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Cruda realtà covidiana: Ticino in codice rosso, dalla mezzanotte il giro di vite

Si sospettava un possibile irrigidimento, si immaginava un riallineamento. Una chiodata di questo tipo, no. Eppure, in Consiglio di Stato, sostengono di avere fondati motivi per piantare oggi paletti profondi, tal è l’assalto che il “Coronavirus” sta dando alla nostra quotidianità. Ergo, a mezzanotte, mettersi in riga: si fa un altro passo indietro, a parametri di primavera diremmo di essere ai prodromi della “fase due” in seconda ondata, i numeri ci raccontano del resto qualcosa che rientra nella tipologia “molto seria” per quanto riguarda la situazione epidemiologica, essendo sia l’aumento dei contagi sia l’incremento dei dati sui ricoveri “troppo rapido” ovvero tale da richiedere l’introduzione di “nuovi provvedimenti”. Nuovi, e secchi, e draconiani; del resto, dice Norman Gobbi presidente dell’Esecutivo cantonale, il livello di attenzione è da codice rosso, si prenda atto e ci si comporti di conseguenza. Segue elenco, valido sino ad altra indicazione e, in linea di massima, almeno sino a lunedì 30 novembre: listone non esauriente, ma indicativo quanto basta, in aggiunta a quanto già disposto a livello federale e ad aggiornamento di quanto era noto.

Assembramenti – Vietati gli assembramenti con più di cinque persone negli spazi pubblici. Vietate “in genere” le manifestazioni, pubbliche e private, con più di cinque persone. Sole eccezioni: assemblee di organi legislativi cantonali, assemblee di organi legislativi comunali, assemblee inderogabili di diritto pubblico, raccolte di firme. Ammesse anche le celebrazioni religiose, compresi i funerali e compresi i matrimoni, con un massimo di 30 partecipanti.

Attività sportive – Vietate le attività sportive di gruppo, con alcune eccezioni come per le attività con giovani fino a 16 anni e per attività professionistiche e legate ai quadri nazionali (trattandosi di aspetti specifici, si rinvia alla risoluzione governativa numero 5692 ora pubblicata sul sito InterNet del Cantone).

Codice rosso – Elevata la soglia di attenzione al “codice rosso”. Al netto del piacere o del non piacere il nuovo “slogan” formulato (“Insieme facciamo la differenza”, è un’americanata e per di più è espressione che sembra copiata da un supermercato d’oltrefrontiera), pressante l’invito a limitare i contatti interpersonali ed a rispettare le regole (solito distanziamento sociale, solita igiene delle mani, solito utilizzo della mascherina).

Ospedali – Ordinato il potenziamento del sistema nosocomiale in funzione della maggior disponibilità di letti per i pazienti da Covid-19: previsto sino ad 82 letti per terapia intensiva, sino a 340 posti in acuto (con ripartizione fra “Clinica luganese Moncucco” in Lugano, “Cardiocentro” in Lugano e “La carità” in Locarno), sino a 150 posti in reparto ordinario laddove non sia previsto il transito del degente verso la terapia intensiva (con ripartizione tra l’ospedale in Faido, l’“Italiano” in Lugano ed il “Malcantonese” in Croglio frazione Castelrotto) e sino a 28 posti in riabilitazione (con ripartizione tra la clinica in Novaggio e la “Clinica Hildebrand” in Brissago). Previsto inoltre un eventuale passaggio a superiore livello di intervento: in caso di necessità, riservata la facoltà di imporre il blocco degli esami e dei trattamenti procrastinabili ovvero laddove non sussista pregiudizio per alcun paziente.

Perdita di guadagno – Restano in vigore i provvedimenti per quanto concerne lavoro ridotto ed indennità per perdita di guadagno: quest’ultima viene prorogata sino a giugno 2021. In corso, di concerto tra autorità cantonali ticinesi ed autorità di altri Cantoni e Confederazione, la valutazione di un nuovo strumento di sostegno finanziario da attuarsi e funzionale al sostegno delle imprese che si trovino in manifesta difficoltà e che operino in aree particolarmente in crisi.

Situazione straordinaria – Inviata una lettera, destinatario il Consiglio federale, con l’obiettivo di ottenere la decretazione della “situazione straordinaria”, vale a dire il provvedimento in forza del quale sarebbe data “uniformità sul territorio nazionale” a quanto sia necessario per frenare i contagi e per garantire “ancora maggior efficienza ed ancora maggior chiarezza” in materia di gestione e di coordinamento tra i Cantoni.