Home CONFINE “Tangentopoli” 2.0 nel Varesotto: 12 persone in carcere, 95 gli indagati

“Tangentopoli” 2.0 nel Varesotto: 12 persone in carcere, 95 gli indagati

27 anni dopo la “Tangentopoli” che anche in provincia di Varese spazzò via formazioni politiche storiche come la Democrazia cristiana ed il Partito socialista, una raffica di arresti per sospetti giri di mazzette inquinati da rapporti con malavita e ‘ndrangheta ha portato oggi in carcere o ai domiciliari numerosi esponenti politici ora acquartieratisi ai vertici di Forza Italia e, almeno in parte, provenienti proprio dal Partito socialista. 95 in tutto gli indagati, 43 i destinatari di provvedimenti cautelari – 12 le persone finite in carcere, varie quelle poste agli arresti domiciliari – su due filoni, uno facente perno su Milano e l’altro da riferirsi proprio al Varesotto, con saldatura – tale il teorema generatosi in corso delle indagini – nella persona di Gioacchino “Nino” Caianiello, 61 anni, già socialista e poi coordinatore provinciale di Forza Italia, già condannato con sentenza definitiva per concussione ed interdetto dai pubblici uffici ma, a rigore di ricostruzione fornita, “dominus” in una fitta rete di relazioni su cui si sarebbero innestati i fenomeni corruttivi. E di quale peso: a vario titolo, nelle carte compaiono addebiti quali l’associazione per delinquere “aggravata dall’aver favorito un’associazione di tipo mafioso (cioè la ‘ndrangheta, ndr) e finalizzata al compimento di plurimi delitti di corruzione”, il finanziamento illecito ai partiti politici, la turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (in sostanza, l’aver favorito un soggetto fisico o giuridico a danno di altro avente eventuale diritto), le false fatturazioni per operazioni inesistenti, l’autoriciclaggio e l’abuso d’ufficio.

Numerosi, sul registro degli indagati, gli altri nomi eccellenti: tra questi Marcello Pedroni (già sindaco di Somma Lombardo, altro socialista transitato in Forza Italia, ora consigliere di amministrazione della “Prealpi servizi”), ed Alessandro Petrone, assessore – funzione coincidente con quella di municipale in Ticino – con competenza sull’Urbanistica a Gallarate e figlio di quel Tullio Petrone che, da segretario cittadino del Partito socialista, per la “Tangentopoli” del 1992 fu inquisito e condannato ed infine assolto, ma solo dopo un tortuoso percorso giudiziario durato 13 anni. Sulla scena, e solo con il passare delle ore ha assunto una dimensione precisa il “Blitz” effettuato da circa 250 effettivi della Guardia italiana di finanza in Varese e dei Carabinieri di Monza-Brianza, fa un certo effetto la presenza di Fabio Altitonante, coordinatore di Forza Italia a Milano e sottosegretario in Regione Lombardia con competenza su Rigenerazione-sviluppo dell’area ex-“Expo”, e di Pietro Tatarella, vicecoordinatore regionale di Forza Italia e proprio di recente messo in lizza per le Europee. Degna di nota anche l’irruzione della figura di Carmine Gorrasi, consigliere comunale e già segretario cittadino di Forza Italia a Busto Arsizio, ma soprattutto coordinatore per lo stesso partito nella stessa provincia di Varese con ruolo acquisito da… soli tre giorni e ricevendo il testimone da Lara Comi, anch’ella in ricandidatura alle Europee.

Àmbiti prevalenti delle dazioni, in alcuni casi mascherate sotto forma di concessione di consulenze tecniche in apparenza inventate lì per lì, le “multiutility” ossia tre aziende pubbliche – la citata “Prealpi servizi srl”, ed inoltre la “Alfa srl” e l’associazione consortile “Accam SpA” – operanti fra servizio idrico integrato e smaltimento rifiuti in particolare; non mancano tuttavia profili pertinenti ad operazioni immobiliari, con il cambio di destinazione per aree su cui far sorgere, ad esempio, un centro commerciale. Nel sistema delle tangenti, indicativamente quantificabili in percentuali sino ad un decimo effettivo del valore dei contratti oggetto di attenzione da parte degli inquirenti, tra atti corruttivi e tentate o consumate concussioni sarebbero stati coinvolti imprenditori, professionisti operanti nel privato (anche un avvocato ed un intermediario) e funzionari pubblici, sino al tentativo di coinvolgimento di Attilio Fontana, già sindaco di Varese e odierno presidente della Regione Lombardia. Lo stesso Attilio Fontana risulta curiosamente indagato per abuso d’ufficio, con riferimento ad una consulenza acquisita da Luca Marsico, già consigliere regionale e suo socio nello studio legale a Varese, per la cifra di 11’500 euro l’anno più 180 euro a seduta.