omertà (e ci si domanda: a quel punto, cioè nel corso del procedimento o almeno a completato procedimento, davvero in Federazione nessuno era stato messo al corrente? Può essere, certo. Possiblle, non esattamente probabile).
Liberissimo, Patrick Fischer, di non credere al Covid-19 e di credere invece ai Rettiliani, alle streghe di Eastwick, alle gemelline di “Shining” ed ai riti voodoo, volendosi eccedere nelle idiozie. Liberissimi, quelli che hanno preso le parti di Patrick Fischer, di chiamarsi fuori: se la Nazionale non è per loro motivo sufficiente di adesione, non vi è motivo in forza del quale la Nazionale sia tenuta ad accoglierli. Si direbbe però che a molti stiano sfuggendo sia la natura sia la dimensione dell’accaduto: sul già selezionatore incombono altre indagini, di mezzo c’è la violazione dei principi di lealtà sportiva, dalle inchieste internazionali potrebbero giungere anche sanzioni in forma di lunga squalifica. Preoccupante è allora il precipitarsi di qualche funzionario a fare il pompiere tra gli “altri” convocati e convocandi, a quanto sembra con la finalità di disinnescare una potenziale rivolta, con una rapida corsa sino a Bienne dove è in corso il collegiale degli atleti non sono più impegnati in National league; non era da farsi neanche un “plissé”, quali che fossero le conseguenze; a proposito della richiesta, semmai. vi sarebbe stato da interrogarsi circa eventuali ragioni recondite, passandosi in rassegna la lista dei rapporti diretti ed indiretti e trasversali e non dimenticandosi di dare un’occhiata al “giro” degli agenti che tutto muovono e che tutto impongono. Del resto, peggio dell’aver scelto Jan Cadieux come successore (e dell’averlo intronizzato…) non si poteva fare…

















































































