Home CRONACA Il caso / E la battaglia del grano diventò guerra mediatica

Il caso / E la battaglia del grano diventò guerra mediatica

Non raro (e troppo spesso accade, opina taluno) lo spazio che in programmi di approfondimento di casa Rsi viene dato ad ospiti dall’Italia, ad opinionisti dall’Italia, a “maître-à-penser” dall’Italia, ad operatori italiani. Vale per l’economia, vale per la finanza, vale per lo sport, vale per la società. Bene, sapete che c’è? C’è che, per una volta in cui dalla Rai salgono per missione giornalistico-documentaria verso il suolo elvetico, in Azzurrolandia si scatena l’iradiddio, e con gli stessi toni, e con gli stessi argomenti. “Casus belli” l’ultima puntata di “Linea verde”, materia di Raiuno ammiraglia, escursione in Valposchiavo per una panoramica che racchiudesse esperienze varie della produzione e della trasformazione di beni primari: da un raviolo “declinato in 10 varietà” alla castagna autoctona “Tudicia” (che conta pochino, ma è stata nobilitata nell’arte dolciaria) al “formagìn de ciôn”, con il contorno di una visita alle “Marmitte dei giganti” ed alla celebre “Casa Tomé” ed all’eremo di san Romerio ed ai laghi antistanti l’“Ospizio Bernina”. Lo si riconosce: impalcatura buona, regìa attenta sotto la mano di Luciano Sabatini, lodevole l’attenzione degli autori – si ripete: erano in landa a loro ignota, quel che a noi sembra ordinario assume caratteristiche della straordinarietà nel racconto del non autoctono – capitanati da Camillo Scoyni e Nicola Sisto. Confezionamento da cartolina, ma guai a sputare su quel che vien fatto secondo scienza e coscienza e regole dell’arte.

Beh: a noi è piaciuta; in altri, invece, quella puntata ha scatenato una reazione allergica. Su un punto, in particolare: il racconto – fedele e fededegno – della storia e dell’attività di un pastificio dalle cui linee esce ciò che ci si aspetta sia trattato in un pastificio, e cioè pasta. “Uno “spot” per la pasta svizzera”, hanno tuonato nelle scorse ore dalla “Coldiretti”, latore Fortunato Trezzi presidente per Como e Lecco. Pardon? “Un vero e proprio schiaffo al lavoro dei nostri produttori di grano”, un autentico atto proditorio “che peraltro si è consumato a due passi dalle nostre province, appena oltre il confine svizzero grigionese” (sic). E di più, un tradimento all’impegno quotidiano ed alle battaglie condotte per sostenere quel che nasce dai campi italiani. Da qui alla morale passa un nulla, e difatti: “Insulto al prodotto-simbolo del “made in Italy”, insulto giustificato nel servizio addirittura dalla falsa pretesa secondo cui il grano straniero sarebbe di maggior qualità”. Finale: “Inaccettabile (il fatto) che una trasmissione del servizio pubblico Rai, dedicata all’agricoltura ed al cibo italiani” diventi pubblicità “a favore della pasta svizzera fatta con grano canadese trattato con l’erbicida glifosato preraccolta, un’offesa per le oltre 300’000 aziende agricole nazionali e per gli italiani che pagano il canone”. Cioè quel che, a parti invertite, viene rimproverato alla Rsi in materia di Billag, pardon, di Serafe e compagnia cantante.

Legittimo, a questa stregua, è il domandarsi quale danno arrechi all’economia italiana un produttore elvetico cui si augura ogni bene, ma che ben difficilmente può proporsi in termini di competitività economica nell’“export”. Non resta che l’affidarsi al solito “Tutto il mondo è paese”, ecco. E, per quanto riguarda la scelta autorale di una puntata in Valposchiavo, diremo che questa è l’edizione attualizzata della saggezza popolare invocante Atene e Sparta: se la Rsi piange, la Rai non ride.