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Hockey Nl / Sbandamenti e “black-out”, il Lugano fa un viaggio a vuoto

Ma quale riscatto, ma quale scatto, ma quale salto mentale. Nemmeno di una decente esperienza turistica, ché lì c’è poco da vedersi a parte la Kunsthaus e le ghimberghe della chiesa titolata a sant’Osvaldo di Northumbria, possono raccontare gli hockeysti del Lugano al ritorno da Zugo, stasera luogo di una sconfitta semplicemente rattristante per le modalità con cui essa è maturata: a franamenti successivi, come accade sui costoni dei nostri monti sotto il martellamento di piovaschi alternati a temporali per un paio di giorni. Proprio per esemplificare: prodotto uguale a zero, proiettili nel cuore uguali a cinque, e tutti dallo “slot”. Perché? Perché, eh, dura a spiegarsi. O troppo semplice, pur trattandosi di un concorso di cause. Una delle cause: manca qualità, manca sostanza. O, meglio: di entrambe vi è a sufficienza per disputare e per provare a vincere il campionato degli “altri”, quelli da lato destro della graduatoria. Può essere un’idea, minimalista ma pur sempre un’idea.

Pronti via. Scelta confermata con primo blocco offensivo tutto straniero, convinto Chris McSorley allenatore convinti tutti; Mark Arcobello capitano e casco d’oro di qua, Jan Kovar capitano e casco d’oro di là. Quasi dal caso il vantaggio con firma di Carl Klingberg (5.37), alla pausa l’equilibrio è descritto anche dai 10 tiri dei padroni di casa contro 11 degli ospiti. Messaggio di tutt’altro genere sull’avvio della frazione centrale: non solo i ceresini si scoprono virtualmente detroncati negli arti superiori e smettono di tentare la via del goal, ma lo Zugo scende e colpisce (21.34, ancora Carl Klingberg), indi risale riscende e ricolpisce (22.13, Reto Suri) e riesce anche a forzare le scelte della panca bianconera (fuori Niklas Schlegel, dentro Thibaut Fatton a protezione della gabbia; per carità, giusto il togliere pressione dalle spalle del titolare, ma a definire lo stato dell’arte è il parziale dei tiri, 10 da una parte e zero cioè proprio zero dall’altra, e non si va lontano dal vero scrivendo che chi non ci prova non segnerà mai). Su un “penalty-killing” mancato lo 0-4 (33.45, Fabrice Herzog); meno di un minuto (34.33) e lo 0-5 di Anton Lander; oh, con un risveglio offensivo, s’intenda, ad esito boh. E diventa martellante, il Lugano cui qualcuno deve aver detto che a questo punto non vi è più nulla da perdersi: ci proveranno in tanti, 19 conclusioni contro le 21 dei 40 minuti precedenti, ma beneficio virgola. 0-5 contro lo Zugo dopo il 2-3 interno di mercoledì contro gli Zsc Lions: perdonateci il pessimismo, ma tra le sei migliori qui non si entra, perlomeno non dalla porta principale.

I risultati – Ajoie-Zsc Lions 1-6 (scatto degli ospiti con Denis Malgin al 10.19 e Justin Sigrist al 21.05; ospiti dilaganti, altri tre timbri fra il 22.09 ed il 26.45, 0-5 con sole 15 conclusioni; segno di reazione dei giurassiani con Jérôme Gauthier-Leduc prima dell’ultima pausa; a Denis Hollenstein, con 59 secondi ancora sul tabellone, il piacere di fissare lo scarto a cinque lunghezze); Berna-ServetteGinevra 1-4 (“Orsi” avanti con Kaspars Daugavins, risposta lemanica con tre reti nei primi 13 tiri; timbro ultimo da Valtteri Filppula a 49 secondi dall’ultima sirena); BielBienne-FriborgoGottéron (rinviata); Davos-RapperswilJona Lakers 0-2 (squadre in mutuo controllo per due periodi, a rompere il ghiaccio è Sandro Forrer al 47.47 per gli ospiti, raddoppio di Andrew Rowe in “power-play” ed a porta vuota a 64 secondi dall’ultima sirena); Zugo-Lugano 5-0.

La classifica per media-punti – FriborgoGottéron 2.088 punti; Zugo 2.000; RapperswilJona Lakers 1.892; BielBienne 1.833; Zsc Lions 1.811; Davos 1.757; ServetteGinevra 1.472; Losanna 1.441; Lugano 1.417; Berna 1.278; AmbrìPiotta 1.162; Scl Tigers 0.865; Ajoie 0.514.

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