Due franchi – quel che si ha in tasca – avremmo puntato stasera sul Davos, prima dell’inizio; cinque franchi, facendone prestare tre da qualche anima pia, avremmo puntato sul Davos al termine del primo supplementare, chiuso con un massacro di tiri (14 contro tre, erano 11 contro uno a scampoli dall’ennesimo tè della serata) ed avendo i grigionesi avuto anche la buona sorte dalla propria parte, leggansi tre si ripete tre pali scheggiati dagli avversari nel volgere di pochi minuti, sdeng e fuori; ed ovviamente avremmo perso, perché nelle corde del FriborgoGottéron rimane un più che 40enne che di Friborgo è, che solo e sempre nel FriborgoGottéron ha giocato (eccezioni: 10 partite con i DüdingenBulls in terza serie quand’era bimbo, una presenza in cadetteria con LaChauxdeFonds per riscaldarsi prima di tornare all’“alma mater”) e che, nulla avendo vinto con il FriborgoGottéron se si fa astrazione da una “Spengler”, dall’alto di oltre 1’200 incontri disputati tra National league e Champions’ hockey league sarebbe anche contento se sulla mensola del camino, or ch’egli si sarà ritirato dall’attività ed è discorso della settimana prossima o di quella seguente, arrivasse un trofeo. Discorso lungo per sostanza breve: è di Julien Sprunger, ruolo attaccante, che fu anche nelle mire dei Minnesota Wild della Nhl con tanto di chiamata al quarto giro della “draft” 2004, il goal con cui stasera il FriborgoGottéron si è riportato avanti nella serie finale del “play-off” discatorio di massima serie, 2-1 nel ciclo al meglio dei sette confronti, terza volta su tre in cui la squadra ospite fa bottino (vedasi il ragionamento formulato in citazione qualche giorno fa, quando il Davos era riuscito a portarsi sull’1-1 avendo perso la prima a domicilio). Goal risolutore al minuto 88.47, come dire metà del secondo supplementare, essendo a quel punto il sullodato Julien Sprunger rimasto sul ghiaccio per 17 minuti ed otto secondi, mica male per uno nato ad inizio gennaio del 1986 e che si trova a far blocco con Jan Dorthe, 20 anni e nemmeno cinque mesi, quasi un suo figlio.
La testa del FriborgoGottéron è quella che idealmente raffiguriamo; la testa del FriborgoGottéron – dei giocatori del FriborgoGottéron, diciamo meglio – è quella che lodiamo perché nessuno è crollato nel momento in cui sul cruscotto si erano ormai accese causa energie all’esaurimento e mentre i davosiani imperversavano, a tratti miracolistico Reto Berra nella protezione della gabbia; poi, l’invenzione, il colpo di genio, il “Ghe pensi mi” di Julien Sprunger, non vi si dice delle facce in tribuna (6’547 i posti occupati a rigore di informativa) e nemmeno si può immaginare quali messaggi saranno stati trasmessi negli spogliatoi. Solo per cronaca: ospiti in vantaggio con Marcus Sörensen (14.48) ma incredibilmente sorpresi per il pareggio appena 13 secondi dopo (ingaggio, disco a Julian Parrée, conclusione di Simon Knak); boccino nelle mani del Davos con un “power-play” convertito da Filip Zadina (28.08) in compartecipazione con Yannick Frehner e con il portiere Sandro Aeschlimann; da Lucas Wallmark (47.28) il 2-2; stato dell’arte, a questo punto, su un totale di 23 tiri dei grigionesi contro 21 dei burgundi; del primo supplementare ad una porta sola abbiamo dato conto, dell’esito antitetico alla tendenza si è detto.
3-2 così come 3-2 era stato all’esordio, sabato 18 aprile; lunedì, invece, quel 3-1 sul cui cristallizzarsi, in casa Davos, avevano creduto di aver ritrovato il bandolo della matassa e la chiave per venir fuori dal magma. Quarto appuntamento già venerdì: chi voglia venderci un pronostico sa dove trovarci, e sa anche che scommetteremo in direzione ostinata e contraria…
















































































