Home CRONACA L’editoriale / Informazione corretta (e completa) innanzi tutto

L’editoriale / Informazione corretta (e completa) innanzi tutto

Il ministero pubblico ha reso noto questo pomeriggio di aver aperto un procedimento penale, prefigurando il reato di “pubblicazione di deliberazioni ufficiali segrete” ex-articolo 293 del Codice penale svizzero, con riferimento all’avvenuta uscita “su alcuni portali” di notizie in cui figurano le generalità e “delle fotografie” di Anna Florence Reed, la 22enne cittadina inglese il cui corpo senza vita venne trovato l’altr’ieri mattina in una camera al quinto piano dell’“Hôtel Palma au lac” di Muralto. Secondo il “Teletext” della Rsi, “nel mirino del ministero pubblico” sarebbero “due portali InterNet”; preannunciati per i “prossimi giorni” i “primi interrogatori”.

Non sappiamo al momento se il discorso sia in qualche modo pertinente a questo quotidiano, che per l’appunto è un quotidiano di informazione e non un portale (se le parole sono importanti, la nomenclatura – in quanto formata da parole – lo è in egual misura. Non confondiamo chi scrive cinque lettere alla fidanzata e si atteggia a giornalista con chi questo mestiere fa sul serio e non da apprendista stregone); e non sappiamo perché non abbiamo ricevuto comunicazione alcuna, e pertanto si immagina che venga considerato pienamente legittimo – non si sta parlando di altri, che avendo fatto altro si difenderanno nel caso con propri strumenti e con propri argomenti – quanto qui edito, per una serie di motivi la cui spiegazione costituirebbe al momento solo noia e fastidio per il lettore ma soprattutto, e lo sottolineiamo sin da ora, giacché nessun interesse pubblico o privato preponderante si oppone alla pubblicazione, giusta l’invocato articolo 293 del Codice penale svizzero.

Nell’eventualità la cosa invece ci riguardi, non comprendiamo su quali basi l’anonimo estensore della notizia per il “Teletext” della Rsi si senta in diritto di affermare che la mancata cancellazione delle informazioni “potrebbe aggravare la (…) posizione” dei siti (giuridicamente trattasi di una fesseria, giornalisticamente idem. Quando si pubblica ci si assume una responsabilità sociale, e dunque chi scagli il sasso e poi ritiri la mano facendo sparire l’oggetto fa solo la figura del pusillanime che poco ha capito circa la professione. E nessuno ha chiesto di cancellare alcunché. Per di più, e si ribadisce, nessuna comunicazione è giunta circa l’essere noi – e non altri – eventualmente sotto inchiesta). In pari maniera ed in pari misura viene respinta la ridicola asserzione – oh, sempre che alla Rsi stessero parlando di noi; in caso contrario ci si cosparge di cenere il capo e ci si scusa sin da ora per l’errore di interpretazione – secondo cui sulle “reti sociali delle testate” si sarebbe scatenata “l’indignazione degli utenti” (controllare, prego: tra millanta commenti, da una sola persona è venuta la domanda sulla necessità/opportunità di pubblicare il nome della vittima, ma zero polemiche e zero “indignazione”. Si ripete, non stiamo parlando di casa d’altri). Sempre nell’eventualità la cosa ci riguardi, ben volentieri forniremo ogni risposta nel segno della correttezza e del rispetto che si deve sia all’autorità sia – nessuno se la prenda – soprattutto ai lettori che troppo spesso vengono costretti a percorsi tortuosi pur di garantirsi un’informazione corretta e completa (la completezza nel segno della verità, della veridicità o almeno della verisimiglianza tra reale e notizia è parte essenziale laddove si svolga un mestiere qual è quello del cronista. Il resto si chiama, con rispetto parlandosi, ordinario notariato).

Come sin dal primo momento indicato in sede di cronaca, il nome della giovane era stato qui stato acquisito da fonti britanniche che al caso stavano già dedicando attenzione e che erano liberamente consultabili, cosa che al giornalista si impone. Altro sarebbe stato se al lettore fossero state propinate un’identificazione sbagliata (verificare via “media” sociali: a quel cognome ed a quel doppio nome corrisponde una mezza dozzina di persone, e si arriva alla ventina qualora la ricerca abbia luogo per cognome e solo primo nome) ed un’informazione erronea, fumosa, buttata lì in mezzo alla nebbia del “Vedo non vedo dico non dico non so ma faccio finta di sapere”, faziosa, pruriginosa, inadeguata nei toni, impropria nella ricostruzione, priva di sensibilità e di “pietas” verso la defunta e magari anche infiorettata da quel che non ha attinenza con i fatti. Ma non è questo il caso, proprio per nulla.