Home NEWS IN HOME Dimissioni dal Governo, da Claudio Zali il “J’accuse” che spiega tutto

Dimissioni dal Governo, da Claudio Zali il “J’accuse” che spiega tutto

2
0

Un “distinguo”, avantutto: nel dichiararsi oggi dimissionario dal Governo cantonale, l’onorevole Claudio Zali ha sparato non indiscriminatamente sulla stampa e se l’è presa non con “tutti” i quotidiani e non con “tutta” l’emittenza radiotelevisiva; non a caso ad una stazione radiofonica specifica egli ha indirizzato una lettera dai toni chiari e netti, quale che siano poi il giusto e lo sbagliato nelle valutazioni del mondo reale, e ciò scopriremo fra un po’. Perlomeno, nella versione resa pubblica ed indirizzata al volgo e al clero, molte più parole rispetto a quelle riservate agli ormai ex-colleghi nell’Esecutivo, cui è stato detto un mero “Lascio, arrivederci” condito da mezza frase di circostanza; intuibile chi egli giudichi essere stato offensivo, meschino e via elencandosi. In sintesi, i temi.

L’audio delle polemiche – Nessun pestaggio, nessuna aggressione, nessuna violenza fisica contro la donna “che al telefono ho detto di avere picchiato (“picchiato” figura tra virgolette, ndr). Io l’ho solo allontanata dalla mia proprietà quando (ed è storia di quasi 10 anni or sono, ndr) si era presentata nottetempo a casa mia; per farlo l’ho strattonata, ma non percossa. Mi ha querelato, e pochi giorni dopo ha ritirato la denuncia”. Inoltre: “Quella che ho detto di voler far “picchiare”… da mesi stava assillando me e l’allora mia compagna. Nessuno le ha fatto niente, è stata la giustizia ad occuparsene ed è stata condannata. Il mio era lo sfogo, in privato, di una persona esasperata. Per deprecabile che sia, è stata l’espressione di una violenza solo verbale da parte di una persona profondamente afflitta. Non ho picchiato nessuno, non ho mandato a picchiare nessuno. Non sono un violento”.

Politici e stampa – Nel suo complesso, e l’analisi è macigno che cade sul sistema, “la politica ticinese è affetta dalla sua mediocrità e vive in simbiosi con “media” che, in nome del sensazionalismo, hanno smarrito ogni forma di etica, il rispetto delle persone e perfino il rispetto della legge. Il linciaggio mediatico e politico senza precedenti messo in atto nei miei confronti” mediante utilizzo indebito di “registrazioni telefoniche illegali ed artefatte ha compromesso la possibilità, per me, di svolgere in modo sereno e credibile il mio lavoro in favore del Paese e rappresenta una deliberata interferenza contro la mia annunciata candidatura alle elezioni del prossimo anno”. Poi i fondamentali: “Non ho commesso alcun reato in relazione al contenuto delle telefonate illegalmente registrate, così come non esiste in riferimento ad esse alcun procedimento penale a mio carico, nel quale sarei comunque presunto innocente; presunzione di innocenza che, in teoria, vale anche per i consiglieri di Stato e non solo per i presidenti di partito. Evidentemente do fastidio a molti; di tutto questo prendo atto quasi con un certo distacco, dopo avere oltrepassato la soglia del disgusto”.

Ai ticinesi – “Ringraziamento sentito” a chi negli anni ha “apprezzato il mio operato, come pure alle moltissime persone che in questi giorni per me particolarmente difficili mi hanno manifestato il loro sostegno e mi hanno chiesto di non lasciare. Mi dispiace deludere queste persone, ma rimango in Consiglio di Stato solo il tempo necessario” per il già menzionato completamento di alcuni lavori in corso e per l’evasione di alcune pendenze”.