Si sono spesi, e mica poco, per orchestrare e per dare corpo alla campagna; una settimana fa c’era chi li aveva dati già al traguardo, e da uno di loro – per non farsi nomi, Tuto Rossi che sino ad un paio di mesi addietro era anche membro del Legislativo – aveva reagito con veemenza sostenendo essere in circolazione un pacco di notizie false e delle quali era pertanto il caso di diffidare. Ma i numeri si sono dimostrati dalla loro parte: 3’000 erano le firme richieste, 4’650 sono quelle dichiarate e portate e presentate stamane negli uffici competenti di Palazzo civico a Bellinzona, alle ore 11.00 il corteo con gli scatoloni ed è probabile che a qualcuno dell’“establishment” politico-amministrativo nella “Turrita” il pranzo sia poi andato di traverso, dovendosi prefigurare la chiamata dei cittadini al voto e, fatti i conti al netto delle vacanze estive, tra settembre e novembree ma fors’anche già a settembre, sicchè ancora con il caldo s’alzerà il tono della disfida dialettica ed effettuale. A bersaglio, insomma, i referendisti che s’oppongono all’ipotesi della mezza rivoluzione pertinente a Castelgrande-Montebello-Sasso Corbaro; quelli del “Noce” primi promotori, associati gli avantisti-ticinolavoristi e il Pcus nostrano, insomma non esattamente una falange macedone in termini di consenso elettorale (anche se di Brenno Martignoni Polti in “Alleingang”, ai tempi, si ricorda la sindacatura conquistata al ballottaggio in rimonta su Bixio Caprara sotto quota Plr) ma s’ha da credere che gli argomenti abbiano fatto breccia o che tali tesi siano condivise di principio da una bella fetta dei domiciliati o che, alla peggio, vi sia chi nutre dubbi su uno almeno dei punti in discussione.
Alle sintesi: tra una cosa e l’altra, il progetto “di rilancio” (testuale) ha un prezzo attorno ai 18-20 milioni di franchi, parte dei quali già in disponibilità per intervenute approvazioni in contesti istituzionali; suona fallace la ridenominazione – e su tale punto sono pertinenti le contestazioni in terminologia – in “fortezza”; è contestata la parziale privatizzazione dei servizi (biglietto d’ingresso a singoli luoghi) e della gestione (prevista è infatti una costituenda fondazione di cui, tuttavia, sono già note le gambe). Un sassolino si tolgono ora dalle scarpe, i referendisti: vi sarebbe stato – anzi, essi affermano che vi è stato – chi, in nome dei “partitoni”, durante la raccolta delle firme ha “cercato di intimidire promotori e sostenitori”. Con espressione che piacerà a Brenno Martignoni Polti: centrata la qualificazione al “play-off”, e la cosa non era scontata, e adesso una lunga corsa verso la disputa della finale secca.






















































































