Home SVIZZERA Cazis, dalle tombe un triste squarcio sulla realtà storica di Realta

Cazis, dalle tombe un triste squarcio sulla realtà storica di Realta

Venivano internati, a volte in “case di lavoro” ed a volte in veri e propri “ospizi di mendicità”, perché incapaci di provvedere in modo autonomo al proprio mantenimento e dunque trasformatisi in peso per la famiglia e per la società al cui margine provavano a vivere, o a sopravvivere; e, una volta entrati nell’istituto, il loro destino era spesso segnato. Vittime dunque di un sistema articolato sulla reazione repressiva alla povertà diffusa, a cavallo tra 19.o e 20.o secolo, anche gli ospiti della “Casa di correzione Cazis-Realta” a Cazis, nel Canton Grigioni, struttura aperta nel 1854 ed il cui antico cimitero è stato oggetto di interventi di spurgo, a partire dal 2016, nel corso della costruzione del nuovo penitenziario a Cazis Tignez; e dalle 103 tombe aperte per le esumazioni, oltre che dai registri pervenuti, è stata effettuata una ricostruzione documentaria attendibile – l’area venne utilizzata sino al 1910 e poco oltre, e fu abbandonata del tutto al più tardi negli Anni ’30; le sepolture, in semplici bare di legno, vanno da circa il 1858 a circa il 1910 – con nomi ed altri dati personali di soggetti che qui vissero e morirono. Uno spaccato di realtà oscura: donne e uomini di fede vuoi cattolica vuoi riformata, dalle età diverse, alcuni provenienti da fuori Cantone, come emerge dai riscontri effettuati ed ora riassunti in una pubblicazione; risultati che, come indicano gli specialisti del Servizio archeologico dei Grigioni, “per la prima volta ci permettono di farci un’idea più precisa circa le condizioni di vita di quell’epoca e dello stato di salute degli internati in modo coattivo” perché dottrina comune indicava che la povertà era da ricondursi “ad un comportamento sbagliato dell’individuo e non a circostanze strutturali, economiche o politiche”.

“Capitolo delicato della storia della Svizzera e dei Grigioni”, dicono gli esperti; delicato, e tragico, si deve aggiungere secondo la chiave di lettura dei cronisti e degli storici. Parola ai fatti: “Dalle modificazioni patologiche del materiale scheletrico dei defunti possiamo valutare e distinguere le possibili cause fisiche e le conseguenze degli internamenti amministrativi a Cazis”, e ciò grazie, in particolare, alla comparazione con quanto acquisito da cimiteri contemporanei “regolari”, sicché sono emerse alcune peculiarità dei gruppi raccolti a Cazis-Realta. Motivi principali della marginalizzazione e dell’internamento furono “possibili casi della “sindrome di Stickler” (malattie a carattere ereditario e che sono rilevabili da patologie oculari, perdita dell’udito, problemi articolari oltre che dallo schiacciamento del viso, ndr), la microcefalia, la sifilide congenita, l’ipotiroidismo endemico e le disabilità di origine traumatica”, non trasurandosi la frequenza “sensibilimente più elevata” di casi di tubercolosi, associati questi ultimi “alla condizione socioeconomica ed alle condizioni di vita all’interno dell’istituto”. Inoltre, varie patologie quali l’osteomalacia (indebolimento delle ossa, in ispecie quelle del bacino e della colonna vertebrale) e lo scorbuto (per grave carenza di vitamina C) “sono riconducibili a fattori di rischio quali povertà, alcoolismo e malattie psichiche” o alla stessa permanenza nell’istituto. Numerosi i riscontri di fratture, in particolare alle costole e con guarigione incompleta, il che induce a considerare come probabili gli “episodi di violenza interpersonale” che sarebbero occorsi durante l’internamento, e ciò a fianco di malattie sottostanti quali l’osteoporosi e la citata osteomalacia.

E tristissima, oltre che apodittica, è la chiosa: “Gli internamenti comportavano un peggioramento delle condizioni di salute”. Sino, come si è accertato, a conseguenze esiziali per molti.